Cantina Girlan missione Pinot Nero

Cantina Girlan porta a cinque il numero delle etichette di Pinot Nero, cinque diverse partiture per leggere i suoli altoatesini più vocati

In Alto Adige si ha contezza della coltivazione del pinot  nero dalla seconda metà dell’Ottocento, ma la sua diffusione e sviluppo è uno storia più recente. Dapprincipio la varietà ha sempre avuto uno spazio marginale poiché si tratta di un vitigno poco produttivo e per questo non era nelle grazie dei viticoltori. Quando parte la rivoluzione del vino in Alto Adige, negli anni Ottanta del secolo scorso, il pinot nero entrò di diritto nel processo proprio per la sua naturale vocazione. Andando a scartabellare nei dati produttivi (forniti da Idm), scopriamo che la superficie vitata a pinot nero in Alto Adige nel 1978 ara di 211 ettari su un totale superiore a cinquemila. Il dato del 2008 è di 337 ettari mentre nel 2017 si è arrivati a 450, per raggiungere 506 ettari nel 2020 su una superficie vitata totale sempre superiore ai cinquemila, arrivando a rappresentare oltre il 9% del totale, quando nel 1978 non arrivava al 4% . E arrivando a guadagnare il posizionamento di rosso eccellente del territorio, fatto universalmente riconosciuto. In questa dialettica la Cantina Girlan è una di quelle che a più investito nella varietà, portando la superficie produttiva da 20 ettari a 40 negli ultimi quaranta anni, su una superficie totale aziendale di 220 ettari, ovvero quasi il 20%. Un dato inequivocabile, il doppia del valore medio del territorio, che sottolinea la dedizione alla varietà e la progettualità dedicata al pinot nero.

Parlando di etichette, l’azienda ne propone ben  cinque (nella foto di apertura di Alex Filz) per leggere i tre areali di provenienza delle uve:  quello di Cornaiano-Appiano, intorno alla cantina, caratterizzato da suoli morenici, quello di Pinzon dai terreni calcareo argillosi e quello di Mazon, considerato areale di elezione della varietà, su terreni argilloso calcarei. I cinque Pinot Nero in purezza sono: Patricia, Flora, Trattmann, Curlan e Vigna Ganger, tutti commercializzati con la menzione Riserva, salvo il primo che è comunque caratterizzato da una maturazione in legno di circa un anno.

In occasione della presentazione del neonato Alto Adige Pinot Nero Riserva Curlan 2018, abbiamo avuto modo di assaggiarlo insieme all’Alto Adige Pinot Nero Riserva Flora 2019. Il primo figlio di tre parcelle specifiche di Cornaiano caratterizzate da depositi morenici su roccia porfirica vulcanica, con viti di età da venti a venticinque anni; il secondo è frutto di un blend delle tre aree, da vigne di età compresa tra sette e quindici anni. Due vini profondamente diversi, il primo giocato su energia e dinamica, il secondo su gentilezza e seduzione. Insomma i luoghi sono lo spartito e le uve lo strumento, gli uomini con la loro sensibilità e competenza i compositori e interpreti che in un caso suonano un classico di Whitney Houston, nell’altro un rock dei Led Zeppelin.

girlan pinot noir flora

Flora 2019
Alto Adige Pinot Nero Riserva Doc
14% vol

Suadente, seducente, avvolgente. Rubino luminoso, appena versato mostra la sua gioventù e una leggera ritrosia, poi la dolcezza del frutto pervade l’olfatto: la marasca, la ciliegia, anche sotto spirito,  il ribes nero, il lampone, la granatina, percorsi da note balsamiche di menta ed eucalipto, con spunti di tabacco, note di cannella, vaniglia, liquirizia in radice, con dolcezze di crostata alla confettura di visciole. Bocca morbida, bilanciata, vitale e di bella dinamica, in grado di rivela la sua potenza alcolica in morbidezza e calore, ma in un insieme bilanciato, dal tannino vellutato, che riprende deciso il frutto in una veste suadente, di maturità dolce e succosa, con delicate note speziate, mai scure, tra cannella e vaniglia.

girlan pinot noir Curlan

Curlan 2018
Alto Adige Pinot Nero Riserva Doc
15% vol
Energico, atletico, dinamico. Rubino intenso e vivace, al naso è deciso di frutto fresco e croccante negli aromi di visciola, mirtillo, bacca di mirto, ribes nero anche in sciroppo, che incontrano profumi turgidi di peonia  e viola, tutti sfumati da note balsamiche mentolate anche nei toni di sciroppo di menta. Ecco la speziatura che ricorda la liquirizia, il pepe, la bacca di ginepro, che si fonde con note di grafite, con cenni di pane grigliato con confettura di visciole. Bocca polposa, succosa, decisa nella sollecitazione fresca e sapida, dal tannino ricco e netto, non disidratante, ma ben integrato dalla struttura importante, e una morbidezza che integra la netta alcolicità in un afflato calorico avvolgente. Torna sul frutto scuro del naso, vitale e dolce, sfumato da note di liquirizia, menta e grafite che si fondono nell’insieme vitale e dalla persistenza veramente pronunciata.