Italia Centrale e Meridionale – Basilicata Sparkle 2026
Le bollicine della Basilicata in Sparkle 2026, ventiquattresima edizione della guida ai migliori vini spumanti italiani
Le bollicine della Basilicata in Sparkle 2026, ventiquattresima edizione della guida ai migliori vini spumanti italiani
Le bollicine della Calabria in Sparkle 2026, ventiquattresima edizione della guida ai migliori vini spumanti italiani
Le bollicine della Campania in Sparkle 2026, ventiquattresima edizione della guida ai migliori vini spumanti italiani
Le bollicine dell'Emilia Romagna in Sparkle 2026, ventiquattresima edizione della guida dedicata ai migliori spumanti italiani
Nell’immaginario collettivo le bollicine sono un patrimonio naturale del vino emiliano per antonomasia, il Lambrusco. Un vino basato su diverse tipologie di vitigni tutte accomunate dal nome lambrusco, che si rifà alla vitis labrusca, il genere selvatico così chiamato dai Romani, che nel corso di decine di secoli si è addomesticato generando la famiglia dei diversi lambrusco. Si tratta di un caso di vera autoctonia, ovvero di uva non importata anticamente da altre terre, ma presente precedentemente allo stato selvatico. A chi da sempre beve Lambrusco questo forse non è venuto in mento e sposta poco, ma è un aspetto straordinario di identità. E poi storicamente i vini effervescenti di questa area erano realizzati nelle bottiglie e venivano consumati senza effettuare la sboccatura, ovvero la separazione dei lieviti morti. Questo certamente uno dei motivi che hanno aumentato la rusticità di un vitigno stracarico di polifenoli e quindi di tannini, difficili da domare e da eliminare nel vino. Ma un giorno degli anni Settanta la famiglia Bellei decise di fare con il lambrusco dello spumante, di separare quelle fecce fini. Una rivoluzione che ha imposto di pensare a un vino che avesse tra le sue caratteristiche un aspetto che sembrava non fare parte del mondo del Lambrusco, l’eleganza. Il processo è stato irreversibile e ovviamente ha coinvolto anche le produzioni spumantistiche realizzate con il metodo Martinotti della fermentazione in tank in pressione, diffuse a partire dagli anni Sessanta.
C’è un altro aspetto, forse più tecnico. Le uve lambrusco danno vini con alta acidità anche in zone molto calde, è un fatto genetico, quindi il riscaldamento globale non sta ancora creando loro disagi, ma forse sta consentendo di realizzare vini più piacevoli, con minori insidie tanniche perché ben integrate nella tessitura.
E allora in queste pagine, in cui raccontiamo i migliori 150 vini spumanti secchi italiani, trovano posto due originalissimi vini rossi spumanti metodo classico da lambrusco di Sorbara. Due vini con carattere da vendere da cui sta nascendo una progenie in rosso, rosa e bianco di cui, siamo certi, si sentirà molto parlare nei prossimi cinquanta anni. Sono prodotti da Francesco Bellei & C e da Cantina della Volta.
Nella guida completa la regione è presente con 19 vini e oltre al movimento legato ai lambrusco c’è quello dei colli piacentini legato ai vitigni classici da spumante con seconda fermentazione in bottiglia, chardonnay e pinot nero che sono anche presenti nella provincia di Modena, come dicevamo, dagli anni Settanta. E poi cresce la produzione di Pignoletto spumante che oggi supera i due milioni di bottiglie. In Emilia Romagna la campagna vitivinicola 2024-2025, dal primo agosto al 31 luglio, ha portato 19.750.000 bottiglie di spumante, valore allineato alla precedente campagna. Per il 45% sono spumanti provenienti da indicazioni geografiche, la maggioranza, quindi, generici e varietali. Il Lambrusco spumante, nelle diverse Doc e Igt, è il vino a indicazione geografica più prodotto, con oltre due milioni e mezzo di bottiglie, seguito dal Pignoletto spumante, poco sopra ai due milioni (i numeri sono frutto di nostre elaborazioni di dati Icqrf).
Le bollicine del Friuli Venezia Giulia in Sparkle 2026, ventiquattresima edizione della guida dedicata ai migliori spumanti italiani
Le bollicine del Lazio in Sparkle 2026, ventiquattresima edizione della guida ai migliori vini spumanti italiani
Le bollicine della Lombardia in Sparkle 2026, ventiquattresima edizione della guida dedicata ai migliori vini spumanti italiani
Nel campo del vino spumante la Lombardia è la terza regione del Paese in termini produttivi. Nell’ultima campagna vitivinicola, dal primo agosto 2024 al 31 luglio 2025, le bottiglie prodotte sono state oltre 61 milioni e mezzo (nostra elaborazione dati Icqrf). Di queste, oltre il 41,5% a Docg. Poco più del 9% a Doc e oltre il 49% tra spumanti generici e varietali. La produzione non identitaria anche in Lombardia è al comando. Quanto ai vini di territorio, la Franciacorta continua a trainare la produzione con seconda fermentazione in bottiglia sia a livello regionale che nazionale: sono ben 23.570.000 le bottiglie spumantizzate nell’ultima campagna vitivinicola (nostra elaborazione di dati Icqrf), segnando una piccola frenata dell’8,6%. Giova ricordare che lo scorso anno la crescita sulla campagna precedente era stata del 17,4%. In sostanza la Docg si muove intorno ai ventiquattromilioni di bottiglie spumantizzate ogni anno.
L’altra Docg della Lombardia è Oltrepò Pavese Metodo Classico che ha prodotto circa 2.000.000 di bottiglie, come nella campagna precedente, dove aveva segnato una crescita importante. Ma in questa area la produzione metodo classico, principalmente da uve pinot nero e anche da chardonnay, che non ama aderire alla Docg è di gran lunga superiore ai due milioni di bottiglie, un fenomeno ormai radicato, la cui lenta tendenza alla riduzione auspichiamo continui.
Le Doc regionali rappresentano una quota minoritaria: Lugana non arriva a centoventimila bottiglie, Garda è a circa ottantamila, Riviera del Garda a quarantamila… Anche qui la Doc più importante per lo spumante è Prosecco con circa quattromilioni e trecentomila bottiglie realizzate con uve o vini provenienti dal territorio della denominazione tra Veneto e Friuli Venezia Giulia.
Venendo a Sparkle 2026 e alla guida completa su web, la Lombardia è la regione leader con 382 etichette selezionate e recensite, 340 provenienti dalla Franciacorta, un record in ventiquattro edizioni. Anche in termini di vini premiati la Lombardia è leader con 31 etichette a 5 sfere, ben 29 della Franciacorta e due provenienti dall’Oltrepò Pavese (una sola risponde alla Docg). In questa selezione dei migliori 150 sono 55 i vini lombardi, 49 franciacortini.
Evidente quanto la Franciacorta sia diventata un movimento produttivo compiuto, un distretto spumantistico dove la qualità media è molto alta, in grado di generare continuamente nuove realtà, di allargare anno dopo anno la compagine di produttori che eccellono. Una dinamica evolutiva che produce novità e alimenta la sfida per quelle già affermate che rilanciano. L’elenco delle 5 sfere di quest’anno esemplifica quanto intendiamo. Da una parte premiamo per la prima volta Lantieri de Paratico, Montedelma,Tenuta Martinelli e Vigna Dorata, dall’altra i “senatori” della nostra bacheca piazzano prestazioni da record: Ca’ del Bosco ottiene 5 allori ed è la prima volta nella storia di Sparkle in un’unica edizione, seguita da Ferghettina e Uberti con tre, da Guido Berlucchi, Marzaghe e Villa Franciacorta con due.
Scorrendo la lista dei premiati si scopre che quindici vini su ventinove sono non dosati, ovvero in fase di tappatura il vino nella bottiglia si riporta a livello senza aggiungere zucchero, atto che era molto difficile non fare fino agli anni Novanta. Non è una moda, la risposta a un consumatore che vuole un vino più secco, ma una evoluzione dovuta al cambiamento climatico, a delle uve che maturano sempre perfettamente (rischiando anche di andare oltre) e che generano vini che non necessitano, dopo la spumantizazione, di zucchero per trovare l’equilibrio gustativo. In Oltrepò Pavese premiamo due aziende che vantano già una bella eredità di premi nella storia di Sparkle, Calatroni e Monsupello. Nella top 150 entrano altre due realtà dell’Oltrepò Pavese e una del Garda bresciano, tutte con una lunga storia nel campo del vino con le bollicine sottili.
Le bollicine del Piemonte in Sparkle 2026, ventiquattresima edizione della guida dedicata ai migliori vini spumanti italiani
Il processo di consolidamento e affermazione che la Docg Alta Langa sta percorrendo dà frutti tangibili. Non ci stiamo riferendo ai vini premiati con le 5 sfere, aspetto non trascurabile, ma al fatto che cresce di anno in anno il numero di aziende che si lanciano nell’avventura di produrre spumante Alta Langa: per arrivare in bottiglia, partendo da un campo da impiantare, sono necessari almeno sei-sette anni e ci si andrebbe con la prima vendemmia utile. Sicuramente con il vino più semplice che quel vigneto è in grado di produrre. Ogni anno nella nostra guida completa, quella che quest’anno trovate solo su cucinaevini.it, ci sono nomi nuovi per l’Alta Langa, aziende già conosciute e affermate nei vini fermi. Insomma, produrre spumante sulle colline a oltre duecentocinquanta metri di altitudine nel Piemonte meridionale attira molto i vitivinicoltori, nonostante i tempi di realizzazione. Sembra che oggi le bollicine possano tutto, spingendo le aziende a cimentarsi per soddisfare un mercato che non smette di chiederne. E da qui si parte per il secondo aspetto. Il pubblico nei grandi centri di consumo lontano dai luoghi di produzione inizia a familiarizzare con le bolle Alta Langa Docg, le cerca e ne è attirato, non restandone deluso, possiamo dirlo con cognizione di causa. Non si può dimenticare che il Piemonte abbia generato il primo spumante secco italiano, attività che è nel sangue dei produttori di vino del territorio. Anche se poi ha scelto di sviluppare questo know-how più in direzione industriale che territoriale. L’avvento della denominazione Alta Langa, con il nuovo millennio, ha portato i produttori piemontesi a rifocalizzare sullo spumante di territorio con esiti che non potevano non essere adeguati. Tutto bello, ma parliamo ancora di numeri limitati: sono 3.200.000 bottiglie circa, nell’ultima annata vitivinicola, dal primo agosto 2024 al 31 luglio 2025 (nostra elaborazione dati Icqrf). Mentre, restando nel campo degli spumanti secchi, il Prosecco Doc in Piemonte (con uve o vini base ovviamente provenienti dalla grande denominazione interregionale di Veneto e Friuli Venezia Giulia) conta più di 70 milioni di bottiglie (sempre dai dati Icqrf) prodotte, evidentemente, per motivi squisitamente commerciali dagli industriali del vino. Proprio questo pallino per gli affari nel campo dei vini sarà la fortuna di Alta Langa perché in Piemonte chi fa spumante sente forte lo stimolo di accettare la sfida e cimentarsi, anche in termini di numeri. Infatti, realtà molto grandi sono impegnate nella denominazione dal suo debutto.
Delle tredici etichette piemontesi presenti in questa superselezione del meglio che viene prodotto in Italia nel campo dei vini con le bollicine sottili, tutte sono Alta Langa e abbiamo ben sei 5 sfere. È la prima volta per Bera, realtà storica di Neviglie, che da oltre venti anni si cimenta con la denominazione. L’altra matricola di Sparkle è Pecchenino, azienda storica di Dogliani che propone Alta Langa dal millesimo 2014 e con la sua prima Riserva ottiene le 5 sfere. E poi i senatori come Enrico Serafino e Giulio Cocchi, con Fontanafredda e Tenute Carretta già presenti nell’albo d’oro di Sparkle. Tutte aziende con una lunga storia vitivinicola alle spalle che non possono fare a meno di vivere la Docg piemontese. La guida completa, che trovate su cucinaevini.it, conta 69 presenze, di cui 54 Alta Langa. È il riflesso di una produzione che nell’annata vitivinicola 2024-2025 ha superato 197 milioni di bottiglie, inclusi anche i vini spumanti dolci, come l’Asti, e che ancora include oltre 62 milioni di bottiglie di spumanti generici. Un po’ troppe!
Le bollicine delle Marche in Sparkle 2026, ventiquattresima edizione della guida dedicata ai migliori spumanti italiani
Il vino spumante nelle Marche non è mai stato un prodotto di nicchia, forse perché qui il fenomeno dell’aperitivo non è una tendenza, ma piuttosto una tradizione. Sono decenni infatti che i marchigiani dedicano un piccolo spazio della loro giornata a questo momento conviviale, decisamente in anticipo rispetto a quanto oggi avviene ovunque, coinvolgendo persone di tutte le età. Il fatto incontestabile è che le Marche nell’ultima campagna vitivinicola, dal primo agosto 2024 al 31 luglio 2025 hanno prodotto oltre 12 milioni di bottiglie, che la pongono in testa, nella classifica dei numeri, tra le regioni del Centro Sud, unica oltre i dieci milioni (nostra elaborazione dati Icqrf). Un livello produttivo stabile da almeno cinque vendemmie, che però nasconde un dato su cui riflettere: l’82% della produzione è rappresentato da spumante generico, come a sottolineare quanto importante sia produrlo per rispondere alla domanda di centottanta chilometri di costa che favoriscono il rito dell’aperitivo.
Nell’immaginario collettivo l’uva da vino delle Marche è il verdicchio, vitigno plastico e poliedrico, che dà risultati eccellenti in tutte le versioni, dal bianco fresco e di consumo rapido, al bianco importante in grado di invecchiare, al passito affascinante e immortale, fino al vino con le bollicine, sia spumantizzato con il metodo Martinotti, sia con il classico, ovvero della seconda fermentazione in bottiglia. Probabile che queste uve siano alla base di molto dello spumante generico prodotto in regione. Analizzando il dettaglio dei dati, scopriamo che il Verdicchio Spumante Doc, nelle due denominazioni di Jesi e di Matelica, conta centonovantamila bottiglie nell’ultima campagna vitivinicola, contro una produzione totale a denominazione di origine controllata che vale circa un milione e mezzo di bottiglie! Anche qui, la parte del leone spetta al Prosecco Doc che arriva a quasi un milione e duecentomila bottiglie, prodotte ovviamente da uve o vini base provenienti dall’area della denominazione in Veneto e Friuli Venezia Giulia.
I numeri delle Marche sono molto interessanti perché mostrano che lo spazio per una produzione identitaria più marcata è molto grande: ci sono quasi dieci milioni di bottiglie di spumanti generici a cui i produttori marchigiani potrebbero dare il nome di un’indicazione geografica esistente. Nel campo dei prodotti di alta qualità il Verdicchio comanda e nel club dei 150 trovate il Verdicchio dei Castelli di Jesi Millesimè Pas Dosé 2018 di Mirizzi, azienda sorella di Montecappone, posta a Monte Roberto, uno dei comuni dei Castelli di Jesi. Azienda a sé stante perché caratterizzata dalla cosiddetta viticoltura eroica di tipo montano per la pendenza estrema del vigneto di produzione. Nella guida completa su cucinaevini.it sono sette le etichette marchigiane selezionate e recensite.
Le bollicine della Sardegna in Sparkle 2026, ventiquattresima edizione della guida ai migliori vini spumanti italiani