Il futuro del vino passa dalla consapevolezza

Enio Ottaviani con HeresLAB propone il 24 gennaio a Rimini un incontro incentrato sul libro Sorsi di Salute di Michele Scognamiglio

Con il patrocinio di AIS, ONAV e Strada dei Vini della Provincia di Rimini, il vino torna al centro di un racconto che unisce cultura, piacere e consapevolezza.

È da questa visione che nasce il progetto promosso dall’azienda Enio Ottaviani, riferimento del vino romagnolo, in collaborazione con HeresLAB, che propone a Rimini il 24 gennaio un doppio momento di incontro e riflessione dedicato al rapporto tra vino e salute e al ruolo di questo alimento millenario all’interno della dieta mediterranea.

Un’iniziativa che intreccia divulgazione scientifica, cultura del cibo e identità territoriale, aprendo un dialogo attuale e necessario su come raccontare e vivere il vino oggi, con uno sguardo rivolto anche alle generazioni future.

I protagonisti, vino e salute

Fulcro del progetto è la partecipazione di Michele Scognamiglio, specialista in Scienza dell’Alimentazione, Biochimica e Patologia Clinica, autore del libro Sorsi di Salute – Il vino senza frasca, un’opera che affronta il tema del vino senza semplificazioni, ma con il rigore della scienza e la chiarezza della divulgazione, arricchita dalla prefazione del maestro Peppe Vessicchio.

“Il vino è un alimento antichissimo e allo stesso tempo estremamente moderno, carico di simboli e significati che rendono complesso parlare del suo rapporto con la salute – spiega Michele Scognamiglio -.
Comprendere cosa accade al vino quando entra nel nostro organismo e come questo cambi in base a chi lo beve, a come e a quando, è il primo passo per superare luoghi comuni e costruire una consapevolezza reale”.

Il percorso si completa con un approfondimento dedicato ai pilastri della dieta mediterranea, come l’olio extravergine di oliva e il pesce azzurro, in un racconto che mette al centro il legame tra cibo, cultura e benessere quotidiano.

Per l’azienda Enio Ottaviani, questo progetto rappresenta un modo concreto di interpretare un nuovo linguaggio del vino, capace di tenere insieme tradizione, innovazione e responsabilità.

Il team di Enio Ottaviani, da sinistra Milena Tonelli, Massimo e Davide Lorenzi, Marco Tonelli

“Il vino è uva, è convivialità, è piacere dello stare a tavola. È relazione – sottolinea Massimo Lorenzi, responsabile commerciale dell’azienda Enio Ottaviani -. Parlare di consapevolezza significa dare alle persone gli strumenti per scegliere, capire e vivere il vino con equilibrio. Creare questa cultura, soprattutto nei giovani, vuol dire costruire il futuro del vino stesso. Noi facciamo il vino per gli amici: in questa frase c’è tutto il nostro pensiero”.

Un progetto che invita ad ascoltare, assaporare e condividere, perché il vino, quando è raccontato bene, diventa cultura, emozione e benessere.

Sabato 24 gennaio, appuntamenti

Ore 11.00 – Cinema Fulgor, Rimini
Presentazione del libro Sorsi di Salute – Il vino senza frasca di Michele Scognamiglio • Ore 18.00 – Cantina Enio Ottaviani
Incontro con Michele Scognamiglio su Olio e pesce azzurro nella dieta mediterranea

Agro a Pontinia: l’anima “pop” dello stellato Materiaprima

Cucina del territorio, piatti da condividere e un ambiente accogliente e informale. Ecco il nuovo bistro dell'Agro Pontino.

A dieci anni dall’apertura di Materiaprima, Verrelli e Checchelani ampliano il racconto del territorio con un concept autonomo, inserito nella stessa struttura ma dotato di una propria identità. Si chiama Agro ed è un “locale nel locale” pensato per parlare dell’Agro Pontino in modo più diretto, quotidiano e libero.

Dal territorio ortaggi, latticini e pesce povero

AGRO è uno spazio moderno, colorato e dal carattere deciso, che rilegge le tradizioni dell’Agro Pontino e dei Monti Lepini con leggerezza, precisione e grande devozione al gusto. Un progetto con radici profonde, che attinge alla storia recente di un territorio bonificato meno di un secolo fa e oggi ricchissimo di contaminazioni: ortaggi, latticini, pesce azzurro, quinto quarto, piccoli produttori e memoria contadina. Il menù cambia spesso e segue la stagionalità più sincera. La proposta mette al centro verdure e pescato povero, mentre la carne si esprime attraverso piatti alla brace e preparazioni legate alla tradizione rurale locale. Alcuni piatti storici di Materiaprima tornano qui in una veste più essenziale e immediata.

Menu snello a prezzi giusti

Insieme a Fabio Verrelli D’Amico, in cucina c’è un team di giovani che hanno sposato il progetto già da diversi anni: Veronica Perfili, Cristina Ceri, Leonardo Meme’ e Lorenzo Zeppieri. Non esiste un menù fisso: ogni giorno un foglio racconta “la spesa”, proprio come accadeva nelle osterie di un tempo. Una cucina istintiva, leggibile e mai banale, in uno spazio accessibile dove il cliente sceglie in libertà quanto e cosa mangiare. A guidare il servizio e la sala c’è Sara Checchelani, che insieme a  Simone Gentili e Maria Di Francesco porta ad AGRO uno stile accogliente, attento e profondamente legato allo spirito del progetto. Con AGRO, Fabio Verrelli D’Amico e Sara Checchelani restituiscono all’Agro Pontino una cucina identitaria, popolare e in continua evoluzione. Un linguaggio gastronomico familiare ma sorprendente, capace di riportare alla luce sapori e gesti che appartengono alla memoria del territorio.
Infine, doverosa nota sul conto: il menu, snello con 4/5 piatti a portata, permette di mangiare spendendo massimo 40 euro a persona vini esclusi.

Agro Materia Pontina
Via Sardegna 8
Pontinia (LT)
Tel. 0773 86391
Aperto a cena dal martedì al sabato
Solo a a pranzo sabato e domenica

Quarta caffè, rustici e pasticciotti. La colazione salentina a Milano!

Tutto il gusto della colazione tipica salentina, arriva all'Osteria Popolare Pugliese. Un altro angolo made in Puglia nel cuore di Milano

Dopo gli anni intensi di Brera con Santu Paulu, il progetto che aveva conquistato Milano con il suo spirito salentino, quell’anima torna a vivere all’interno dell’Osteria Popolare Pugliese, che ha aperto le porte lo scorso ottobre, con un’apertura all day long dalle sette del mattino fino a dopo cena.

Il caffè a un euro, sempre

Dietro al bancone, la firma e l’anima de I Salentini – al secolo Tony Ingrosso, Francesca e Rocco Micoccio – che riportano in città un pezzo autentico della loro terra. Il protagonista di questa nuova apertura è il caffè Quarta, simbolo del Salento e punto di riferimento per i salentini di tutto il mondo. “Non stiamo solo lanciando un caffè: stiamo raccontando un’idea di territorio. Il Salento è la nostra radice e la nostra forza, un luogo capace di generare visioni che parlano al futuro.” dice Tony Ingrosso “Il caffè costerà un euro, per sempre: non una promozione, ma una promessa.” Un prezzo popolare per un gesto che vuole tornare a essere quotidiano e vero. Bere un caffè qui non significa semplicemente consumare, ma ritrovare un legame: con una terra, con una memoria, con una comunità. 

Francesca Micoccio

Accanto al caffè, immancabili il rustico dal cuore caldo e il pasticciotto tipico salentino, e ancora monachine dal cuore morbido e le brioche con tuppo. La promessa è quella di far fare agli ospiti,un piccolo viaggio nel Sud ad ogni morso. A completare l’offerta c’è anche una piccola selezione di piatti genuini da asporto: lasagne rustiche ma anche la classica pitta di patate salentina, preparata con cipolla, pomodoro, olive e capperi, proprio come a casa. Tutto è fatto in casa, con materie prime autentiche e una cura rigorosa, la stessa che da anni caratterizza le insegne del gruppo – Thuje, Tony è Pronto, Pizzeria Ragno dal 1978 e Osteria Popolare Pugliese – garanzia di qualità e di ospitalità sincera.

Osteria Popolare Pugliese 
Via Valtellina, 2
20124 Milano
bar sempre aperto 7:00-00:00 
ristorante sempre aperto a pranzo, aperitivo e cena

Agrisicilia: tra radici e futuro

Intervista a Sofia Mammana, Amministratore Unico del marchio specializzato nella lavorazione di agrumi del territorio

Tra gli agrumeti alle pendici dell’Etna, dove il suolo vulcanico dona alla materia prima una qualità senza pari, sorge Agrisicilia realtà locale che dal 1990 ha fatto della passione per gli agrumi siciliani un business di conserve premium. Fondata da Salvatore Mammana e guidata oggi dalla giovane figlia Sofia Mammana nel ruolo di Amministratore Unico, l’azienda lavora con dedizione e cura arance, limoni, mandarini e non solo, trasformandoli in marmellate d’eccellenza, in grado di far assaporare la vera essenza dell’isola.

Agrisicilia nasce nel cuore della Sicilia orientale. Quanto conta il territorio nella vostra identità?
Il territorio è tutto. Agrisicilia nasce tra gli agrumeti della piana di Catania, ai piedi dell’Etna, dove il suolo vulcanico regala ai frutti caratteristiche uniche. Crescere qui significa respirare ogni giorno il profumo degli agrumi e trasformarlo in un valore concreto. La nostra identità è profondamente legata a questa terra generosa, che cerchiamo di rispettare e valorizzare in ogni fase del nostro lavoro.

L’azienda è stata fondata nel 1990 e oggi è nelle sue mani. Cosa significa portare avanti questa eredità?
È una grande responsabilità, ma anche un privilegio. Agrisicilia è nata da una visione chiara e da una profonda passione per gli agrumi siciliani. Portare avanti questo progetto significa custodire quei valori e, allo stesso tempo, avere il coraggio di innovare. Il mio obiettivo è far crescere l’azienda senza mai perdere l’anima artigianale che ci contraddistingue.

Qual è il segreto delle vostre marmellate e confetture?
Direi l’amore per la materia prima e la cura maniacale dei dettagli. Ogni frutto viene selezionato con attenzione e lavorato in modo da preservarne le caratteristiche organolettiche. Anche se operiamo su scala industriale, siamo l’unica realtà del settore a effettuare manualmente la mondatura della frutta: un processo lungo e impegnativo, ma fondamentale per garantire qualità, consistenza e autenticità.

Dalle marmellate tradizionali a quelle biologiche: come nasce la vostra gamma di prodotti?
Nasce dall’ascolto del territorio e dei consumatori. Le marmellate iconiche come l’Arancia Rossa I.G.P., il Limone di Siracusa I.G.P. o il Mandarino Tardivo di Ciaculli raccontano la tradizione siciliana. Accanto a queste, abbiamo sviluppato linee biologiche e confetture che rispondono a nuove sensibilità, sempre senza tradire la nostra filosofia: pochi ingredienti, selezionati, e tanta frutta.

Le certificazioni I.G.P. e D.O.P. che valore hanno per voi?
Sono un sigillo di autenticità e di trasparenza. Garantire la provenienza controllata della materia prima significa tutelare il consumatore, ma anche il territorio e chi lo coltiva. Per noi rappresentano un impegno concreto nella salvaguardia della biodiversità e nella valorizzazione delle eccellenze siciliane.

Innovazione e tradizione: come convivono in Agrisicilia?
Con grande equilibrio. La tradizione è la nostra base, ma l’innovazione è lo strumento che ci permette di guardare al futuro. Per questo abbiamo introdotto creme spalmabili, proposte healthy e referenze zero zuccheri aggiunti, pensate per chi cerca benessere senza rinunciare al gusto.

Le linee zero zuccheri e proteiche rispondono a nuove esigenze di mercato. Che tipo di consumatore avete in mente?
Un consumatore consapevole, attento alla propria alimentazione ma che non vuole rinunciare al piacere. Le nostre preparazioni zero zuccheri e la linea proteica nascono proprio per offrire alternative sane, adatte a chi fa sport o a chi desidera uno spuntino equilibrato durante la giornata, sempre con ingredienti di qualità.

Le creme spalmabili come PistiChoc® o la Crema al Cioccolato di Modica I.G.P. sono diventate vere icone. Cosa le rende speciali?
La qualità della frutta secca e la lavorazione accurata. Pistacchi, nocciole, mandorle e cacao selezionati danno vita a creme dalla struttura vellutata e dal gusto intenso. Sono prodotti che raccontano un lato più goloso della Sicilia, ma sempre con grande attenzione alle materie prime.

Qual è la visione futura di Agrisicilia?
Continuare a crescere portando il Made in Sicily sulle tavole di tutto il mondo. Vogliamo essere ambasciatori della nostra terra, dimostrando che è possibile coniugare radici profonde, know-how e progresso. Il futuro di Agrisicilia è fatto di qualità, rispetto per il territorio e innovazione responsabile.

Pizza napoletana in numeri

Il 16 gennaio scorso presentato a Roma l’Indice Pizza Margherita, primo studio dell’Osservatorio Socio-Economico della Pizza Napoletana

La pizza napoletana si conferma un prodotto popolare per definizione, capace di resistere ai rincari e alle trasformazioni del mercato. A dirlo è il primo studio dell’Osservatorio Socio-Economico della Pizza Napoletana, promosso dall’Università degli Studi di Napoli Parthenope con il Dipartimento scienze umane e sociali, patrimonio Culturale del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr-Dsu), dall’Associazione Verace Pizza Napoletana (AVPN) e da FIPE Confcommercio Regione Campania. L’Indice Pizza Napoletana Margherita è stato sviluppato su un campione di 101 pizzerie su un totale di 250 attività e 254 sedi affiliate ad AVPN, rispettose dello stesso disciplinare e quindi degli stessi standard in merito alle tecniche di preparazione e all’utilizzo di materie prime di qualità.

Prezzo medio e modello strutturale

Il prezzo medio nazionale della Margherita, considerando la forbice di prezzi registrati lungo la Penisola (dai 6,72 euro del Sud, ai 6,74 a Napoli, fino ai 7,66 del Nord) è di 7,04 euro. Nonostante i rincari delle materie prime e l’aumento dei costi operativi la pizza resiste e conferma la capacità di un settore di assorbire le pressioni economiche e, al contempo, di tutelare questo prodotto come un bene comune, popolare e trasversale. Parallelamente lo studio ha messo in luce la struttura delle pizzerie dimostrando una forte connotazione familiare delle stesse (74,3% del campione). Un modello che da un lato garantisce continuità e identità ma dall’altro sembrerebbe incidere su una delle questioni sociali più significative emerse nella ricerca: ovvero lo squilibrio di genere. La presenza femminile è forte nella proprietà (38,5%) e nella gestione della sala (50,5%), ma quando si guarda dietro al bancone il risultato cambia: solo il 2% dei pizzaioli infatti è donna, segno di una tradizione che, se non accompagnata da un’evoluzione culturale, rischia di trasformarsi in una barriera significativa.

Antonio Pace

“I dati dell’Osservatorio confermano che la pizza Napoletana Margherita resta l’ultimo baluardo della cucina democratica – spiega Antonio Pace, presidente AVPN – nonostante i rincari delle materie prime, i nostri pizzaioli stanno assorbendo i costi per non tradire il patto di accessibilità con i consumatori. Tuttavia, la ricerca accende un faro necessario su un paradosso del nostro settore: il divario di genere dietro il banco. Vedere che solo il 2% di chi sta al forno è donna, a fronte di una presenza femminile massiccia nella proprietà e nel management, ci dice che dobbiamo rompere un muro culturale. La maestria artigiana riconosciuta dall’UNESCO non ha genere e il futuro del comparto passa inevitabilmente per una maggiore inclusione delle donne nel ruolo di pizzaiola, superando i vecchi modelli familiari che hanno finora limitato questo accesso”.

Pizzaioli di AVPN

L’evento romano è stato l’occasione non solo per raccontare la pizza come un settore in fermento, ma anche dai numeri imponenti. Quella dell’arte del pizzaiolo è una tradizione secolare che continua a essere custodita e tramandata, un patrimonio dal valore inestimabile per il nostro Paese percepito anche dalle nuove generazioni come testimonia la presenza all’incontro degli Istituti Alberghieri del Lazio.

Le dichiarazioni dei presenti all’evento “La Pizza napoletana in Numeri”

Salvatore Capasso, direttore Dipartimento scienze umane e sociali, patrimonio culturale (Cnr-Dsu)
“L’Osservatorio Socio-Economico della Pizza Napoletana nasce per dare continuità allo studio di un comparto che è insieme patrimonio culturale e infrastruttura economica del Paese. Parliamo di un settore che vale circa 15 miliardi di euro l’anno, con oltre 300.000 addetti e più di 50.000 imprese, capace di generare occupazione, identità e coesione sociale. I dati confermano che la Pizza Napoletana Margherita resta un prodotto accessibile nonostante l’aumento dei costi, ma mettono anche in luce alcune sfide strutturali: modelli imprenditoriali ancora molto tradizionali, divari di genere e bisogno di maggiore managerialità. Per il Cnr, analizzare il mondo socio-economico che ruota intorno alla pizza significa usare la ricerca per orientare politiche, formazione e sviluppo di una filiera che unisce tradizione, scienza e futuro”.

Massimo Di Porzio, presidente FIPE-Confcommercio Regione Campania
“L’osservatorio è uno strumento di monitoraggio di un settore che ha numeri incredibili: dalle 54 pizzerie del 1807 alle oltre 50.000 del 2026! Sicuramente va posta l’attenzione sull’impatto economico della pizzeria nel contesto socio-economico, ma anche grande rilevanza va riservata alla figura del ‘pizzaiolo napoletano’ e alla sua qualificazione professionale e contrattuale. Un mestiere che ha ricevuto la protezione come bene immateriale dall’Unesco non può non essere normato e disciplinato da una legge dello stato Italiano”.

Rocco Agrifoglio, direttore dell’Osservatorio Socio-Economico della Pizza Napoletana e docente Università Parthenope
“Il business della Pizza Napoletana si distingue per la prevalenza di attività di piccole dimensioni a conduzione familiare che risultano profondamente ancorate a un modello imprenditoriale di tipo artigianale e territoriale. La Pizza Napoletana Margherita continua a essere un prodotto popolare dal prezzo accessibile. L’Indice Pizza Napoletana Margherita evidenzia una leggera variabilità dei prezzi nelle diverse aree del territorio nazionale, con valori più elevati nelle regioni centrali e settentrionali, dove il consumo di Pizza Napoletana non rappresenta un’abitudine consolidata. In futuro, l’Indice permetterà confronti territoriali e temporali, estendendo la rilevazione anche oltre i confini nazionali e nel tempo, per comprendere come i fattori sociali, culturali ed economici influenzino il business della Pizza Napoletana”.

Raffaele Fiorentino, direttore del Dipartimento di Studi Aziendali ed Economici Università Parthenope
“L’osservatorio vuole dare un contributo al business della Pizza Napoletana analizzando, rielaborando e interpretando dati e informazioni per aiutare le pizzerie a trovare la ‘ricetta’ per il successo competitivo ed economico-finanziario e così contribuire al rafforzamento dell’intera filiera”.

Olio Basso e Gino Sorbillo insieme per un nuovo progetto!

Una collaborazione che mette al centro la valorizzazione della materia prima e la qualità degli ingredienti made in Italy

Olio Basso annuncia l’avvio della collaborazione con Gino Sorbillo, tra i protagonisti più rappresentativi della pizza napoletana contemporanea, da sempre impegnato in un racconto della pizza che unisce tradizione, apertura e sensibilità attuale.

Olio extra vergine di oliva e pizza, un legame indissolubile

Un progetto che nasce dall’incontro tra due realtà accomunate da una visione della cucina come espressione culturale, fondata sulla qualità delle materie prime, sul rispetto delle origini e su un linguaggio gastronomico capace di dialogare con il presente. La collaborazione si inserisce nel percorso di Olio Basso, realtà che fa della ricerca e dell’identità uno dei propri tratti distintivi, e che da anni lavora sulla valorizzazione dell’olio extravergine di oliva come elemento centrale del racconto gastronomico. In questo contesto, l’olio assume un ruolo chiave nel mondo della pizza, come parte integrante dell’esperienza e del gesto artigianale.

La cucina come cultura

Nei prossimi mesi il progetto prenderà forma attraverso una serie di iniziative e contenuti dedicati, pensati per raccontare il valore della materia prima e il lavoro che sta alla base di una cucina consapevole e identitaria. «La collaborazione con Gino Sorbillo nasce da una visione comune della cucina, intesa come cultura prima ancora che come prodotto», afferma Fabrizio Basso. «Ci unisce l’attenzione per la materia prima e per il ruolo che ogni ingrediente ha nel racconto di un piatto. In questo percorso l’olio extravergine di oliva diventa un elemento di identità, capace di dialogare con una pizza che guarda al mondo senza perdere le proprie radici».

Vacanze in Puglia sotto il segno del rispetto della natura

Un relais immerso nella riserva naturale WWF Le Cesine, nel cuore del Salento per una vacanza all'insegna della green philosophy

Non è un semplice soggiorno, ma un ritorno all’essenziale. Il Relais Masseria le Cesine, firmato CDSHotels, inaugurerà a maggio una nuova stagione sotto il segno del rispetto, del tempo naturale, dell’equilibrio tra comfort e sostenibilità. Il cambiamento non si annuncia con effetti speciali: si respira, si cammina, si raccoglie, si ascolta.

Nature is our luxury

Immerso nella quiete di un uliveto, tra il profilo sottile dei pini e la riserva naturale WWF “Le Cesine”, il relais prende una direzione nuova e profonda. Il concetto di lusso abbandona le sovrastrutture per ritrovare verità nei gesti quotidiani, nella materia viva, nei legami con la terra. Nature is our luxury non è uno slogan, è una dichiarazione di intenti. Il rispetto per l’ambiente diventa una scelta concreta e visibile: l’acqua piovana raccolta viene reimpiegata per l’irrigazione, il fabbisogno energetico interno è garantito da un impianto fotovoltaico, e i pannelli solari termici forniscono acqua calda nel rispetto della stagionalità.  Un sentiero attraverso il bosco collega direttamente il relais alla spiaggia privata, trasformando anche lo spostamento in un momento di immersione lenta nella natura. L’esperienza si costruisce giorno per giorno, secondo ritmi non imposti ma suggeriti: una sessione di yoga al tramonto, una pedalata lungo i sentieri tra il verde, un bagno in piscina o tra le onde della costa adriatica salentina. 

Dalla terra alla tavola

E poi le mani nella terra, nell’orto biologico della masseria, dove gli ospiti possono imparare – o riscoprire – la semplicità del gesto contadino, la pazienza della semina, il valore dell’attesa.  Il raccolto può diventare ingrediente nelle cooking class dedicate alla tradizione: pasta fatta a mano, come una volta, o ancora intreccio di cesti e lavorazione della terracotta sotto la guida di artigiani locali. Non manca il tempo per il corpo e la mente: la SPA accoglie con trattamenti basati esclusivamente su prodotti naturali, biologici e cruelty-free.  La sera si affaccia con delicatezza: musica dal vivo nel patio, teatro all’aperto dai toni discreti o, per chi lo desidera, il solo accompagnamento del canto delle cicale e delle stelle sopra la Masseria.

Il Relais Masseria le Cesine applica i principi del protocollo europeo “Rete Natura 2000” per la salvaguardia e lo sviluppo della flora e fauna autoctone, confermando la propria vocazione a un turismo che non consuma, ma custodisce. Più che una vacanza, è un modo di vivere che invita a rallentare, osservare, partecipare. E soprattutto, a ricordare che il vero lusso oggi – il solo autentico – è il silenzio di un luogo che sa ancora respirare.

La dottoressa Ada Miraglia, responsabile commerciale di CDSHotels

CDSHotels oltre vent’anni di ospitalità

CDSHotels Una catena alberghiera con sede a Lecce, che gestisce e commercializza 15 strutture, 9 hotel collection a 4 e 5* e 6 villaggi turistici. Le strutture sono dislocate tra Puglia e Sicilia, per un totale di 2.415 unità abitative, 8.314 posti letto e 10 Spa, di cui il centro benessere “Il Melograno”, presso l’hotel Basiliani, si distingue per essere il maggiore del Salento. I clienti di CDSHotels vivono un’esperienza di ospitalità italiana che si caratterizza nelle sue due principali linee di prodotto: gli hotel rappresentano indirizzi ideali per soggiorni per chi cerca il relax, non solo durante la stagione estiva, infatti, la proposta wellness e la natura selvaggia punteggiata di città-scrigno ne fanno destinazioni scenografiche da vivere tutto l’anno. Alle famiglie sono riservati programmi e attività dedicate in particolare nei villaggi turistici, in cui gli ospiti vengono accolti da un’atmosfera informale, potendo contare su servizi premurosi e puntuali. Inoltre, CDSHotels si rivolge al segmento Mice, con 36 sale convegni e una proposta moderna che, insieme al territorio circostante, si conferma un binomio vincente. La società opera ponendo particolare attenzione alla sostenibilità ambientale, all’accessibilità e all’innovazione tecnologica.

Cucina, cocktail bar e brunch spot a due passi dal Gazometro

Un'avventura iniziata ormai 10 anni fa, oggi è diventato uno dei luoghi più frequentati di Roma da chi cerca grande cucina abbinata a mixology

A dieci anni dall’apertura, Städlin si reinventa: non più solo cocktail bar e brunch spot, ma un ristorante capace di offrire un’esperienza completa. Qui il gusto si sposa con l’eleganza degli spazi e la convivialità, trasformando ogni visita in un piccolo viaggio sensoriale.

Ambienti che raccontano una storia

Appena si varca la soglia, si percepisce il cambiamento: le nuove sale sono calde, contemporanee e curate in ogni dettaglio. L’atmosfera accogliente invita a rilassarsi e godersi il momento, mentre ogni angolo sembra pensato per sorprendere i sensi. Tra le novità più interessanti, c’è la sala privé, uno spazio riservato con bartender dedicato e accesso esclusivo. Perfetta per feste, cene private o eventi aziendali, questa sala offre un’esperienza intima senza rinunciare alla magia di Städlin: cocktail su misura, piatti del menu e un’atmosfera raccolta che fa sentire ogni ospite protagonista della serata.

Piatti che emozionano

Al centro di questa evoluzione c’è la cucina di Davide Vitiello, che combina ingredienti di stagione con tecniche moderne. Dai blini con stracciatella e salmone marinato agli gnocchi di zucca con pesto di rucola, dal risotto ai porcini e castagne al filetto di maiale in crosta di pistacchi, ogni portata è studiata per sorprendere e conquistare, dialogando con i cocktail pensati per esaltare ogni sfumatura di gusto. Städlin resta un locale dove anche il drink è protagonista: la mixology si integra alla cucina, trasformando ogni aperitivo, cena o evento in un’esperienza multisensoriale. La versatilità del locale lo rende ideale sia per una serata tra amici, sia per una festa privata o un evento aziendale, senza perdere mai il suo spirito vivace e conviviale.

Un decennio di trasformazioni

Questa riapertura celebra dieci anni di sperimentazioni e crescita. Städlin dimostra come un locale possa reinventarsi, seguendo le esigenze di chi cerca non solo cibo e drink, ma anche atmosfera, emozioni e convivialità. Oltre agli spazi curati, ai piatti sorprendenti e ai cocktail d’autore, Städlin conquista anche per la gestione familiare che si respira in ogni dettaglio. Lo staff, sempre sorridente e attento, rende l’esperienza accogliente e autentica: non è solo un locale da visitare, ma un luogo dove ci si sente a casa. La simpatia dei proprietari e la bellezza del team creano un’atmosfera unica, capace di far sentire ogni ospite speciale, sia che arrivi per un aperitivo veloce, sia che scelga la sala privé per un evento esclusivo.

Städlin
Via Antonio Pacinotti, 83 – Roma
Tel. 327 704 7890
Aperto tutti i giorni dalle 10 alle 2

Cucina contadina a prezzi onesti nel quartiere Prati di Roma

Vicino alla metro Lepanto, c'è una nuova osteria contemporanea con una proposta gastronomica che s'ispira alle radici contadine

Alla fine del 2025 ha aperto a Roma, in Via Ezio 57 a pochi passi dalla fermata Lepanto, CAMPO – eat local love season, il nuovo progetto ideato da un gruppo di soci ristoratori che porta nel quartiere Prati un’osteria moderna ispirata alla cucina contadina italiana.

Una nuova osteria dall’ispirazione agricola

Il nome “CAMPO” racconta l’anima agricola del progetto: un ritorno alla terra, alla stagione, ai gesti semplici, alle ricette che attraversano generazioni. L’ambiente riflette questo immaginario con un grande dehors circondato dal verde vivibile tutto l’anno – circa quaranta posti – e un interno essenziale e luminoso da sessanta coperti, dominato da materiali naturali, tessuti chiari e tonalità morbide del grigio. La prima sala, con il bancone, accoglie per un aperitivo informale; la seconda è la casa della cucina, dove la tradizione si muove con passo contemporaneo. Un luogo che vuole riportare in tavola i piatti di famiglia, i sapori “di una volta” e una convivialità che oggi si è quasi perduta, riletta però con una sensibilità contemporanea e una rigorosa attenzione alla qualità delle materie prime.

Preparazioni essenziali per piatti semplici ma non banali

Il menu esprime l’idea di “cucina emotiva”: una ristorazione che tocca la memoria, recupera preparazioni quasi scomparse e valorizza la lentezza del fare. Si apre con il “campo di verdura”, una sezione dedicata agli ortaggi stagionali che mette al centro prodotti veri e preparazioni essenziali: dalla zucca al forno con salvia, nocciole e mosto cotto ai finocchi gratinati, dalle patate schiacciate croccanti al cavolo e carote marinate, fino all’insalata di funghi freschi. Seguono gli antipasti dell’Italia popolare – alici imbottonate, polpette di manzo e parmigiano, cuore di carciofo fritto, polenta con porcini e tartufo – mentre i primi fondono memoria e tecnica: la pasta e fagioli con cozze e cotica soffiata, la lasagna verde al ragù come dedica alle origini emiliane dello chef, l’ossobuco con risotto allo zafferano e i grandi classici della cucina romana.

Nei secondi la materia prima guida ogni scelta: la Tomahawk di pecora con puntarelle, il tentacolo di polpo rosticciato e il brasato di manzo al fondo bruno raccontano una cucina che non cerca l’effetto, ma la profondità. Il percorso si chiude con un carrello dei dolci e una selezione di formaggi firmata da Loreto Pacitti. Tra i piatti identitari spiccano la degustazione di polpette in tre varianti (al pomodoro, agnello e carciofi, picchiapò) e la fettuccina burro e parmigiano. La domenica, come nelle vere case di famiglia, compaiono piatti fuori menu dedicati al pranzo conviviale. Molte proposte sono disponibili anche in versione gluten free o senza lattosio. La cucina è guidata da Mattia Chendi, 41 anni, origini emiliane ma nato e cresciuto a Roma, con un percorso tra Italia ed estero che gli ha permesso di costruire una spiccata sensibilità. La sua è una cucina “che ascolta la terra”: gesti misurati, sapori riconoscibili, rispetto delle materie prime e di ciò che rappresentano. “Non cucino per stupire, ma per far ricordare – racconta. – La tradizione non è nostalgia: è una lingua viva, che va capita e reinterpretata”.

Mangiare bene a prezzi onesti

La selezione degli ingredienti è uno dei pilastri del progetto. CAMPO lavora con realtà eccellenti del panorama agricolo e artigianale italiano: l’Azienda Agricola Travaglini, le produzioni ittiche di Urbano, i formaggi di Loreto Pacitti, la filiera de Le Galline Felici, le farine del Molino della Giovanna, il Consorzio di Tutela del Vitellone Bianco dell’Appennino Centrale IGP, gli oli dell’Oleificio Quattrociocchi, il riso Zaccaria, la pasta del Pastificio Mancini, il pane di Pane e Tempesta, le produzioni biologiche dell’azienda Ortuso e lo zafferano Monticiano. La carta dei vini – circa settanta etichette, con una naturale prevalenza di rossi italiani – accompagna la cucina con equilibrio e autenticità. CAMPO nasce come un luogo dove mangiare bene a prezzi onesti (siamo sui 45 euro a persona, vini esclusi), ritrovando il piacere dei piatti condivisi, del tempo dedicato alla tavola e del cibo che sa parlare alla memoria. Un’osteria moderna che restituisce dignità e poesia alla semplicità.

CAMPO
Via Ezio, 57 – Roma
Tel. 338 1272399
www.osteriacampo.com

AVPN apre il 2026 tra digitale, solidarietà e dialogo internazionale

AVPN, torna il Vera Pizza Day e, in contemporanea, la partecipazione al SIGEP World. La pizza napoletana continua a parlare al mondo

L’Associazione Verace Pizza Napoletana inaugura l’anno con un triplice appuntamento per celebrare al meglio l’eccellenza dell’arte bianca tra divulgazione, impegno sociale e dialogo internazionale. È il ritorno del Vera Pizza Day: l’evento che celebra la pizza napoletana in ogni angolo del globo per questa edizione cambia forma e prospettiva. Non più una maratona no-stop di 24 ore, quest’anno le masterclass e gli incontri con i maestri pizzaioli dell’Associazione saranno disponibili in streaming dal 17 gennaio, data di inizio dell’evento, fino a fine mese. Così nasce una piattaforma digitale accessibile a tutti e da tutto il mondo, pensata per rafforzare il senso di comunità della pizza napoletana. Collegandosi a verapizzaday.pizzanapoletana.org, appassionati e professionisti potranno accedere ai video, alle masterclass e ai contenuti esclusivi dell’evento disponibili in otto lingue (italiano, inglese, spagnolo, francese, polacco, turco, filippino e giapponese.)

Festa di sant’Antuono

Ma il 17 gennaio è anche la festa di sant’Antuono, una ricorrenza simbolica per l’intero mondo dell’arte bianca che, in questa occasione, assume un significato ancora più profondo con l’iniziativa “Pizza della Solidarietà” a favore della Caritas Diocesana di Napoli. Dalle prime ore dell’alba a fine giornata i maestri pizzaioli AVPN si riuniranno davanti al bancone sfornando centinaia di pizze come concreta espressione di partecipazione e responsabilità verso il proprio territorio, ribadendo la vocazione di un’arte che nasce per essere condivisa.

 “Il Vera Pizza Day rappresenta per noi molto più di una celebrazione: è il momento in cui la comunità della pizza napoletana si riconosce, si racconta e guarda insieme al futuro del comparto – afferma Antonio Pace, Presidente AVPN – Con questa nuova edizione abbiamo voluto rafforzare il nostro impegno nel promuovere il valore sociale della pizza e del nostro mestiere con una comunicazione sempre più internazionale e accessibile, capace di rafforzare il senso di appartenenza alla nostra Associazione. Proprio per questo, in occasione della festa di Sant’Antuono, abbiamo voluto ribadire quanto la pizza napoletana appartenga da sempre alla dimensione del dono e rappresenti un gesto di condivisione e legame”.

Al SIGEP

In parallelo, AVPN arriva a Rimini per il SIGEP World 2026 (dal 16 al 20 gennaio) con un fitto calendario di incontri, talk e momenti formativi dedicati alle tematiche più calde del settore e al futuro della professione del pizzaiolo. Si parlerà di strategie di marketing applicate al mondo della pizza con il maestro pizzaiolo Renato Bosco, mentre insieme al maestro Franco Pepe si farà luce sull’evoluzione della figura del pizzaiolo. Al Vision Plaza, palco centrale della manifestazione, invece si porrà lo sguardo sulle nuove frontiere della pizza, con un focus speciale sull’India, Paese ospitato quest’anno dal SIGEP. Tra gli appuntamenti più attesi c’è “Pizza Napoletana 100% Campana”, un’intera giornata dedicata alla filiera d’eccellenza della regione. Giornalisti, esperti e maestri pizzaioli si confronteranno sull’importanza della qualità e della territorialità delle materie prime e del rispetto delle tecniche tradizionali come elementi fondamentali per la tutela dell’identità della pizza napoletana nel mondo.

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