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Carlo e Marco Carini: dieci anni di Tegolaro

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carlo e marco carini

Azienda Agricola Carlo e Marco Carini: dieci annate di Tegolaro in degustazione

Sì, fu veramente galeotto quel Vinitaly del 2000 perché fu la visita a quel parco giochi del mondo del vino a stimolare Carlo Carini, attuale titolare con il fratello Marco della omonima azienda agricola, alla produzione di vini di qualità. Tutto nasce dalla casa di famiglia della mamma degli attuali conduttori: “Qui era nata mia madre – ci spiega Carlo – quindi questa era la residenza della sua famiglia ma allora ancora non c’erano i terreni, ad acquistarli ci pensò mio padre. Prima con piccoli appezzamenti, poi con successive acquisizioni, piano piano, fino a raggiungere l’attuale estensione che è di circa centoquaranta ettari”. Sulla proprietà esistevano già diverse case coloniche e due laghetti che oggi vengono utilizzati per l’irrigazione delle coltivazioni dell’azienda. “Già nel 1975 – prosegue Carlo – mio padre, forse primo della zona, fece realizzare una stalla meccanizzata, dimostrazione di quanto egli credesse nell’allevamento del bestiame, nell’agricoltura e di quanto fosse forte il suo attaccamento ai suoi luoghi d’origine”.

Vale la pena ricordare che siamo nella frazione di Colle Umberto, a circa dodici chilometri da Perugia; in quella splendida Umbria ricca di storia, tradizioni, arte e spiritualità, quella dei luoghi sacri famosi in tutto il mondo. Avendo l’Umbria dato i natali a santa Rita e san Francesco, da sempre Assisi è meta di pellegrinaggi e da qualche tempo è considerata ormai la città della pace. La frazione di Colle Umberto si trova a circa duecentonovanta metri di altitudine, mentre l’azienda agricola ha i suoi terreni che si estendono tra i duecentocinquanta e i trecentoquaranta e sono situati tra le pendici del monte Tezio e la piana del lago Trasimeno. Il terreno è principalmente marnoso arenaceo, ideale per la coltivazione dell’ulivo e della vigna.

Quest’ultima è condotta con il sistema del cordone speronato e grande attenzione è rivolta alla gestione del verde, alle potature e ai diradamenti; pratiche indispensabili per ottenere gli alti standard qualitativi che l’azienda si è prefissata di ottenere. “La produzione di vino e olio faceva parte già della cultura della nostra azienda. Mio padre aveva deciso di commercializzarli al dettaglio, in fusti o lattine l’olio e nelle damigiane il vino. Tutto era destinato alla vendita locale e nei paesi limitrofi. Il vino proveniva da diciassette ettari di vigneti, allora era già una superficie di tutto rispetto.

Poi, per decisione di mio padre, quei vigneti furono tutti espiantati e fu lasciato un unico appezzamento di circa cinque ettari per la produzione del vino destinata al consumo domestico”. Purtroppo nel 2000 il papà di Carlo e del fratello Marco, oggi urologo a Firenze, viene a mancare. In quel periodo tutto il bestiame era già stato venduto, era rimasto solo uno stallone. A quel punto i due fratelli si guardarono negli occhi e si chiesero cosa fare dell’azienda divenuta ormai di loro proprietà. D’accordo stabilirono che quel patrimonio di tradizioni e di cultura rurali non poteva andare perso. Era arrivato il momento di trasformare l’azienda ereditata in un’attività piacevole da gestire e che tornasse nuovamente a essere redditizia. Così iniziano i lavori per la costruzione di una piccola cantina, quindi il luogo deputato ad accogliere le barrique e pian piano la ristrutturazione arriva a raggiungere l’assetto attuale.

“La vera scintilla è scattata nel 2001 – ci confessa Carlo – quando per la prima volta ho visitato il Vinitaly: fu amore a prima vista. La scoperta di questo mondo affascinante mi conquistò immediatamente. Prima il vino era solo una simpatia; da quel momento in poi fu un vero amore. Lo fu a tal punto che l’anno successivo, il 2002, fui già in grado di partecipare alla fiera di Verona come espositore, anche se con un solo vino: il Tegolaro”. Non fu solo l’incontro con quel caleidoscopio di colori, profumi e sapori che è il Vinitaly, ma anche occasione di conoscere Maurilio Chioccia, l’enologo da sempre, il sempre inteso della nuova gestione della produzione vinicola dell’azienda Carini. “Appena rientrato da quella visita illuminante – continua Carlo con malcelato ma giustificato orgoglio misto a soddisfazione – chiesi a Maurilio di assistermi nella costruzione della piccola cantina.

Individuammo l’edificio in un vecchio fienile che prima veniva utilizzato per le pecore. Tornai dalla fiera di Verona i primi giorni di aprile e a settembre dello stesso anno avevamo già la cantina pronta per la vinificazione”. Il vigneto era quell’ultimo rimasto, quello destinato alla produzione del vino per il consumo personale, il migliore, quello da cui ancora oggi si produce il Tegolaro: diecimila bottiglie la prima produzione, la stessa quantità che ancor oggi viene distribuita. L’azienda Carini non è da grandi numeri e la volontà è quella di non esserlo, poiché è convinzione dei titolari che solo così possono continuare a mantenere il livello qualitativo raggiunto. La produzione totale attuale si aggira intorno alle quarantamila bottiglie, frutto di dieci ettari di proprietà, i più recenti con una densità di cinquemila ceppi per ettaro, e di due piccole vigne in affitto.

carlo e marco carini 1

La cantina, fornita già delle più moderne tecniche, non ha subito grandi modifiche dalla sua nascita; la vera svolta si è avuta in vigna, nel 2004, con l’acquisizione della collaborazione di Valenti, docente di viticoltura al corso di laurea di agronomia ed enologia all’Università di Milano. Nel tempo poi l’impresa ha ritrovato il suo spirito di azienda agricola, sono arrivati i maiali di cinta senese, allevati rigorosamente allo stato brado e solo in caso di necessità alimentati con integratori come castagne e frumento prodotto dalla stessa azienda. Con il passar degli anni sono aumentate anche le referenze di prodotti vinicoli; oltre all’ormai classico Tegolaro (merlot e cabernet sauvignon), sono arrivati il Poggio Canneto (chardonnay e pinot bianco), l’Óscano (gamay e sangiovese) e il più recente Rile (grechetto, chardonnay e trebbiano), questi i nomi dei vini dell’azienda.

I primi due sono toponimi di zona, mentre Rile e Óscano fanno riferimento a due torrenti che passano all’interno dell’azienda. Oggi la società è fornita di un punto vendita dove si possono acquistare, oltre i vini, gli oli, quattro diverse cultivar in purezza e uno che è frutto dell’assemblaggio dei quattro, tutte le leccornie prodotte con la succulenta carne di cinta senese e a breve anche formaggi e miele. Ma il motivo della nostra visita è un’anteprima assoluta: la verticale di Tegolaro dalla sua prima annata, il 2001, fino a quelle non ancora in commercio, il 2009 e il 2010. In ottobre si raccolgono le uve che daranno vita al Tegolaro e di queste si effettua un’accurata cernita. La macerazione è di tipo tradizionale, a contatto con le bucce per circa quindici diciotto giorni, con numerosi rimontaggi e salasso del 20% nella fase iniziale. La fermentazione alcolica avviene, in acciaio inox, a una temperatura massima di 27 °C, mentre la malolattica avviene in barrique. Dopo la maturazione per dodici mesi in queste piccole botti di rovere francese e tonneau, il vino riposa ancora dodici mesi in bottiglia prima di essere commercializzato. In questa occasione e, ripetiamo, per la prima volta, vengono degustate dieci annate in sequenza di questo vino.

Quello che ci ha meravigliato è la sorprendente tenuta nel tempo di questo vino, nel colore e nelle naturali caratteristiche dei vitigni che lo compongono. Sin dalla prima annata, quella prodotta sì con l’intento di ottenere il massimo della qualità ma con ancora alcuni dettagli da affinare. Per fare solo degli esempi: il vino prodotto nel 2001 aveva trascorso solo tre mesi in barrique per affinarsi, cosa che oggi avviene per oltre un anno; allora il cantiniere era bravo ma non quanto l’attuale Enrico Cicci laureato in agraria. Ci ha colpito il suo colore ancora vivido, senza un cedimento; l’estrema pulizia del naso a partire già dalla prima annata, e quel filo conduttore unico che le unisce tutte, pur esprimendosi ognuna con un carattere diverso, figlio del territorio. Dopo il bell’abbrivio del 2001, dal 2002 al 2004 sono state annate difficili caratterizzate da andamenti climatici completamente diversi, che hanno probabilmente portato a variare le percentuali tra i due vitigni e lasciano trasparire ancora la ricerca di una identità aziendale; trovata poi e perseguita in tutti i millesimi successivi.
L’obiettivo dell’azienda, quello della ricerca spasmodica della qualità, è stato centrato con precisione, ma i millesimi che più ci hanno colpito sono stati il 2003, il 2007 e il 2009. Il 2010 ha dimostrato grandi qualità di fondista e dimostrerà tutte le sue qualità.

 carlo e marco carini

LA DEGUSTAZIONE

TEGOLARO
14% vol
uve: merlot, cabernet sauvignon
€ 12,50 (annata in commercio 2008)

TEGOLARO 2001
14% vol
Per essere la prima annata prodotta non rivela pecche ma necessita di qualche minuto nel bicchiere per esprimersi. Colore rosso con riflessi leggermente granati. Naso inizialmente un po’ timido che poi si apre a toni di frutti rossi anche in confettura. Mora, mirtillo, nocciola, mandorla, radice di liquirizia, cannella, noce moscata, chiodi di garofano e carruba. Bocca fresca, morbida, equilibrata, di bella struttura e tannino sottilissimo. Un appena percettibile cedimento del corpo non altera la piacevolezza di beva e il retrolfatto denso di frutti maturi, con dolcezze che ricordano la crostata di visciole. Il finale è della liquirizia con note minerali.

TEGOLARO 2002
14% vol
Frutto di un’annata piovosa, il vino si esprime con toni meno dolci ma ugualmente piacevoli. Rosso rubino impenetrabile, ha naso fresco e dolce dove si evidenziano toni vegetali di foglia di pomodoro e sfumature di salvia. Visciole, more, mirtillo, chinotto,
tamarindo, noce moscata, carruba e poi brutti ma buoni, chiodi di garofano e macchia, toni balsamici di eucalipto e sandalo. Bocca morbida fresca, equilibrata, di bella struttura e costanza gustativa. Il tannino è più presente ma non invadente. Finale di liquirizia e toni vegetali, oltre il frutto.

TEGOLARO 2003
14% vol
Un vino che sembra aver trovato la sua giusta dimensione dopo le difficoltà delle precedenti annate. Colore rosso rubino con riflessi ancora brillanti. Naso fresco con toni vegetali ancor più vividi del 2002 che lasciano pensare a una maggiore presenza del cabernet. A seguire gli aromi di frutti maturi, salvia, note speziate di pepe nero e verde e cardamomo, ciliegia e visciola. All’assaggio è fresco e sapido, con tannini leggermente più evidenti delle precedenti annate ma sempre ben integrati nella struttura che non lascia trasparire l’importante vena alcolica. Ha un finale di fase piacevolmente amaricante. Retrolfatto dolce di frutto poi toni vegetali e di liquirizia, quindi nocciole e mandorle e i toni minerali.

TEGOLARO 2004
14% vol
Anche in questo caso le vegetalità del cabernet sono evidenti ma lasciano più spazio al frutto e alle tostature. Colore rubino sangue di piccione, naso dolce con i frutti maturi in primo piano e le note vegetali che fanno solo da cornice. Tonalità balsamiche di eucalipto e anice stellato, rinfrescano anche i toni di carruba e legno di sandalo, sfumati da sentori di vaniglia, chiodi di garofano e noce moscata. Bocca fresca, morbida e di buon equilibrio, lascia percepire una lievissima carenza a centro assaggio che non altera la beva, mentre i tannini, sottilissimi, sono sempre ben bilanciati. Con un effetto clessidra il vino torna poi in equilibrio. Retrolfatto inizialmente dolce poi toni vegetali, di liquirizia e le dolcezze della vaniglia.

TEGOLARO 2005
14% vol
Ormai la barra del timone è stata disposta nella giusta direzione, quella tracciata con l’esperienza dei precedenti millesimi. Colore rosso rubino con riflessi che tendono al granato. Naso dolce di agrumi maturi come mandarancio e arancia rossa, con le sfumature vegetali che riportano al cabernet ben integrate. L’eucalipto si fonde ai sentori di visciola, amarena e ciliegia, con pepe verde e nero. Bocca fresca, morbida, dai tannini presenti e ben integrati. Nel finale il tannino, seppur sottile, si fa leggermente più evidente. Retrolfatto dolce di frutto con toni vegetali, speziati, di liquirizia e nocciole tostate.

TEGOLARO 2006
14% vol
Lievemente sotto tono rispetto alla precedente annata, per una bocca appena più nervosa. Rubino intenso, ha naso un po’ meno coinvolgente, leggermente alcolico ma dolce di frutto e fresco di toni balsamici, con toni di cioccolato e polvere di caffè che completano la fase. Bocca fresca abbastanza morbida equilibrata e con tannino più presente anche se non fastidioso, sempre ben integrato. Retrolfatto più spostato su toni vegetali, dopo il frutto. Chiusura di nocciole, vaniglia e spezie (pepe e liquirizia).

TEGOLARO 2007
15% vol
Decisamente tra le migliori espressioni di questo vino. Rosso rubino impenetrabile, naso che torna dolce di frutti maturi e anche in confettura di prugna e carruba in primo piano fusi con nocciola e mandorla sia fresche che tostate. Riconosciamo inoltre chinotto, arancia rossa, polvere di caffè, cioccolato fondente e caramella mou, con sfumature minerali di scisto e grafite, note mentolate e nuance balsamiche di eucalipto. Fresco morbido, equilibrato, è dotato di trama tannica presente ma sottile e ben integrata e nel finale lascia avvertire una percezione pseudo calorica.

TEGOLARO 2008
14% vol
Annata ancora in commercio è di colore rubino impenetrabile. Ha naso fresco e dolce di frutti, con riconoscimenti di confettura di ciliegia, prugna e cipria, percorsi da sfumature vegetali di peperone e foglia di pomodoro, con toni di macchia e mirto che marcano il territorio. Bocca morbida fresca, equilibrata e di bella progressione gustativa, è dotata di un tannino presente e ben integrato e manifesta una leggerissima carenza a centro bocca, che comunque non altera un retrolfatto dolce di frutti, di toni di vaniglia e balsamici che si arricchiscono di sfumature minerali di grafite.

TEGOLARO 2009
15,5% vol
Prossimo alla commercializzazione è un vino che potrà rivelare belle sorprese. Rosso rubino impenetrabile, ha naso fresco e dolce nei toni di sottobosco fusi con nocciola e mandorla tostate e a seguire polvere di caffè after eight e moncheri. Bocca morbida, fresca, equilibrata, di trama tannica sottile e ben integrata, si caratterizza per una bella la progressione gustativa che dà loquacità retronasale nella declinazione aromatica coerente che arriva a nocciole e confetture di frutti rossi, con dolci alla frolla.

TEGOLARO 2010
14,5% vol
Ovviamente giovanissimo, necessita palesemente ancora di qualche mese di bottiglia ma ha
tutte le carte in regola per diventare importante. Rosso rubino con riflessi porpora, naso ancora impreciso e vegetale che esprime frutto e tostature. Nonostante la gioventù, in bocca manifesta di integrare già appieno tutti i fondamentali. È sostenuto da un giusto corpo e avrà sicuramente molto da dire in futuro.

di Fabio De Raffaele

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