Vietti, gli idiomi delle Langhe
Presentati i Barolo 2020 delle diverse provenienze aziendali, accompagnati da altre importanti etichette di Vietti
Un nome una garanzia si potrebbe dire. Un’azienda che ha scavato un solco deciso nella ricerca dell’espressività di ciascuna vigna in terra di Barolo, la cui eredità è perpetrata dall’enologo albese Eugenio Palumbo, da ventidue anni in azienda, e da Nicoletta Orsello, da quattro anni in Vietti, ora responsabile dei rapporti con la stampa, eventi e progetti speciali. Dal 2016 è di proprietà del gruppo americano Krause, dell’omonima famiglia, che detiene società importanti e in diversi settori negli Stati Uniti e in Italia. Krause non ha mai interferito sugli obiettivi enologici, consentendo piuttosto investimenti importanti in nuovi vigneti e la scelta della sostenibilità ad ampio respiro che parte dalla riduzione continua dell’impatto ambientale, scegliendo la viticoltura biologica, fino alla gestione del welfare aziendale, sostenendo i dipendenti in spese sanitarie e familiari, e all’impegno nel sociale supportando associazioni benefiche e di volontariato.
Nicoletta Orsello ed Eugenio Palumbo ci hanno accolti a Roma da Achilli al Parlamento, storico ristorante, scrigno delle migliori espressioni enologiche del Paese. Un ambiente perfetto per parlare di grandi vini e per addentrarci nel l’articolato mondo del Barolo.

Non prima di aver assaggiato il Derthona Timorasso 2022 (progetto nato con la vendemmia 2017, dopo l’acquisto di vigneti). È un vino che gioca tra toni minerali di granito e gesso, fiori gialli e miele, con il frutto, agrumi su tutti, dalle striatura alcoliche. Bocca avvolgente, calorica, salina, strutturata, dotata di una pennellata tannica.
Poi la Barbera d’Asti La Crena 2021, vino elegantemente esplosivo di frutto, con intriganti toni di violette candite. Succoso al palato, dal tannino vispo, bilanciato, energico e ritmato, fonde l’energia fruttata con respiri di liquirizia e grafite. Abbiamo assaggiato anche la 2011 che presenta un frutto ancora integro e un bilanciamento gustativo dinamico e goloso.
La Barbera d’Alba Vigna Scarrone 2021 è un classico aziendale e parla un linguaggio completamente diverso, appena timido nel frutto balsamico. Ha un piglio leggermente austero al palato, dove c’è maggiore ritmo che al naso, c’è integrazione e struttura, tra frutto, fiori, spezie e minerali.
Di seguito la Barbera d’Alba Vigna Vecchia Scarrone 2021, che alterna al naso note scure a cenni gioiosi, fioriti e fruttati. Ricca di acidità succosa, ma anche di tannino, manifesta un potenziale veramente importante, grande struttura e una profondità particolare per il vitigno.
Abbiamo chiuso questo excursus con il Barbaresco Roncaglie 2020 (prodotto per la prima volta nel 1964), incontrando le luminose trasparenze del Nebbiolo che anticipano un naso elegante di fiori, spezie e frutto, espresso anche nell’arancia rossa in bel contrasto con cenni di cipria e minerali scuri. Il piglio succoso al palato affronta bene l’energia del tannino, per un insieme coerente che aggiunge liquirizia in radice e caramelle, manifestando un grande futuro.
I Barolo in degustazione
Non possiamo non ricordare di aver assaggiato in anteprima dalle botti a primavera 2022, durante una visita in azienda, molti dei vini che seguono. I caratteri dei diversi Barolo erano già evidenti in quel momento e oggi si confermano: l’immediatezza olfattiva e l’accoglienza gustativa di Brunate; l’energia al palato e i tannini decisi di Cerequio; la robustezza, profondità e freschezza di Lazzarito; l’equilibrio, l’eleganza e la ricchezza agrumata di Rocche di Castiglione; il profondo gioco di chiaroscuri di Ravera; l’avvenenza e la diversità di Monvigliero. L’articolo è su Cucina & Vini numero 186.

Castiglione 2020 (prima annata 1971)
È il Barolo della tradizione, ovvero il vino frutto di un blend di vigne, figlio di un puzzle territoriale che consentiva di compensare le espressioni più austere con quelle più aperte e disponibili per un risultato integrato. Oggi il clima è più caldo e l’uva arriva a maturazione perfettamente in tutte le aree, ma il Barolo tradizionale conserva il suo appeal di prodotto sintesi, tanto che le diverse provenienze sono vinificate separatamente e assemblate prima dell’imbottigliamento. È gentile e articolato di petali di rosa e viola, con frutto dolce di ciliegia e vibrante di mirto, con tratti di agrumi canditi e tante spezie (ginepro su tutte). Bilanciata nonostante un tannino importante, la bocca è dotata di bel frutto ed erbe aromatiche, giovane, non del tutto distesa.

Brunate 2020 (prima annata 1990)
Ha subito un piglio dolce, avvolgente e molto invitante di frutto articolato percorso da delicate e gioiose tostature, da spezie dolci, con nuance fungine profonde, tocchi di cacao e un respiro fiorito articolato in cui campeggia la viola. Bocca ben bilanciata, dà immediatamente una percezione di lunghezza, grazie all’integrazione di un tannino netto e ben disteso che a dispetto della giovinezza, rende il vino di bevibilità unica. Già godibile e con un futuro roseo.

Cerequio 2020 (prima annata 2018)
Deciso e spingente nella sua dialettica fruttata articolata, ma anche fiorita, percorsa da respiri di erbe aromatiche ed erbe officinali. Bocca ritmata, succosa, importante e corposa, dotata di un tannino netto e potente, ancora appena austero che non limita la dialettica retronasale ricca di frutto, cha va da toni scuri a tocchi più chiari fino a fragola, chinotto e arancia. Il suo enorme potenziale è palpabile.

Lazzarito 2020 (prima annata 1989)
Gioca subito sui chiaroscuri mettendo a confronto profumi floreali e aromi di frutto, anche appassito, con timbri di grafite e liquirizia. Si inserisce poi la speziatura dolce con soffi di erbe aromatiche, anche mentolati, profilando un insieme olfattivo di grande dinamica. Ingresso succoso e bilanciato, il tannino è denso e stratificato, mai invadente, caratterizzato da un picco che serra appena il retrolfatto, poi il vino si distende e riprende il racconto complesso ed esuberante di frutto.
Abbiamo anche assaggiato la 2010 di questo vino dalla longevità entusiasmante. Il frutto è concentrato e molto articolato, dalle note fresche alle confetture. Si aggiungono elegantissimi e profondi toni fungini ad arricchire le note di tabacco e la profonda e ampia speziatura. Bilanciato, molto fresco, è robusto e setoso, ancora vibrante e dal retrolfatto multiforme.

Rocche di Castiglione 2020 (prima annata 1961)
Questo vino segna l’inizio di un nuova era ovvero della vinificazione delle vigne separate. È intenso e fuso tra frutto e spezie, con note di frutta secca e tratti scurito stati e di liquirizia, mentre riconosciamo respiri gentili di anice insieme agli agrumi dolci e spingenti e a soffi fioriti. Subito di freschezza succosa a cui si aggiunge una sapidità netta che alimenta la tensione tannica importante, ancora appena asciugante. Riprende la complessità del naso manifestando la sua gioventù in un insieme non ancora del tutto disteso.

Ravera 2020 (prima annata 1999)
Senza indugio presenta la sua dote fiorita e poi si pare con una bella ricchezza di frutto percorso da balsami; gli aromi fruttati sono molto articolati, dolci e croccanti al contempo, dagli agrumi all’amarena, sfumata da tratti speziati invitanti. La bocca è vibrante, sapida, appena asciugante, ma ben bilanciata; riprende subito a raccontare il frutto con i fiori, poi in progressione tende appena a stringere su note di liquirizia e grafite.

Monvigliero 2020 (prima annata 2018)
Accoglie articolato di frutto fresco e dolce, con intriganti riconoscimenti di confettura di fragole e lamponi, percorsi da una ricchezza speziata, seguita da respiri floreali e da note di erbe aromatiche. Si aggiungono tocchi tostati in bel contrasto con toni di scorza di agrumi. La bocca è bilanciata, succosa, invitante, in grado di riprendere netta la sua dialettica tra frutto, spezie e fiori; diventa appena vibrante per il tannino avvolgente ma netto, poi in lunghezza si distende e riprende in persistenza a declinare il frutto. Avvenente.

Barolo Riserva 2016 (prima annata 2015)
Espressione tradizionale del Barolo da lungo invecchiamento, al naso si presenta fuso tra frutto, fiori, confetture, pasticceria e nuance tostate, percorio da cenni di salgemma, da nuance umami, da un’articolata speziatura e da soffi balsamici. La bocca è pronta, succosa e quasi vibrante per l’acidità, integrata, distesa, ricca di frutto, con respiri di erbe aromatiche e officinali, per un insieme veramente invitante.
Barolo Riserva Villero 2016 (prima annata 1982)
Il vino sarà commercializzato a ottobre e l’etichetta non è ancora disponibile poiché, nel caso di questo vino, per ogni uscita il progetto è affidato a un artista diverso. Al naso questa Riserva si esprime con grande amalgama ed equilibrio, per un insieme di estrema eleganza in cui nessuna famiglia di aromi vince tra frutto, fiori e spezie, con cenni di pellami, soffi di erbe aromatiche e tocchi minerali di incenso vagamente agrumati. La bocca è incisiva, di freschezza vitale e succosa, dal tannino deciso e fitto, ma non stringente, che aggiunge, al ritorno del bouquet del naso, toni netti di liquirizia nera e cenni di cacao. Gioca sui contrasti rendendosi al contempo potentissimo e invitante, austero e accogliente. Sarà una emozione poterlo assaggiare tra una decina di anni!