Allarme bar: oltre 20mila quelli chiusi dal 2015 ad oggi
Necessario un intervento immediato e ben strutturato destinato a risollevare le sorti dei bar italiani. Grande tema di oggi ad Host
Negli ultimi 10 anni hanno cessato l’attività oltre 21 mila bar e nel solo primo semestre del 2025 il saldo tra aperture e chiusure è stato negativo per 706 unità. Un trend che evidenzia la fragilità del comparto fotografata anche da un tasso di sopravvivenza delle imprese che a cinque anni dall’apertura è del 53%.

La crisi del più grande comparto del fuoricasa
Brutte notizie, stando ai numeri, per quel genere di attività che in una cultura popolare tutta italiana rappresenta un pilastro della socialità. L’abbiamo anticipato nel titolo, quindi sì parliamo dei bar che stando ai dati FIPE, hanno certamente conosciuto tempi migliori. Le cause di questa debacle sono tantissime, tra queste certamente c’è una costante difficoltà nel conciliare sostenibilità economica ed elevati standard di servizio; un vero percorso ad ostacoli per un comparto del fuoricasa, come i bar, che conta quasi 128 mila imprese, occupa 400 mila addetti (285.000 sono dipendenti, di cui il 58,9% donne) e vale oltre 20 miliardi di euro di consumi.

Fibe ed Illycaffè insieme per intervenire
Se ne è parlato giusto oggi a Milano nel corso di HOST la fiera internazionale dell’accoglienza e della ristorazione in occasione del meeting dal titolo “Il futuro del bar italiano”, promosso da FIPE-Confcommercio. Una importante occasione di confronto ed anche di analisi dello stato attuale della situazione, in cui sono intervenuti il presidente di FIPE Lino Enrico Stoppani e il Presidente di Illycaffè Andrea Illy. I numeri sul turnover, pur depurati da alcuni aggiustamenti amministrativi, sono la spia delle difficoltà che da anni vive il bar italiano alla ricerca della compatibilità economica tra ricavi e costi per un servizio che resta unico in termini di prossimità e accessibilità. Si tratta dunque di una questione di “sistema”, perché il bar non è solo un’attività economica ma un presidio di socialità e di identità dell’Italian lifestyle.

Salvaguardare uno dei simboli della socialità italiana
I due presidenti non hanno di certo ridimensionato la gravità della situazione, Stoppani della Fipe ha ribadito che considerate le evidenze sullo stato di salute dei bar italiani “è necessario un ripensamento del modello di business del comparto. Con il cambiamento delle abitudini di consumo, la sfida di oggi è quella di trovare un nuovo punto di equilibrio per la sostenibilità economica delle attività: un imperativo urgente e necessario per continuare a garantire la funzione del bar quale presidio di socialità nonché elemento centrale anche per la qualificazione dell’offerta turistica.” Andrea Illy, ha invece sottolineato come sia necessario intervenire il prima possibile, per garantire un nuovo corso a questo comparto del fuori casa che annovera di gran lunga il più elevato numero di punti vendita e di contatti con il pubblico, paragonabile a quello dei media. “I bar sono inoltre luoghi di cultura sociale ed alimentare, ma oltre ai servizi irrinunciabili che offrono, sono anche un potentissimo strumento promozionale dell’Italia nel mondo e rappresentano un patrimonio da valorizzare” conclude Andrea Illy.
Insomma, è necessario un piano strategico in grado d’intervenire in modo strutturale, capillare ed anche in tempi brevi per offrire ai bar italiani la possibilità di vivere un nuovo corso. Uno sforzo nient’affatto facile, ma che merita di essere devoluto a favore di questi luoghi che, oltre a coprire diverse occasioni di consumo (colazione, pranzo, aperitivo, dopo cena), rappresentano forse l’ultimo baluardo di una socialità di puro Made in Italy impossibile da replicare in qualunque altra parte del mondo.