Terre toscane da scoprire a Vinitaly 2025
Dalla toscana del Chianti Rufina, territorio che sale fino a 700 metri, ai vini della costa Etrusca
Alla vigilia del Vinitaly che si terrà a Verona dal 6 al 9 aprile 202, vi proponiamo un piccolo viaggio sensoriale in Toscana, terra di grandi vini e rinomati consorzi ma anche di territori meno conosciuti e tuttavia di straordinario potenziale, che abbiamo codificato lo scorso febbraio durante le anteprime toscane.

Chianti Rufina
Partiamo parlando del pianeta Chianti, una categoria che abbraccia molteplici territori e interpretazioni, che vanno dal centenario Consorzio del Chianti Classico alle altre produzioni tra Siena, Arezzo, Pisa, Prato e Firenze, ad altre, con radici antiche, che non sono oggi altrettanto affermate in termini di notorietà e che vantano un’espressività ben distinta. È il caso del Chianti Rufina Docg, la più piccola tra le sette specificazioni del Chianti: un’area di 12.483 ettari tra i comuni di Pontassieve, Rufina, Londa, Pelago e Dicomano. Dai circa mille ettari vitati si ottiene una produzione di tre milioni e mezzo di bottiglie all’anno, divise tra soli ventidue produttori. Per capire il potenziale di questo territorio e del suo vino, è necessario tornare indietro di qualche secolo! Il Chianti Rufina costituisce uno storico distretto di produzione vitivinicola, posto in un arele speciale a nord-est di Firenze, sul medio versante della Sieve e alle pendici dell’Appennino Tosco-Romagnolo. Le prime testimonianze storiche sui vini di Rufina risalgono all’inizio del quindicesimo secolo. Nel diciottesimo secolo, con l’editto del Granduca di Toscana, arrivò il riconoscimento ufficiale e Cosimo III, nel bando del 24 Settembre 1716, classificava il vino prodotto in questa zona tra i migliori quattro della Toscana. Mai uguale a sé stesso e agli altri, il Chianti Rufina è stato per anni un’eccellenza per pochi intenditori, un po’ offuscata forse dalla fama e dalla comunicazione delle altre produzioni toscane. La dedizione alla qualità e alla valorizzazione di questa gemma non si è tuttavia mai arrestata, fino alla consapevolezza che anche il Chianti Rufina poteva chiedere di più, emergendo con le sue qualità uniche.

Il progetto Terraelectae
Quando si parla di territori tanto speciali, viene naturale volerne conoscere tutte le sfumaute, ognuna diversa grazie ai produttori e alle microzone pedoclimatiche. Da qui l’intuizione, o meglio la riscoperta del grande potenziale grazie alla zonazione del Chianti Rufina. Anni di studi, osservazioni e degustazioni hanno portato alla conferma che quella visione era realtà: ecco nascere nel 2020 il progetto Terraelectae, come marchio collettivo volontario sinonimo di un vino che esprima tutte le migliori caratteristiche del sangiovese in queste aree. Il senso delle terrae electae va ben oltre il terroir, e si avvicina forse più alla visione romano-anticha del genius loci: l’insieme delle caratteristiche di un luogo attraverso le quali si crea una sinergia con l’uomo che lo abita, qualcosa che ha i connotati della divinità e costituisce l’anima di un territorio. Per esprimere questa componente quasi mistica, ogni produttore (quattordici in totale quelli adertenti) individua la propria vigna di elezione, il fazzoletto di terra all’interno della proprietà nel quale il sangiovese esprime tutte le proprie caratteristiche nel modo migliore, con la massima qualità e con la maggior continuità possibile, anno dopo anno. Le uve prodotte in questa vigna vengono vinificate nel rispetto delle regole di un Chianti Rufina Riserva e il vino viene contrassegnato come appunto Terraelectae. Il marchio vuole essere una componente identitaria ma anche una garanzia che dimostri tutte le potenzialità del territorio appenninico della Rufina, da sempre espressione di vini eleganti e adatti a lunghi invecchiamenti e ora ancora più consapevoli del loro valore.

Val di Cornia
Le scoperte fatte alle Anteprime dell’Altra Toscana non finiscono qui. Spostandoci verso la costa, si arriva alle antiche terre etrusche della Val di Cornia, luoghi ricchi di sfaccettature e contrasti, dove le diversità geologiche e climatiche si riflettono in produzioni di straordinaria complessità e personalità. In questo contesto troviamo il Consorzio dei produttori di Suvereto Val di Cornia, una piccola comunità con una grande eredità vinicola alle spalle. Degli 850 ettari di vigneti che si estendono in Val Di Cornia, 150 sono coltivati a sangiovese, altri 150 a merlot, 100 a vermentino, 150 a cabernet sauvignon, 50 a syrah e 50 a cabernet franc; il resto è coperto da altri vitigni autoctoni, creando una proporzione equilibrata tra locali e internazionali.
Queste solo solo alcune delle interessanti scoperte fatte alle Anteprime. Territori e produzioni in cui la natura e la mano dell’uomo si incontrano per dare vita a vini straordinari. Ogni calice racconta la storia di un suolo antico, di un clima unico e di una passione enologica che si tramanda da secoli. Un viaggio sensoriale, in una terra che continua a sorprendere e a incantare gli amanti del buon vino. L’invito è quindi di continuare dal vivo questa esplorazione, lasciandosi guidare dalla bellezza e dall’esperienza di questi luoghi, espressi tra sapori e profumi unici con i propri vini.
Il racconto di quattro etichette assaggiate alle anteprime toscane
Fattoria di Lavicchio
Vigna Casanova Terraelectae Chianti Rufina Riserva Docg 2021
Dalla vigna storica del 1963 e dall’affinamento in botti da 15hl di rovere locale (Foresta Modello delle Montagne Fiorentine) per 24 mesi nasce questo Rufina di colore rosso rubino con piacevoli note di amarena e prugna in confetture, semi di cacao, chiodi di garofano e ricordi di sottobosco. Al palato rivela tutto il suo carattere succoso, con tannini morbidi, un bel ritmo e un lungo finale.
Tenuta Bossi Marchesi Gondi
Poggio Diamante Terraelectae Chianti Rufina Riserva Docg 2021
Un grande rosso che dopo un doppio passaggio in legno (in botte da 20 hl di rovere austriaca per 18 mesi e barrique per sei) e una lenta malolattica si esprime in un rubino brillante, con note di bacche rosse, arancia, ciliegia, rosa e spezie. In bocca la freschezza vivida richiama note agrumate con sfumature di liquirizia. Il tannino setoso attraversa l’assaggio fino alla chiusura fruttata e persistente.
Petricci e del Pianta
Nubio Suvereto Cabernet Sauvignon Docg 2021
Un Cabernet che riposa 24 mesi in barrique di secondo passaggio ed esprime eleganza e profondità. Il rosso rubino carico si apre verso ricordi di prugna nera, mora, viola, basilico ed erbe silvestri, dialogando con spezie scure e tè nero. Sorso pieno, dai tannini levigati e un finale di bella progressione e lunghezza.
Bulichella
Montecristo Suvereto Docg 2019
Il lungo affinamento in rovere francese e il blend tra merlot, cabernet sauvignon e petit verdot conferisce al vino un colore rubino intenso; il naso sfaccettato esprime aromi di mirto, mirtillo sciroppato, scisto, noce moscata e caffè. Al palato rivela una bella dinamica tra il frutto succoso, tannini fini e una vivace freschezza, che si fondono nel finale persistente.