Il nuovo Urban Retreat nel cuore della Capitale

Cinque anime nello stesso luogo. Il nuovissimo urban retreat in via Giulia accoglie dal pranzo alla cena passando per l'aperitivo

In uno degli angoli più raccolti di Roma, tra Via Giulia e il Lungotevere dei Tebaldi, nasce Giulia Urban Retreat, un progetto completamente nuovo che unisce ristorante, cocktail bar e quattro suite di lusso in un’unica destinazione contemporanea. Non un semplice locale, ma un luogo pensato per accogliere le persone in ogni momento della giornata, in un’atmosfera che si caratterizza per eleganza, autenticità e una forte identità romana.

Cinque giovani soci e un’idea di ospitalità che cambia le regole

Il progetto è stato realizzato da cinque soci trentenni, imprenditori già attivi nella ristorazione, nell’hôtellerie e nel cinema. Hanno rilevato il precedente Giulia Restaurant trasformandolo in un luogo dalle molte identità, dove il concetto di Urban Retreat diventa l’espressione di un’ospitalità completa e fluida: un rifugio nel centro di Roma in cui concedersi cura e tempo, senza i confini tradizionali tra ristorante, bar o struttura ricettiva. Gli ambienti occupano una palazzina storica progettata da Marcello Piacentini e reinterpretata attraverso un concetto che unisce Roma classica e sensibilità contemporanea. Materiali pregiati, dettagli dorati, geometrie moderne e quattro ampie vetrine su Via Giulia annunciano un concept pop sofisticato. All’interno si alternano divani in pelle, poltroncine, tavoli in legno, un grande bancone in ferro e legno e opere d’arte che contribuiscono alla personalità visiva del luogo.

Un ristorante vivo tutto il giorno, tra aperitivo, cena e dopocena

Il ristorante è aperto dall’aperitivo al dopo cena, con il pranzo servito nel weekend. L’esperienza è dinamica ma curata, con uno stile accogliente e giovane che riflette la filosofia del progetto. La proposta gastronomica è firmata dallo chef Simone Di Maria, 43 anni, con esperienze tra Italia ed estero. La sua cucina nasce dalla tradizione romana reinterpretata, con grande attenzione alla materia prima, alle consistenze e alle tecniche di cottura. In un menu che cambia stagionalmente, oggi compaiono piatti come le puntarelle con ricci di mare, maionese all’aglio e polvere di gambero rosso, il risotto broccoli, arzilla e bottarga, lo spaghettone Monograno Felicetti con stracciatella, ’nduja e tartare di gambero rosso, la guancia di manzo CBT con crema di patate, sale al lime e tequila nebulizzata, fino alle varianti stagionali sul porcino. I dolci sono tutti fatti in casa, dal tiramisù rivisitato alla crostata ricotta e visciole interpretata dallo chef.

La cantina e il cocktail bar: vino, mixology e spirits premium

La carta dei vini comprende circa cento etichette tra grandi nomi, vignaioli naturali e cantine di nicchia, con appuntamenti periodici dedicati a produttori ed enologi. Il cocktail bar è un altro pilastro dell’esperienza, con una miscelazione internazionale che guarda alla storia della mixology italiana e una ricca selezione di spirits premium. Qui il cocktail può aprire, accompagnare o chiudere la serata, diventando parte integrante del percorso gastronomico.

Le quattro suite: terrazze private, idromassaggi e cene in camera

Al piano superiore si trovano le quattro suite collegate internamente al ristorante e accessibili anche dal Lungotevere dei Tebaldi. Ogni camera ha una personalità distinta, con terrazze private e vasche idromassaggio esterne. Per chi desidera un’esperienza ancora più esclusiva, è possibile richiedere una cena privata in suite, con lo chef che completa i piatti direttamente in camera. Giulia Urban Retreat rappresenta una destinazione completa, pensata per romani e viaggiatori che vogliono vivere Via Giulia con uno sguardo contemporaneo: un luogo giovane, elegante, accogliente, dove la qualità guida ogni scelta e l’esperienza supera la somma delle sue parti. Non più un ristorante soltanto, ma un rifugio urbano nel cuore della città, capace di accogliere ospiti in ogni momento della giornata e di trasformarsi, con la stessa cura e attenzione, in cornice perfetta per eventi privati, cene aziendali e occasioni speciali, offrendo esperienze su misura.

Giulia Urban Retreat
Lungotevere dei Tebaldi, 4 – Roma
Tel. 351 9369771
www.giuliaurbanretreat.it
info@giuliaurbanretreat.it

A Roma, due avvocati abbandonano la toga e aprono un ristorante

Una coppia di avvocati, decide di mollare tutto e cambiare vita. Basta tribunali e aprono un'osteria a Roma

Dall’aula di tribunale a un bistrot dall’anima green. La storia di Lorenzo Giacco e Adele De Quattro, coppia che ha trasformato una passione in un progetto gastronomico autentico e contemporaneo aprendo a Roma, l’Osteria degli Avvocati.

Il coraggio di una scelta radicale

Nel 2020, mentre il mondo si fermava e molti ristoratori affrontavano uno dei periodi più difficili di sempre, Lorenzo Giacco e Adele De Quattro rischiavano tutto reinventandosi. Ex avvocati, con carriere avviate e famiglie incredule, decidono di abbandonare toghe, fascicoli e udienze per inseguire un sogno che da anni bussava alla porta: aprire un’osteria tutta loro, nel cuore elegante di Prati, a pochi passi dal Mercato dei Fiori e da San Pietro.
È una scelta che nasce dalla parte più autentica di loro stessi. Lorenzo, appassionato di cucina fin da ragazzo, aveva sempre vissuto il diritto come abito troppo stretto “Cucinare è sempre stata la mia più grande passione, ma papà mi voleva avvocato… A un certo punto ho capito che quella vita non era la mia. – racconta Lorenzo – Così ho deciso di ricominciare da zero: a 40 anni ho fatto il lavapiatti nei ristoranti dove andavo da cliente. Poi, piano piano, mi sono affiancato agli chef. Oggi ho un posto mio.” Adele, che all’Osteria degli Avvocati è direttrice di sala e responsabile dei vini, è l’altro volto del cambiamento. Energica, empatica, con una naturale inclinazione all’accoglienza, ha seguito Lorenzo con entusiasmo e coraggio, lasciando la carriera forense senza voltarsi indietro.
Le famiglie? Inizialmente spiazzate. Oggi, semplicemente fiere.

Design vintage, accoglienza sincera, cucina etica

L’Osteria degli Avvocati è la materializzazione perfetta della loro unione: due sale intime, illuminate da pezzi vintage che Adele seleziona personalmente tra mercatini e botteghe d’antiquariato; un’atmosfera raccolta, dal fascino rétro ma mai artefatto; un servizio autentico, curato nel dettaglio, fedele al suo mantra: “accudire gli ospiti con ogni cortesia”. In cucina, Lorenzo porta avanti una filosofia che non è moda ma convinzione profonda: etica, filiera corta, stagionalità e recupero creativo degli scarti.
Nella loro cucina “nulla si butta”: bucce, foglie, parti considerate secondarie diventano polveri, spezie, condimenti, sapori nuovi. Un modo concreto di cucinare responsabile — e oggi sempre più necessario.

Il baccalà: ricordo di famiglia e simbolo del locale

Il fil rouge del menu è il baccalà, interpretato in diverse versioni e scelto come tratto distintivo del ristorante. Non un vezzo, bensì un ricordo affettivo: Lorenzo lo associa ai pranzi di casa, preparati da sua madre ogni venerdì. Da qui l’idea di farne un manifesto identitario, in piatti che cambiano secondo stagione e ispirazione dello chef. Quindi in carta si troveranno i filetti croccanti, ma anche mantecato, Tra i più rappresentativi: il baccalà selvaggio con datterini gialli, patate e capperi; i filetti fritti croccanti; quello mantecato morbido, ma anche brodi, riduzioni e condito con emulsioni vegetali. Insomma, qui all’Osteria degli Avvocati, il baccalà si veste a festa diventando raffinato senza perdere la sua memoria.

Tradizione romana e un pizzico di creatività

L’Osteria degli Avvocati non imita la tradizione: la interpreta con rispetto, leggerezza e una punta di creatività. La cucina di Lorenzo è schietta, leggibile, profondamente romana, ma filtrata da una sensibilità moderna e da una grande attenzione per la materia prima. E Adele in sala, è una eccellente padrona di casa che riesce ad coccolare gli ospiti, senza inutili formalismi ma solo con la cura attenta di chi accoglie come se fosse nella sala da pranzo di casa. E in ultimo, dietro il successo di questa copia di ex avvocati non c’è solo il talento, ma una straordinaria determinazione e una scelta di vita che ancora oggi sorprende per forza e autenticità. Una storia di coraggio e identità che continua a crescere, passo dopo passo. Ad maiora!

L’Osteria degli Avvocati
Via Trionfale, 92-94
00195 Roma RM
Tel. 3519885897

Hotel Muchele in Alto Adige: familiarità, vino, wellness convivono in armonia

Un hotel meraviglioso, nato negli anni '50 grazie alla lungimiranza dei nonni degli attuali proprietari

Hansjörg Ganthaler e Franziska Waldner, coppia nella vita e nel lavoro, sono i padroni di casa di questa bellissima dimora altoatesina sorta negli anni 50 per volontà del nonno di Hansjörg. Parliamo dell’Hotel Muchele, un bellissimo hotel 4 stelle superior di Postal, grazioso borgo altoatesino di appena duemila anime.

Una storia di famiglia e di grande hotellerie Italiana

Come accennavamo nel sommario la storia inizia nel 1953 quando i nonni di questa famiglia scelsero di costruire a Postal, nei pressi di Merano in Alto Adige, un primo edificio. Lei Theresia Wolf era una cuoca appassionata, lui Johann Ganthaler un contadino tutto fare, così al posto di un vigneto sorse il primo hotel in cui da subito arrivarono i primi clienti. Passarono due decenni per vedere ampliata ulteriormente la struttura grazie all’intuizione di Hansjörg di creare nel 1980 delle scuole di tennis, affiancando ai primi corsi per bambini anche quelli per adulti. Lo sviluppo dell’hotel ha beneficiato sin dal 1997 della costruzione della MeBo che collega Bolzano a Merano, alleggerendo il traffico. Hansjörg ha via via ingrandito la struttura, aprendo un negozio di prodotti gourmet chiamato Cuvée, creando alla fine del 2009 una SPA interna. 

Il Muchele oggi

La clientela può scegliere tra 42 camere suddivise tra 2 logge, diverse suite dal piano terra sino al terzo, 2 studio oltre a 3 Penthouse al quarto piano, tutte prenotabili online. In più punti si notano gli arredi di design firmati Moroso, azienda friulana di ecclettiche sedute e complementi d’arredo. Il risultato ottico di questi ambienti è colorato e non scontato. La struttura è entrata a fare parte dei 29 Vinum Hotels dell’Alto Adige, associazione che Hansjörg ha contribuito a fondare. Fransiska invece ha trasmesso, in particolare alle figlie Martina e Priska, una grande attenzione all’accoglienza della clientela, con attenzioni che testimoniano familiarità a chi sceglie di soggiornare di nuovo al Muchele. La figlia minore Anna è invece responsabile della SPA, dove nel suo spazio si trova sia una piscina interna ed esterna di 21 metri, un’altra con acqua salata esterna, oltre a una sauna, con numerosi trattamenti SPA di bellezza sia per lei che per lui. 

La proposta gastronomica, enologica, con un’incursione nelle Marche

Lo chef Patrick Holzner e il suo team propongono una golosa colazione mattutina e un menu serale di sei portate, tutti realizzati con prodotti del territorio. Per gli appassionati ben cinque sommelier diplomati potranno consigliare l’etichetta più idonea nella cantina decisamente fornita. Oltre a 600 etichette altoatesine, diverse proposte fuori regione, qualche champagne, fanno bella mostra di se anche i vini che Fransiska realizza a Morro d’Alba. Infatti lei dopo avere acquistato una prima proprietà nelle Marche nel 2004, implementandola con una seconda, ha scelto nel 2018 di acquisire una tenuta vitivinicola a Morro dove produce sia Verdicchio dei Castelli di Jesi, nelle sue tre declinazioni, così come Lacrima di Morro d’Alba, con la complicità dell’enologo Pierluigi Lorenzetti che ben conosciamo, ottenendo ottimi risultati. Abbiamo recensito il suo Lacrima di Morro d’Alba Superiore Doc nel nostro approfondimento sul vitigno di qualche tempo fa. Riassaggiarli è stata una conferma.

Noi durante la nostra visita abbiamo trovato una grande struttura, un deciso confort in ogni zona, un ambiente dal look attuale e funzionale al tempo stesso. Abbiamo trovato molto piacevole la colazione che appare quasi come un brunch ogni giorno, così come le cene che hanno dimostrato la competenza dello chef in accostamenti di ingredienti perfettamente riusciti e golosi.

Hotel Muchele
Vicolo Maier, 1
39014 Postal BZ
Tel 0473 291135

Photo Credit: Hotel Muchele

BIT 2026 – A Milano dal 10 al 12 febbraio

Muoversi. Non per spostarsi, ma per conoscere ed evolvere. Ecco il messaggio, tra i tanti che BIT 2026 s’impegnerà a veicolare nella prossima edizione che si terrà in Fiera Milano da martedì 10 a giovedì 12 febbraio prossimi

Grande qualità nel percorso espositivo, con la persona al centro

Un nuovo concept che rivoluziona il punto di vista sul viaggio: non più partendo dal prodotto, ma dalla persona. Da chi il viaggio lo progetta, lo costruisce o lo vive: tutti Travel Makers, ciascuno che aggiunge valore a tutta la filiera con il proprio contributo unico. Saranno loro a fare da trait d’union anche in un percorso espositivo all’insegna delle esperienze, capace di coniugare si la panoramica su tutta la filiera con gli affondi verticali nelle proposte dell’offerta, articolato in sei distretti: Italy, World, Travel Expert, Hospitality, Innovation e Transportation

Italia, Europa, Medio Oriente, Usa… tutti presenti!

Già confermate pressoché tutte le regioni italiane, oltre alla presenza istituzionale di ENIT. Dall’Europa si segnala, tra le altre, la Polonia, che sarà anche Destination Partner. Una partecipazione che avrà anche una connotazione sportiva, con esperienze immersive legate all’outdoor, la neve e la natura. Dal medio raggio partecipazioni di rilievo da Egitto e Giordania, mentre sul lungo raggio spiccano Corea, Nicaragua, Repubblica Dominicana e Stati Uniti con Visit USA. Di grande qualità anche la presenza di operatori, tra i quali I Grandi Viaggi fra i tour operator. A conferma dell’importanza del tema mobilità in questa edizione, saranno presenti vettori quali ITA Airways, Singapore Airlines e operatori aeroportuali come SEA. Novità di quest’anno saranno gli Unique Partner. Oltre alla Polonia tra le destinazioni, si distinguono Autentico Hotels, Luxury Partner e sponsor della Buyers Lounge, e l’AI Partner Duolly by Fiven. Premium Partner saranno invece Heylight, nel digitale, Scalo Milano, che proporrà una shopping experience esclusiva, e Trenord, tra i relatori del Bit Mobility Forum. BIT 2026 aderisce inoltre al Consorzio Netcomm, punto di riferimento per il commercio digitale in Italia.

Dove nasce il Travel di domani: idee, visioni e hot topic del Fest 2026

Ad arricchire la parte espositiva sarà il nuovo format del Travel Makers Fest, un ricco programma di eventi che invita il settore a costruire ponti e immaginare nuovi ecosistemi del viaggio. Quattro Piazze dedicate a tematiche verticali e due Main Plaza per trovare la giusta ispirazione, articolate in cinque fil rouge: Discovery, con le nuove tendenze e le proposte di viaggi tematici e di scoperta; Backstage, che svela la complessità di ciò che sta dietro a un viaggio; (Im)possible, dedicato ai grandi viaggiatori e grandi viaggi a cui ispirarsi; This Must Be the Place, per trovare nuovi modi di attraversare il mondo; e BIT & Friends, appuntamenti con gli esperti che si alternano sul palco. Incontri che intrecciano visioni, competenze e linguaggi diversi, affidando alcuni dei temi più caldi del dibattito al confronto con protagonisti della cultura, delle istituzioni e dell’industria. Accanto alle conversazioni sui grandi eventi – come nel talk Olimpiadi. E dopo? – il programma esplora nuovi immaginari del viaggio, tra emozione, identità e trasformazione. Nessun luogo è lontano porterà l’idea del movimento come scoperta e connessione mostrando che la vera distanza è interiore e si colma cambiando prospettiva, mentre Il potere delle immagini offrirà uno sguardo sul ruolo del cinema e della serialità nella costruzione del desiderio di viaggio. Lo sguardo si allarga poi ai territori: Italia, museo a cielo apertoapprofondirà il valore culturale dell’Italia diffusa, dai grandi attrattori ai paesaggi che diventano identità.

Apre a Torino, negli spazi Docks Dora, un “rifugio” gastronomico

Una interessante novità torinese, dove l'innovazione gastronomica incontra l’essenzialità. Non solo un ristorante, ma un luogo culinario dall'anima internazionale

Torino apre AL, il ristorante voluto e ideato dallo chef torinese Alberto Fluttero, allievo dell’Alma e con esperienze al fianco di Davide Oldani al D’O di Cornaredo (Mi) e al Gavroche di Londra.

Fine dining in uno dei luoghi più iconici di Torino

Si chiama AL ed inaugura a Torino il prossimo 16 gennaio all’interno di un luogo storico in continuo fermento dove oggi trovano sede attività commerciali e artistiche di una Torino attenta alle innovazioni e alle tendenze. Sono i magazzini Docks Dora; ben 100 mq, una grande sala con cucina a vista, soffitti alti, importanti vetrate sull’esterno e quello stile post industriale che fanno di questo spazio uno dei più iconici della città. Costruiti come deposito merci (legate prevalentemente al cibo e al vino) a partire dal 1912 e collegati alla linea ferroviaria Torino Milano con un raccordo, ancora visibile, per scaricare direttamente in banchina, i Docks Dora mantengono oggi quell’impostazione razionale degli ambienti e quell’eleganza formale riconducibile all’art nouveau di cui Torino è ricca.

Zero formalismi per questo nuovo rifugio urbano


Apre come un rifugio urbano dove l’innovazione gastronomica incontra l’essenzialità. Non solo un ristorante, ma un luogo culinario in una location che si potrebbe trovare a Berlino, Londra o Copenaghen, e che invece è nel cuore post-industriale della città. “L’idea – spiega lo chef e patron Alberto Fluttero – è che il finedining si liberi dai formalismi: piatti ispirati da tecniche globali, fermentazioni e foraging possono aiutarci a espandere, scoprire e riscoprire sapori creando una cucina legata al territorio, ma libera di potersi esprimere in un ambiente che rappresenti le città postmoderne, sofisticato, ma senza ostentazione. Per chi cerca una cucina colta, ma non accademica, in un ambiente che unisce l’energia di una capitale europea all’autenticità torinese. I Docks Dora – prosegue- hanno qualcosa di organico, internazionale, underground: per me è una sfida non aprire in pieno centro, ma l’ho fatto perché la location è pratica per gli spazi, ho costruito il ristorante come volevo e poi mi ricorda Londra, dove ho vissuto per diversi anni, oltre al mito dei grandi locali esteri che hanno aperto in luoghi molto simili a questo. È un luogo affascinante in un contesto unico che tocca l’anima e che si trova praticamente in centro, a quattro chilometri da piazza Castello”. 

Ambiente dal fascino post industriale

L’essenzialità dell’ambiente si ritrova nell’arredamento e nei materiali utilizzati che creano un posto non pretenzioso, ma easy e accogliente. Tutte le scelte, realizzate con la consulenza dell’architetto torinese Silvia Rossi, sono state fatte nell’ottica di un minimalismo pratico più che estetico, un minimalismo organico non brutale che si sposa con il tipo di cucina proposto da Fluttero. La storia del luogo e del suo fascino post industriale vanno dunque a legarsi a scelte estetiche come i piatti organici in grès della valdostana Elisa Brelyart a sottolineare il discorso di materia ed essenzialità. Colori tenui caldi e freddi, pavimento in micro cemento, tavoli in legno multi listellare di rovere, sedie multistrato con tubolari neri: tutti i mobili in multistrato sono stati scelti per un discorso di ecosostenibilità, come la madia in legno di recupero lunga cinque metri realizzata da Añez Moreno Ronald Martin che ha il suo laboratorio proprio all’interno dei Docks Dora. 

In cucina l’ingredienti principale è la sostenibilità

Sostenibilità anche in cucina dove lo scarto è ridotto a zero in ogni produzione e dove si lavora per rendere le preparazioni il più circolari possibile. “Quella di AL – aggiunge Fluttero – è una cucina che ha basi classiche ma che guarda al nord Europa, al foraging, all’Asia, al non spreco e a prodotti dimenticati”. A questo proposito Fluttero utilizza tecniche come le fermentazioni, ma anche aceti, miso, latto fermentati, si occupa personalmente di foraging (tecnica che ha affinato con Valeria Margherita Mosca) e valorizza frutti dimenticati come l’olivello spinoso o la mela cotogna. Tra i piatti in carta: Panipuri-Cardo-Toma di capra e bergamotto lactofermentato; Risotto, olivello spinoso, porcini, camomilla selvatica, topinambur nero; Biancostato di pancia, salsa oxo vegetariana, cime di rapa. Tra i dessert anche la Granita di nespolo comune, yogurt e oxalis, le Madeleine con caramello di radice di cicoria e la Tarte Tatin con panna acida di mela cotogna. Menù 8 portate 68 euro incluso coperto, acqua e primo servizio di pane (fatto in casa); 4 portate a 48 euro. In sala la sommelier torinese Martina Guercia (classe 1996) ha curato una carta dei vini lontana dai grandi classici, ma con etichette italiane, francesi e piemontesi e una buona selezione di vini naturali. 

AL – Ristorante
Docks Dora (al fondo del compartimento K) 
via Valprato 68 – Torino 


Aperto a cena dal martedì al sabato; pranzo e cena giovedì, venerdì e sabato
chiuso domenica e lunedì
Per informazioni e prenotazioni: 
tel. 348.7837783; https://al.superbexperience.com/

San Silvestro, brindisi indimenticabile al 2026

Per rendere speciale la serata di San Silvestro, ecco la proposta di dieci bollicine italiane che gareggiano nel campionato del mondo

Abbiamo scelto dieci etichette, alcune iconiche da decenni, altre si sono rivelate più di recente. Ne potevamo aggiungere ancora: assaggiando i campioni di Sparkle 2026 c’è da stupirsi del livello che il metodo classico italiano ha raggiunto. La nostra guida, una sorta di “campionati assoluti italiani” dei vini spumanti secchi, quelli che noi chiamiamo Sparkles, tra quasi duemila vini assaggiati ne ha valutati 92 con 5 sfere, il massimo punteggio. Traguardo che identifica prodotti in grado di coinvolgere e ammaliare; alcuni però vanno oltre, emergono e non temono il confronto con le migliori espressioni metodo classico del mondo. Tra le 92, poi, ce ne sono 19 prodotte con il metodo Charmat/Martinotti in quel di Conegliano Valdobbiadene, culla mondiale di questa espressività produttiva. Tutte le altre sono metodo classico, la cui culla è evidentemente la regione della Champagne in Francia.

Per l’ultimo dell’anno, una giornata speciale di un 2025 particolarmente difficile, chi riuscirà a ritagliarsi una serata intima, tra le persone che ama, merita il meglio che il vigneto italiano propone in questo momento sul mercato.

Cinque vini provengono dalla Lombardia e sono dei Franciacorta, cinque dal Trentino e sono dei Trento, i territori italiani con storia ed esperienza più consolidate. Cin cin e tutti i nostri più energici auguri di un 2026 realmente sereno.

Lombardia

La Lombardia tra il primo agosto 2024 e il 31 luglio 2025 ha prodotto oltre 61 milioni di bottiglie di vino spumante. Nello stesso periodo la Franciacorta ha spumatizzato piu di 26 milioni di bottiglie che usciranno sul mercato negli anni a venire, numero che la rende denominazione leader del metodo classico in Italia. Ecco i Franciacorta da sogno del 2026. Cliccando sulle etichette ne scoprirete il racconto.

Franciacorta Riserva Franco Ziliani Dosaggio Zero 2011
Guido Berlucchi

Franciacorta Riserva Cuvée Annamaria Clementi Dosage Zéro 2016
Ca’ del Bosco

Franciacorta Riserva Cuvée Annamaria Clementi Rosé Extra Brut 2016
Ca’ del Bosco

Franciacorta Riserva Extra Brut 2017
Ferghettina

Franciacorta Dequinque RP 02-19 Extra Brut
Uberti

Trentino

Il Trentino tra il primo agosto 2024 e il 31 luglio 2025 ha prodotto circa 23 milioni e mezzo di bottiglie di vino spumante. Nello stesso periodo sono state spumantizzate oltre 17 milioni di bottiglie di Trento che usciranno sul mercato negli anni a venire, numero che rende il Trentodoc seconda denominazione del metodo classico in Italia per quantità prodotta. Ecco i Trento da sogno del 2026. Cliccando sulle etichette ne scoprirete il racconto.

Trento Riserva Aquila Reale Brut 2015
Cesarini Sforza

Trento Giulio Ferrari Riserva del Fondatore Extra Brut 2016
Ferrari Trento

Trento Giulio Ferrari Riserva del Fondatore Rosé Extra Brut 2016
Ferrari Trento

Trento Riserva Madame Martis Brut 2015
Maso Martis

Trento Riserva Tracce Extra Brut 2012
Moser

Veganuary! Dal 2 al 19 La Piadineria propone la piadina 100% plant-based

Diffondere la cultura plant-based attraverso il gusto! Ecco la strategia di Piadineria e Planter per il veganuary

La Piadineria e Planted rafforzano la loro collaborazione e aprono il nuovo anno con un ulteriore passo avanti nel percorso condiviso sul plant-based. Una partnership avviata a gennaio 2024 che ha portato allo sviluppo delle prime ricette con straccetti vegetali Planted e che, grazie all’apprezzamento dei consumatori, si è consolidata con l’ingresso stabile di queste proposte nel menu La Piadineria a partire dal 1° aprile 2024.

Dopo la Supergreen arriva la piadina Patagreen

La collaborazione ha contribuito ad ampliare in modo strutturato l’offerta vegetale del brand, rendendola parte integrante del menu e non una semplice alternativa. A gennaio 2026, questo percorso attivo grazie a una ricetta presente stabilmente in menu, La Supergreen, prosegue con una nuova proposta in edizione limitata: La Patagreen.  “La collaborazione con Planted rappresenta per La Piadineria un percorso di crescita iniziato nel 2024 e costruito sull’ascolto dei nostri clienti e sull’evoluzione delle loro abitudini alimentari. Il lancio de La Patagreen a gennaio, in concomitanza con il Veganuary, è una scelta naturale: vogliamo offrire una ricetta plant-based gustosa ed equilibrata, pensata per tutti, non solo per chi segue un’alimentazione vegetariana o vegana, ma anche per chi in questo periodo dell’anno cerca proposte più leggere senza rinunciare al piacere del gusto. La partnership con Planted ci consente di continuare a innovare mantenendo qualità, semplicità e accessibilità: valori centrali per il nostro brand.” dichiara La Piadineria.

La missione è diffondere la cultura del plant-based

“La partnership con La Piadineria ci ha permesso di diffondere la cultura e la conoscenza del plant-based attraverso un cibo semplice, popolare e amatissimo dagli italiani. Vogliamo dimostrare che un’alternativa sostenibile e 100% vegetale non preclude il piacere e l’esperienza di un’ottima piadina, sia dal punto di vista del gusto che dei valori nutrizionali” – dichiara Planted. La nuova Patagreen è disponibile in edizione limitata dal 2 al 19 gennaio in tutti i punti vendita La Piadineria e su tutti i canali di acquisto: store, app, kiosk e delivery. Proposta nel formato rotolo, è realizzata con impasto Khorasan, straccetti vegetali Planted, patate arrosto, cipolla croccante e maionese veg. Il lancio a gennaio si inserisce nel mese del Veganuary, periodo in cui cresce l’attenzione verso un’alimentazione più vegetale, ma anche in un momento dell’anno in cui molti consumatori ricercano piatti più equilibrati dopo le festività. In questo contesto, La Patagreen si propone come una ricetta trasversale, adatta non solo a chi segue un’alimentazione vegetariana o vegana, ma anche a chi desidera un’alternativa gustosa e bilanciata. Con questa collaborazione, La Piadineria e Planted confermano una visione comune che mette al centro gusto, qualità e inclusività, trasformando il plant-based da alternativa a parte integrante dell’offerta.

La Piadineria in breve

Fondata nel 1994, è la più grande catena italiana della ristorazione veloce, con una rete di 530 ristoranti collocati nelle più importanti città italiane e una presenza in rapido sviluppo in Francia. La Piadineria è anche la catena di fast casual food che cresce più rapidamente: ha chiuso infatti il 2025 con quasi 75 nuove aperture e altrettante previste nel 2026. La formula proposta nei ristoranti La Piadineria si basa sull’offerta di oltre 30 tipologie di piadina, preparate con un impasto interamente prodotto nello stabilimento di Montirone (BS) secondo la ricetta originale esclusiva dell’azienda. Ad oggi La Piadineria serve ogni giorno una media di quasi 85.000 piadine, cotte e farcite a mano e al momento secondo la richiesta del cliente, con ingredienti sempre freschi acquistati da fornitori italiani per garantire la massima qualità del prodotto. Attualmente La Piadineria conta circa 3800 collaboratori, numero destinato a crescere di almeno 600 nuove risorse ogni anno. Strategico per sostenere questo ritmo di crescita è l’investimento sulle persone, in termini di formazione e sviluppo, sin dall’ingresso in azienda. L’ internazionalizzazione ha preso avvio nel 2017 dalla vicina Francia, dove sono già attivi 13 ristoranti e ormai è imminente l’apertura del primo ristorante a New York.

Dall’Inghilterra stop alla bollitura delle aragoste vive

Il governo britannico ha dichiarato l’intenzione, con provvedimento imminente, di vietare la bollitura da vivi di crostacei decapodi.

E’ stato accolto con favore da OIPA, Organizzazione Internazionale Protezione Animali, l’annuncio del governo britannico che – nell’ambito della nuova Strategia per il benessere animale pubblicata lo scorso lunedì – ha dichiarato l’intenzione, con un provvedimento imminente, di vietare la bollitura da vivi di crostacei decapodi, come aragoste, granchi, gamberi scampi e di cefalopodi come polpi e calamari, ecc.

Anche i crostacei sono esseri senzienti

Un passaggio estremamente significativo, che dà attuazione al cambiamento di prospettiva avviato nel 2022 con il riconoscimento della capacità di questi animali di provare dolore e sofferenza, in quanto esseri senzienti. “L’Inghilterra si prepara a seguire i precedenti virtuosi di Svizzera, Norvegia e Nuova Zelanda, dove la pratica crudele della bollitura dei crostacei coscienti è illegale da tempo. Non è solo un gesto di tutela nei confronti di specie animali considerate spesso come sola merce culinaria, ma anche il segnale che un cambiamento culturale è possibile anche nelle pratiche più tradizionali e difficili da scardinare”, commenta Massimo Comparotto, Presidente OIPA Italia.

E in Italia? Qualcosa si muove, seppur lentamente

In Nuova Zelanda, Olanda, Norvegia e Svizzera è da tempo vietata la bollitura da vivi e c’è l’obbligo di procedere con lo stordimento o altre tecniche prima della cottura. In Italia, qualcosa sta avvenendo anche se molto lentamente: alcune città, tra cui Parma, Ferrara e Monza, hanno introdotto ordinanze locali che vietano la cottura o la bollitura di crostacei vivi all’interno dei loro territori. Dal canto suo, l’Apia continuerà a monitorare l’evoluzione della strategia britannica e a sostenere politiche che mettano al centro il benessere animale, auspicando che anche altri Paesi, Italia compresa, possano seguire questa direzione virtuosa.

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Alto Adige Sparkle 2026

Le bollicine dell'Alto Adige in Sparkle 2026, ventiquattresima edizione della guida dedicata ai migliori spumanti italiani

Immersa nelle Alpi, dal punto di vista viticolo l’Alto Adige è caratterizzato da due profonde valli, quella disegnata dall’Adige, che poco prima di Bolzano continua in direzione Lombardia verso lo Stelvio, e quella del fiume Isarco nella quale corre anche l’autostrada che porta al confine con l’Austria. Il grosso dei vigneti è posto sulle colline che seguono queste valli, arrampicandosi fino oltre mille metri. La superficie vitata totale supera cinquemilaseicento ettari per circa quarantamilioni di bottiglie, molto apprezzate in Italia e altrove.

Parlando di spumante la provincia di Bolzano ha prodotto nell’ultima campagna vitivinicola oltre 3.000.000 di bottiglie mentre lo scorso anno era a quasi 1.350.000, un fenomeno insolito che però riguarda la produzione di spumanti generici e varietali, appannaggio certamente di importanti gruppi industriali. Venendo allo spumante a Denominazione di origine Alto Adige, la produzione è stabile e vale poco più di 620.000 bottiglie con una riduzione del 4%.

Quanto al “sapore” delle bollicine altoatesine, è sempre molto interessante quando il nostro panel effettua la degustazione. Sicuramente i caratteri dell’identità e dell’eleganza sono subito evidenti e derivano dal rispetto che il vitivinicoltore ha per la materia prima, espressione profonda del luogo, trattata con grazia. Ma l’aspetto che alla fine convince è la espressività olfattiva e il carattere invitante al palato che tutte le etichette condividono.

I vitigni sono quelli classici del metodo classico, chardonnay, pinot nero e pinot bianco, spesso impiantati nei vigneti più alti comunque con esposizioni meno calde, aspetto che garantisce di portare in cantina uve con adeguate acidità. In questa selezione trovate quattro vini, tre abituati ai nostri premi e una novità, seppur presente da tanti anni in guida: 5 sfere per la prima volta all’Alto Adige Blanc de Blancs Pas Dosé 2020 di Praeclarus – Cantina Sank Pauls. Da segnalare la doppietta di Arunda.

Kettmeir
Alto Adige Athesis Brut 2022

Alto Adige Athesis Brut 2022

La freschezza avvenente è il suo tratto distintivo al naso, centrato sul frutto e di buona ampiezza. In bocca è ...
Kettmeir
Alto Adige Athesis Rosé Brut 2022

Alto Adige Athesis Rosé Brut 2022

Annata caratterizzata da una vitalità netta e decisa che sostiene principalmente una espressività fruttata, confermando in bocca il suo stile ...
Praeclarus - Cantina Sankt Pauls
Alto Adige Blanc de Blancs Brut

Alto Adige Blanc de Blancs Brut

Gioca sulla freschezza croccante del frutto, agrumi in primis, con cenni più dolci e una bella e vivace declinazione vegetale ...
Praeclarus - Cantina Sankt Pauls
Alto Adige Blanc de Blancs Pas Dosé 2020

Alto Adige Blanc de Blancs Pas Dosé 2020

Manifesta subito il suo carattere vigoroso, per nulla timido, dotato sia al naso che in bocca di ritmo e atleticità ...
Cantina Kaltern
Alto Adige Brut Nature 2021

Alto Adige Brut Nature 2021

La ricchezza minerale salina è il leit motiv di un vino invitante di frutto, con tratti fragranti. In bocca è ...
Arunda
Alto Adige Cuvée Marianna Extra Brut

Alto Adige Cuvée Marianna Extra Brut

Avvenente e sontuoso nel dichiararsi al naso, ha energia da vendere e coinvolge invitante e profondo. Ingresso entusiasmante e progressione ...
Castelfeder
Alto Adige Intanto Pas Dosé 2020

Alto Adige Intanto Pas Dosé 2020

Bella novità dall'azienda della Bassa Atesina. Molto interessante per nitore di olfatto, ricco di frutto con tocchi complessi. Bilanciato e ...
Kettmeir
Alto Adige Pas Dosé 2020

Alto Adige Pas Dosé 2020

Disteso al naso nel proporsi prima accattivante e poi fresco e vitale, in bocca è avvolgente e bilanciato, un po' ...
Arunda
Alto Adige Perpetuum Extra Brut

Alto Adige Perpetuum Extra Brut

Non smette di raccontarsi al naso con una gamma molto ampia e di freschezza importante, che agilmente va in profondità ...
Cantina Meran
Alto Adige Riserva 36 Brut 2021

Alto Adige Riserva 36 Brut 2021

Intenso, avvenente, ricco di frutti e pasticceria, con cenni scuri golosi e una coinvolgente leggiadria d'insieme. In bocca è coerente ...
Cantina Kurtatsch
Alto Adige Riserva 600 Blanc de Blancs Extra Brut 2019

Alto Adige Riserva 600 Blanc de Blancs Extra Brut 2019

Sontuoso, articolato, invitante e vitale, ha uno stile molto identitario figlio del vigneto in altitudine. La bocca è al contempo ...
Lorenz Martini
Alto Adige Riserva Comitissa Pas Dosé 2021

Alto Adige Riserva Comitissa Pas Dosé 2021

Freschissimo come sempre, vitale e leggermente vibrante, ma nitido e articolato. La tensione gustativa è la propulsione del vino e ...
Praeclarus - Cantina Sankt Pauls
Alto Adige Rosé Brut

Alto Adige Rosé Brut

Vuole qualche attimo per raccontarsi prima agrumato, ricco di minerali e fragrante e poi invitante nel frutto scuro. Bocca decisa ...
Erste+Neue
Puntay Peak Nat Brut 2024

Puntay Peak Nat Brut 2024

Giovane, vibrante, nitido e di espressione freschissima, gioca sulla tensione senza diventare severo, un metodo classico con un solo anno ...

Italia Centrale e Meridionale – Abruzzo Sparkle 2026

Le bollicine dell'Abruzzo in Sparkle 2026, ventiquattresima edizione della guida ai migliori vini spumanti italiani


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