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Ciccio Zaccagnini Riserva San Clemente: verticale del grande rosso

In In evidenza, Protagonisti, Vino by 280188Leave a Comment

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Degustazione Montepulciano d’Abruzzo Terre di Casauria Riserva San Clemente

Dovete arrivare da Roma per cogliere immediatamente la dimensione del luogo. Convergenza di mare e alta montagna, l’Abruzzo offre al visitatore una variabilità di panorami straordinaria e subito prima di arrivare nella valle del Pescara si percorre in autostrada una gola piuttosto stretta, fatta di rocce acuminate, abeti e larici, un passaggio di grande suggestione in qualunque stagione lo percorriate, le Gole di Popoli; e poi si apre, come fosse l’uscita da un tunnel emozionale e c’è la quiete della valle, con il massiccio della Maiella a dominare da destra e in lontananza, a sinistra, il Gran Sasso. Non vi lasciate ingannare dalla prima sensazione di pace e tranquillità, il panorama davanti ai vostri occhi lo suggerisce: la prima centrale eolica italiana è stata in- stallata qui, a Tocco da Casauria, nel 1992 e non è un caso. Il vento costante, non la bufera: un elemento prezioso se la natura lo regola nel modo più idoneo alla viticoltura. Nella giusta misura mantiene le vigne “secche” ovvero non consente ristagni di umidità e quindi combatte ogni tipo di muffa; asciuga quindi, come quando ci siamo trovati in azienda il 12 settembre scorso, dopo un forte e lungo acquazzone.

Poche ore e il terreno era già completamente asciutto, la vigna calpestabile, la terra nella sua forma solita, ricca di crepe e totalmente nuda in vigna. Il secondo elemento, il terreno: argilloso calcareo, ricco di microelementi, ideale per la vite, specialmente per quella a bacca rossa. E poi l’esposizione, la valle è disposta a sud ovest, ricchissima di sole e luce, una luce abbagliante. E non è casuale che la vigna San Clemente, dedicata al luogo sacro più importante e misterioso della zona, l’abbazia di San Clemente a Casauria, sia posta su una collina abbastanza centrale nella valle, orientata totalmente a sud. L’uomo, il quarto elemento, quello determinante ha scelto quella vigna: un duo affiatatissimo quello tra Concezio Marulli, enologo dell’azienda dal primo giorno, e Marcello Zaccagnini, instancabile proprietario con due passioni, il vino e l’arte; insieme hanno definito “i confini” di questo vigneto per costruire il vino più importante, non quello più difficile, perché il San Clemente non vive di compromessi, usa l’uva migliore, quella coccolata.

Il più buono è quello che dovrò fare

L’azienda già a fine anni Ottanta aveva raggiunto la notorietà grazie a un vino, ovviamente un Montepulciano d’Abruzzo, che soddisfaceva (e soddisfa) un aspetto essenziale al consumo, il rapporto qualità prezzo; non solo, da una straordinaria intuizione nacque l’idea di legare un tralcetto di vite sul collo della bottiglia: era ed è il vino del tralcetto in tutto il mondo, il motore della Ciccio Zaccagnini, il prodotto, con i fratelli bianco e rosato, su cui è stato possibile costruire il progetto San Clemente ovvero il programma di realizzazione del vino immagine aziendale quello senza compromessi. “Era il progetto 2000 -racconta Concezio Marulli – e aveva come obiettivo di ottenere il massimo della qualità. E allora prendemmo un campo esposto a sud, con la pendenza maggiore possibile, e come prima cosa mettemmo del grano ché è una cultura che ha la fantastica capacità di disinfestare dai nematodi (vermi parassiti, ndr) che attaccano la vite. Nel 1996 facemmo l’impianto con i filari disposti perpendicolarmente ai raggi del sole e alla linea di massima pendenza, in modo da avere le pareti fogliari sempre esposte al sole. Scegliemmo quattro cloni e un porta innesto poco vigoroso e realizzammo subito l’impianto di irrigazione”; uno strumento necessario in questa zona, basti pensare che quest’anno la centralina posta dentro la vigna ha registrato vento a 43 °C e in questi casi la pianta deve essere aiutata con l’acqua altrimenti non può farcela.

Mentre la vigna veniva implementata, a partire dal 1996 il San Clemente era prodotto con degli impianti a tendone, modificati per ridurre le rese. “Il tendone – riprende Marulli – in ambiente siccitoso come questo è un sistema di allevamento ottimo per la grande superficie fogliare sempre esposta. Il filare consente di sviluppare una parete di foglie maggiore a parità di dimensione del campo e quindi di avere qualità con produzioni maggiori per ettaro”. Come dicevamo siamo a metà settembre e troviamo la vigna carica di uva, prossima alla vendemmia. Due aspetti ci colpiscono: l’assenza di erba tra i filari, sia nell’interfila che nel sottofila, la presenza, qua e la di chicchi leggermente appassiti, in un contesto di perfetta sanità dei grappoli. “No, non usiamo diserbanti – esclama Concezio alla nostra insinuazione -, abbiamo abolito la chimica nei terreni da tanto, usiamo concimi naturali per assolvere a due funzioni: la brassica, una pianta che fa i fiori gialli a primavera, ha la caratteristica di penetrare a fondo nei terreni, fino a un metro e mezzo, e di tenerli arieggiati, cosa necessaria perché la natura argilloso calcarea di questa terra li porta a compattarsi e a spaccarsi; inoltre favorisce l’attività microbica naturale e la ritenzione idrica. E poi il favino, una pianta che principalmente combatte, reintegrandola, la continua distruzione della sostanza organica presente nel terreno, a opera del gran caldo e della siccità. A maggio viene fatto il sovescio (trinciatura e interramento delle piantine, ndr). Dopo, evitiamo qualunque concorrenza di erbe con la vite e lavoriamo molto il terreno per rompere le radici superficiali e spingere così le piante a cercare più in fondo. Utilizzando il fresino meccanico togliamo a mano l’erba nella vigna e comunque in questa zona le temperature e il vento non favoriscono la crescita dell’erba”.

Per lo stesso motivo climatico abbiamo visto e assaggiato degli acini già dolcissimi che hanno suscitato tutta la nostra curiosità. Infatti, conosciamo bene il Clematis, grande rosso passito dolce, prodotto nella vigna del San Clemente. “In questa zona è facile che gli acini si appassiscano su pianta e proprio per questo siamo riusciti a realizzare il Clematis, un vino le cui uve restano in vigna più a lungo dopo che il tralcio viene tagliato, raggiungendo così in modo naturale ed economico (pensate cosa significa in termini di costi prendere delle uve e metterle ad appassire in un fruttaio, controllandone le condizioni climatiche, come capita in molte altre zona, ndr) il livello di concentrazione zuccherina necessario per realizzarlo. Diverso il discorso del San Clemente, le cui uve sono scelte in vigna al giusto livello di maturità fenolica. La definiamo analizzando la maturità del seme e su questo argomento ci rifacciamo a uno studio, effettuato nella nostra vigna, che è diventato una tesi di laurea. Mediamente si arriva a vendemmiare quando ci sono circa 14,5 gradi di alcol potenziali ed evidentemente molti acini sono leggermente avvizziti”. Sono molto concentrate le uve del San Clemente e, una volta scelte in campo, alla raccolta, da vendemmiatori ben istruiti, passano alla vinificazione, fase fondamentale per non rovinare il gran lavoro fatto in vigna. “La fermentazione deve partire rapidamente prendendo subito la strada maestra. È fondamentale avere a disposizione il lievito giusto che sia in grado di esaltare le uve del nostro territorio. Anche in questo caso abbiamo partecipato in modo sostanziale a uno studio, condotto dall’agenzia regionale per lo sviluppo agricolo (Arssa), teso a isolare in tutte le vigne regionali il lievito proprio del montepulciano d’Abruzzo, quello che fa svolgere la fermentazione nel modo migliore”.

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La produzione

Studiare, sempre studiare, in Concezio Marulli è naturale questo attitudine scientifica di voler approfondire e capire per correggere, lo dimostra anche la presenza di un laboratorio per le analisi veramente sofisticato, dotato dei mezzi per realizzare qualsiasi analisi fosse necessaria su uva o vino. “Dentro l’acino c’è un tesoro e dobbiamo conoscere tutti gli aspetti tecnici e scientifici per poterlo valorizzare al meglio. Per esempio trenta anni fa il Moscato passito ci veniva amaro, facendo le analisi abbiamo scoperto che nella fase di appassimento i terpeni si accumulano enormemente nell’acino e trasferiti nel vino danno appunto il finale amaro; oggi tagliamo il tralcio e non abbiamo più quel problema”; Concezio fa riferimento al Plasir bianco, un vino veramente piacevole. Ma torniamo al grande rosso, anche perché il calice con il 2007 davanti al nostro naso ci invita continuamente a focalizzare sull’argomento. I grappoli del San Clemente, in lotti separati visto che i vari cloni vanno in maturazione generalmente in coppie, sono vinificati in tini troncoconici di rovere francese, quasi per il totale della massa. Una piccola quota fermenta in acciaio e va a costituire una scorta di frutto fresco e di eleganza, insomma un vino molto meno polposo, ma utile talvolta nel blend finale. “Oggi la fermentazione alcolica e la malolattica avvengono nel legno e come tecnica di ossigenazione della massa durante la alcolica usiamo il delèstage (svuotamento totale del recipiente e riimmissione della massa liquida su quella solida, ndr), tecnica che toglie la nota rustica al montepulciano. A fine fermentazione il tino è colmo e senza ossigeno e in questa condizione si conclude la malolattica, sempre in macerazione. Sono macerazioni lunghe perché è nella fase finale che si estraggono dalle bucce i polisaccaridi, carboidrati complessi che danno grassezza e attenuano la tannicità del vino”.

La nascita del San Clemente ha segnato anche l’introduzione delle barrique, di cui non c’era esperienza in azienda: “Facemmo molte prove – riprende – e collaborammo con la Radoux, tonnellerie francese che non aveva esperienza sul Montepulciano. Facemmo uno studio tecnologico sotto la guida dell’Istituito sperimentale di Asti e del suo direttore, professor Rocco Di Stefano”. Fino al 2005 il San Clemente restava diciotto-venti mesi in barrique, veniva quindi assemblato, imbottigliato e posto in commercio. “Dal 2006 è nata la sottozona Terre di Casauria con la tipologia Riserva e i tempi dei vari passaggi sono stati definiti, mettendo evidentemente dei paletti più stretti, a vantaggio della qualità e del consumatore”. La Riserva va in commercio non prima di tre anni dal primo novembre successivo alla vendemmia, due dei quali devono essere passati in legno e sei mesi in vetro, dopo l’imbottigliamento. Sono passaggi che vengono scanditi e controllati dal Consorzio di tutela Vini d’Abruzzo. Un argomento che suscita in Concezio Marulli qualche sussulto: “io sono ovviamente a favore dei controlli, ma il problema più grande del Montepulciano d’Abruzzo non è in regione, quanto piuttosto fuori, ancor di più all’estero, dove i vini non sono controllati. In Inghilterra ho assaggiato una bottiglia di Montepulciano d’Abruzzo là imbottigliata, che costava 1,2 sterline e non aveva nulla del nostro vino”. Un tema importantissimo per tutto il sistema Italia che oggi gode dei favori dei consumatori del mondo e per questo è anche attaccato su tutti i fronti da prodotti patacca.

Torniamo ad alimentare la vena passionale di Concezio Marulli rivolta all’enologia e alla sua naturale tensione verso la ricerca e ci spiega che “se analizzi l’uva ti accorgi che su diecimila microrganismi su essa presenti, almeno novemilanovecento sono dannosi e il nostro lavoro è quello di riuscire ad alimentare nella fase iniziale solo i cento buoni. A mio avviso – continua – l’aspetto microbio- logico nella qualità finale di un vino conta al 50%, ovvero non basta avere uve straordinarie”. Nella realizzazione annuale di questa grande etichetta c’è poi l’ingrediente umano meno codificabile, ovvero il gusto; quello di un team di persone che collaborano con Concezio Marulli e quello di Marcello Zaccagnini, tutti insieme cercano la quadra dell’annata, l’assemblaggio migliore: “di stagione in stagione cerchiamo l’equilibrio, ferme restando le ipotesi iniziali ovvero le caratteristiche che il vino deve sempre avere, potenza, piacevolezza, eleganza. E poi il vino più buono sarà quello che dovrò fare perché ogni anno imparo qualcosa e correggo”. Come dargli torto!

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L’Azienda

Nata a metà anni Settanta, porta il nome del suo fondatore. Marcello, figlio di Ciccio, ha sempre prestato il suo aiuto all’azienda di famiglia, ma è grossomodo dal 1990 che ha cominciato a dedicare la sua vita a questo progetto familiare, portandolo al successo planetario, sempre con l’aiuto del cugino Concezio Marulli. Due le passioni irrinunciabili di Marcello, il vino e l’arte che il vignaiolo abruzzese è riuscito a far convivere sia in vigna che in cantina in una sorta di museo a cielo aperto che ospita opere importantissime di suoi amici come il conterraneo Cascella, il tedesco Beuys. Un luogo da visitare, dove è veramente piacevole trascorrere qualche ora tra il bello e il buono.

Azienda Agricola Ciccio Zaccagnini
Contrada Pozzo – Bolognano (Pe)
Tel. 085 8880195
www.cantinazaccagnini.it

La degustazione

A cura di Francesco D’Agostino,
Fabio De Raffaele, Luciano Nebbia,
Antonio Marcianò, Antonio Pellegrino,
Susanna Varano

SAN CLEMENTE 2000
MONTEPULCIANO D’ABRUZZO DOC
14,5% vol
Straordinariamente giovane, importante e dinamico

Rubino impenetrabile con riflessi grananti, al naso è intenso e profondo, immediatamente disponibile nel regalare freschi toni di inchiostro, fusi con sigaro, rabarbaro, menta, golosità di sacher torte, boero, crostate di confetture, cotognata, scorza d’arancia candita col cioccolato, tutto avvolto dal frutto goloso di carruba, chinotto, ciliegia, visciola, mirtillo, mora, ribes nero, prugna, declinati in piena maturazione, confettura e sotto spirito, marron glacé, anice, noce moscata, pepe, cannella, zenzero candito, cuoio… Bocca vitale, fresca, dinamica, d’impatto pieno e carattere gentile, rotondo, largo, dal tannino sottile e vellutato e una freschezza che non cede per un insieme bilanciatissimo e progressivo, di beva straordinaria e grande complessità.

SAN CLEMENTE 2001
MONTEPULCIANO D’ABRUZZO DOC
14,5% vol
Goloso, imponente, tutto da bere

Rubino granato impenetrabile, subito dolce e polposo nei toni di frutti e fiori appassiti, fusi con cuoio, noce moscata, cannella, anice stellato, chiodi di garofano, caramello, cacao zuccherato, after eight, nocciole tostate e pralinate, china, rosa e viola, bergamotto, chinotto, carruba, prugna, ciliegia, visciola, mirtillo, ribes nero, mora, pasticceria, fichi secchi. La bocca è continua, morbida, di buona dinamica, di grande struttura e calore, con tannini sottili e vellutati, che sollecita un retrolfatto coerente, dai tratti leggermente animali e una persistenza aromatica straordinaria che riporta al naso nella golosità e nel piglio accattivante.

SAN CLEMENTE 2002
MONTEPULCIANO D’ABRUZZO DOC
14,5% vol
Ancora fresco, di taglio meno coinvolgente degli altri millesimi, giocato sulla eleganza e la bevibilità

Rubino granato impenetrabile. Al naso è intenso ed etereo, caratterizzato da toni di humus fusi con grafite, menta e cioccolato, dolcezze di confetture, cotognata, frutta secca pralinata, pasticceria al cacao, torta caprese, tè, carcadè è ancora chinotto, ciliegia, arancia sanguinella, mirtillo, ribes, mora, prugna, accenni di liquore al caffè, tabacco, carruba, liquirizia e cardamomo. In bocca è morbido, fresco e con tannini vellutati, di buona struttura, di stile aggraziato e dinamico, caratterizzato da ritorni aromatici più freschi del naso, fusi con note golose di pasticceria e con le tostature.

SAN CLEMENTE 2003
MONTEPULCIANO D’ABRUZZO DOC
14,5% vol
Caldo, un po’ irruente, figlio di un millesimo bollente, è vivo ma leggermente scorbutico

Rubino vivace e impenetrabile, al naso è un po’ cupo, etereo, meno leggibile de- gli altri, subito di toni balsamici di anice, canfora, menta, che si fondono con cioccolato, con ciliegia e prugna mature e sotto spirito; il vino si allarga poi su aromi dolci di visciola, anche in confettura, ribes nero, mirtilli, grafite, noce, nocciola, humus, farina di castagna, chinotto, liquirizia, pepe, carruba, cannella e noce moscata. Bocca morbida, calda, dai tannini decisi e appena polverosi, di buona struttura e sostegno acido, per un insieme non del tutto fuso, dal retrolfatto meno loquace rispetto alle altre annate, che riporta il frutto maturo e sottospirito, accompagnato da cioccolato e grafite, che vince in persistenza.

SAN CLEMENTE 2004
MONTEPULCIANO D’ABRUZZO DOC
14,5% vol
Grande assaggio, un vino straordinario, nel pieno e dotato di potenziale pazzesco. Di grande complessità, una bella sfida per il naso

Rubino pieno con sfumature granate, al naso è leggermente austero appena versato nel dichiarare subito la sua veste speziata di chiodi di garofano, cannella, pepe, anice stellato, rinfrescate da menta e rabarbaro, tutto fuso con essenze lignee, cioccolato, vaniglia, boero e poi il frutto vivace e sotto spirito di prugna, mirtillo, arancia rossa, chinotto, mirtillo e mora, sfumato da freschezze d’inchiostro, da pasticceria da forno al cioccolato, scorza di arancia candita al cioccolato, grafite, frutta secca pralinata e cioccolato bianco… La bocca è monumentale, morbida, larga, dinamica, croccante, dalla tannicità imponente e sottile, per un insieme bilanciato e loquace, elegante e pieno, progressivo e di persistenza larga e interminabile, straordinaria.

SAN CLEMENTE 2005
MONTEPULCIANO D’ABRUZZO DOC
14,5% vol
Un vino che si concede e che si fa bere, disponibile loquace, di grande piacevolezza

Rubino impenetrabile ancora vivo, al naso è subito leggibile, di sentori balsamici di menta con cioccolato, rabarbaro, incenso, che si fondono col frutto fresco di ciliegia, prugna, visciola, mora, arancia rossa e bergamotto, pesca, gelso nero, mirtillo, ribes e kumquat, con sfumature di confettura e alchechengi al cioccolato, tutto sfumato da inchiostro. E ancora liquirizia, carruba, noce moscata, cannella, vaniglia, chiodi di garofano, bacca di mirto e ginepro, con nuance anche in liquore, ta- bacco e cuoio. Bocca morbida, fresca, di bella struttura di taglio elegante, dai tannini sottili, alcol importante, ma integrato e bella corrispondenza col naso, nel frutto fresco e nelle note speziate e vegetali. Grande la persistenza.

SAN CLEMENTE 2006
MONTEPULCIANO D’ABRUZZO TERRE DI CASAURIA RISERVA DOC
14,5% vol
Goloso, polposo, un vino di grande struttura e concentrazione

Rubino carico, profondo, vivo, al naso, appena versato, fa fatica a raccontarsi, tanto è concentrato. Si avvertono chicco di caffè, china, tostature di pasticceria e frutta secca, spezie intense di pepe, chiodi di garofano, menta, essenze lignee, noce moscata, cannella, cioccolato amaro, pasticceria al cacao e finalmente marasca, anche sotto sirito, arancia rossa, bergamotto, prugna, boero, amarena in sciroppo, tabacco, con sfumature di petali appassiti. La bocca è potente, densa, polposa e vitale, dai tannini imponenti e vellutati, di tessitura grassa e struttura spessa in grado di proporsi eloquente di frutto fresco e menta, con l’arancia che marca sempre il vino. Non mancano gli altri aromi a fare da comprimari.

SAN CLEMENTE 2007
MONTEPULCIANO D’ABRUZZO TERRE DI CASAURIA RISERVA DOC
14,5% vol
Potente e gentile, elegante e bilanciato, tutto da bere a dispetto dell’importanza

Rubino vivace e impenetrabile con cenni violacei, al naso è intenso, concentrato, fresco, articolato e ampio, dolce. Tostature gentili di frutta secca e pasticceria da forno si fondono con sentori balsamici di menta, con intriganti sfumature di basilico ligure; il frutto è esplosivo nella fusione di arancia e bergamotto, chinotto, con ciliegia, visciola, prugna, mirtillo, ribes nero, gelso nero, con sfumature di
carruba, tutto percorso da inchiostro. E poi la spezia di pepe, ginepro, liquirizia, anice, stellato, stretti con toni di macchia mediterranea, con minerali di grafite e ardesia e il cioccolato, anche in pasticceria, col caffè delicato. Bocca importante, bilanciata, strutturata e concentrata, dai tannini fitti, spessi e già gentili, di grande dinamcia gustativa, che attiva ritorni fruttati concentrati, sposati con menta e con tutto il bouquet, di grandissima persistenza.

SAN CLEMENTE 2008
MONTEPULCIANO D’ABRUZZO TERRE DI CASAURIA RISERVA DOC
14,5% vol
Esita leggermente appena versato poi manifesta la sua straordinaria grandezza

Rubino vivace e impenetrabile con cenni violacei, al naso è ancora leggermente chiuso (il vino va in commercio a fine novembre), subito balsamico di menta, con sfumature di rosa e peonia e il frutto fresco e croccante di ciliegia, ribes nero, gelso nero, inchiostro, arancia rossa, bergamotto, kumquat, carruba, cioccolato fondente, pepe, cannella, nocciola anche tostata e pralinata, pasticceria al cioccolato, con sfumature di genziana, tabacco, toni di grafite e ardesia. Bocca sontuosa, polposa ed elegante, di setosità tannica, bilanciatissima, progressiva, larga, profonda, strutturata, di grandissima piacevolezza, con un potenziale eccezionale. Il retrolfatto gode di questo equilibrio totale e si manifesta eloquente, di grande persistenza, dotato di un ritmo che non premia alcun aroma ma che li porta tutti con se.

di Francesco D’Agostino

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