Tenuta di Arceno, viaggio nei calici dei cru Valadorna e Arcanum
Tra blend e monovitigno, incontro con Pepe Schib Graciani, brand ambassador di Tenuta di Arceno, e Laurence Cronin, enologo
La Tenuta di Arceno nasce nel sedicesimo secolo nell’incontro di due fiumi: l’Ambra, che sfocia a Firenze, e l’Ombrone, che sfocia nel Mediterraneo. Se dall’acqua sono spesso sorte grandi civiltà, la sua posizione geografica è stata certamente di buon auspicio.

Cuore etrusco e visione (avveniristica) californiana
Un saldo attaccamento alle origini, per questa tenuta la cui etimologia del nome rimanda alle radici, Arceno è una parola etrusca che vuol punto di origine, dove tutto nasce. Dopo essere stata della famiglia del Taja dal 1504, nel 1829 della casata dei Piccolomini, è stata acquistata nel1994 da Jess Jackson, lungimirante imprenditore californiano del vino, e dalla moglie Barbara Banke, con la consulenza del vigneron Pierre Seillan. Nell’ultimo trentennio è stata quindi plasmata dalla visione avveniristica di Jess, scomparso nel 2011, ma le cui brillanti intuizioni enoiche sono ancora portate avanti da Barbara, partner sia nella vita che nel lavoro. Un territotio eterogeneo e vasto costituisce la tenuta che oggi si estende per mille ettari totali, di cui 112 coltivati a vite. I vigneti, suddivisi in più di ottanta blocchi distinti, sono coltivati per metà a sangiovese e per metà con varietà internazionali. “Dal 2002, lavoro insieme a Pierre Seillan e Michele Pezzicoli per ottenere il meglio dai nostri vigneti – racconta Lawrence Cronin, enologo di Tenuta di Arceno -. All’inizio, ispirati dalla filosofia dei micro cru, ci siamo concentrati sulla creazione di vini unici e complessi, frutto dell’assemblaggio di uve provenienti da suoli ed esposizioni differenti all’interno della tenuta. Con il tempo, però, abbiamo approfondito la conoscenza di ogni singolo appezzamento e ci siamo spinti oltre, esplorando la complessità espressiva di un solo vitigno. Grazie alla straordinaria varietà di suoli, esposizioni ed elevazioni, dai trecento ai seicento metri, oggi selezioniamo con precisione i vitigni più adatti a ciascun micro-terroir, dando vita a vini monovitigno dal carattere puro e dalla profonda identità varietale“.

Gli assaggi
L’incontro è esordito con Rosambra Toscana Igt 2024, il nuovo rosato da sangiovese in purezza, vinificato in acciaio. Seguivano tre espressioni di Chianti Classico, che oltre a esprimere la versatilità del vitigno, simbolo della regione Toscana, hanno dimostrato come interpreta le diverse espressioni di suolo, di esposizione e altitudine. La Riserva 2020, sangiovese 90% e cabernet sauvignon, matura per dieci mesi in barrique di rovere francese di secondo passaggio. Il Chianti Classico Gran Selezione Strada al Sasso 2021 è prodotto da solo sangiovese e matura per dodici mesi in barrique di secondo passaggio. L’altra Gran Selezione Campolupi 2021 prevede con il sangiovese un 5% di colorino. Tutte e tre di ottima fattura ed espressività.

Le tre annate di Valadorna Toscana Igt
Siamo poi passati a tre annate di Valadorna Toscana Igt partendo dalla complessità del 2012, dove il merlot al 70% incontra cabernet franc 20% e cabernet sauvignon 10%, alla purezza di solo merlot delle versioni 2018 e 2019, che esprimono con precisione l’anima varietale e la progressiva definizione stilistica della cantina. La degustazione si è conclusa con tre calici di Arcanum Toscana Igt, il simbolo del Cabernet Franc della tenuta, proposto nell’annata 2012 dal blend di cabernet franc 71%, merlot 16%, cabernet sauvignon 10% e petit verdot 3%,seguiti dalla verticalità pura delle versioni 2018 e 2019, 100% cabernet franc, che incarnano la nuova direzione produttiva della tenuta: meno intervento in cantina, più espressione autentica del territorio. Prima di passare a raccontare le due piccole verticali vogliamo esprimere la nostra concordanza alla scelta del monovitigno, messa in opera nel 2018, così che ogni varietà possa esprimere appieno tutto il suo potenziale.
Le Verticali
Valadorna 2012 – Maturato per dodici mesi, con 70% di barrique nuove, al naso propone sentori di ciliegia nera e mirtilli maturi, poi floreali di viola, spezie che si esprimono in note di cioccolato e un tocco balsamico. Al palato ha struttura, tannini morbidi, ancora freschezza, persistenza ed eleganza, con nel retrolfatto mirtillo e ciliegia, poi note di tabacco e balsamicità.

Valadorna 2018 – Maturato allo stesso modo del 2012, ha aromi di ciliegie nere e mirtillo maturi, la spezia della bacca di vaniglia, del pepe bianco, della liquirizia, poi un tocco agrumato di cedro, floreali di viola e una soffio leggermente balsamico. Al palato ha struttura, tannini elastici e avvolgenti, con acidità a equilibrare, è persistente, elegante, con nel retrolfatto crostata di ciliegie, liquirizia e pepe bianco.
Valadorna 2019 – Maturato allo stesso modo del 2012, gli aromi speziati di noce moscata, di pepe, bacca di vaniglia, sono integrati da note di ciliegia e amarena, da un tocco agrumato di cedro, poi da una nota di sottobosco e da un profilo mentolato. Al palato ha struttura, tannini morbidi e avvolgenti, acidità a equilibrare, è persistente, elegante, con retrolfatto di ciliegia, amarena, noce moscata e vaniglia, con un tocco balsamico.

Arcanum 2012 – Maturato per dodici mesi, con 80% di barrique nuove, al naso ha una grande ricchezza di frutta ben matura tra cui ciliegia, mirtillo, prugna e poi erbe aromatiche tra cui salvia, menta e origano, un tocco di liquirizia e tabacco. Al palato ha struttura, tannini fini, morbidi, acidità a equilibrare, con un finale lunghissimo, elegante, dal retrolfatto tra le erbe aromatiche, la liquirizia e il tabacco.
Arcanum 2018 – Maturato per dodici mesi, con 70% barrique nuove, ha al naso profumi speziati, dalla bacca di vaniglia al pepe bianco, alla liquirizia, poi la piccola frutta di ciliegia, ritroviamo l’agrume del cedro, un tocco floreale, poi chiude tra la menta e il balsamico. Al palato ha struttura, tannini morbidi e fini, acidità a equilibrare, un’ottima lunghezza, eleganza, con al retrolfatto ciliegia, liquirizia nera, poi cedro e note balsamiche.
Arcanum 2019 – Maturato allo stesso modo del 2018, ha un naso diverso dal precedente, con aromi di mora e mirtillo, entrambi maturi e succosi, e tocchi agrumati di buccia d’arancia, percorsa da bacca di vaniglia, semi di cardamomo, poi da tartufo nero. Al palato ha tannini morbidi e vellutati, acidità a equilibrare, lunghezza, con al retrogusto mirtillo succoso, bacca di vaniglia, semi di cardamomo. Il finale, elegante e lungo, è sottolineato da sentori di buccia d’arancia e scatola di sigari.
Photo @ Tenuta di Arceno