MONTE DELLE VIGNE, VERTICALE DI CALLAS

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Callas, di Monte delle Vigne, un grande bianco da uve malvasia di Candia alla prova del tempo
di Luciano Nebbia

Nel 1983, sulle colline dolci e dalle linee morbide che da trecento metri di altitudine scendono fino alla riva destra del fiume Taro, Andrea Ferrari inizia la sua avventura imprenditoriale e fonda Monte delle Vigne. Alla base di questo progetto enologico la convinzione di poter produrre grandi vini lavorando sui vitigni autoctoni. Il podere iniziale è di quindici ettari, di cui sette a vigneto, ed è dotato di una piccola cantina.

Nel 2000 gli ettari vitati diventano venti. Ai sette esistenti si aggiungono gli impianti a barbera, merlot e malvasia di podere Bella Foglia e quelli a barbera dell’ appezzamento Vignafutura. È nel 2003 che la cantina inizia a prendere la forma attuale, grazie all’incontro con Paolo Pizzarotti, illuminato imprenditore parmigiano che entra in società con Andrea portando in dote, oltre ad uno splendido podere di cento ettari, inconfutabili doti manageriali.

L’accordo fra i due è istantaneo. Li unisce, oltre la passione per la terra, la stessa identità di vedute e la condivisione dello stesso progetto: produrre vini di grande qualità nel rispetto di una viticultura sostenibile. A fine 2009 gli ettari complessivi piantati sono quaranta e la nuova produzione complessiva può contare su sessanta ettari suddivisi tra malvasia, sauvignon e chardonnay per le uve bianche e barbera, merlot, croatina, lambrusco e cabernet franc per le uve rosse. A fine 2006 viene inaugurata la nuova cantina ipogea che permette la pigiatura gravitazionale, raro esempio di efficacia operativa e bellezza architettonica.

Callas, come Nabucco, prima di essere vini sono stati sogni e il primo si avvera quando, nel 1999, dopo anni di prove e ricerche, viene imbottigliata la prima annata di Callas, vino dedicato alla “Divina” Maria Callas per quel legame strettissimo che Parma ha con la lirica e per le origini del vitigno, la Grecia, terra di origine di Maria Callas appunto. Questo vino è un cru, le cui uve provengono da un vigneto di quasi cinquanta anni, e il vino è affinato per sei mesi in acciaio. Per ottenere l’idoneità e potere apporre il bollino della Doc Colli di Parma, Ferrari, sicuro di avere dato vita a un prodotto elegante, nuovo, destinato al sicuro successo, presenta il suo “sogno” al consorzio di tutela ma la commissione non lo ritiene idoneo. Deluso ma non distratto dal suo intendimento, classifica Callas come Igt. Tanto è il successo ottenuto, che arrivano immediate le scuse del Consorzio, offrendo la possibilità di riammettere il prodotto alla denominazione, ma Ferrari preferì giustamente, di lasciarlo Igt per sempre. Oggi rappresenta una icona enologica a Parma, la seconda gamba della Cantina insieme a Nabucco.

CALLAS
Emilia Bianco Igt
13,5 % vol – € 18,00
PRIMA ANNATA PRODOTTA: 1999
UVE: malvasia di Candia aromatica
BOTTIGLIE PRODOTTE: 20.000

VERTICALE CALLAS NELLE ANNATE 2015 – 2014 – 2011 – 2008

2015
Il 2015, annata equilibrata soprattutto come temperature. Piovosità scarsa e vini eleganti sia bianchi che rossi.

Il nostro vino deve ancora trovare la sua giusta dimensione, presenta infatti ancora qualche asperità dovuta alla irruenza acido-sapida da un lato e l’alcol che si fa sentire un po’ nella seconda fase dell’assaggio, su binari ancora non perfettamente convergenti.

Il colore è giallo chiaro brillante. Al naso si presenta con iniziali note minerali di salgemma e idrocarburi, insieme ad aromi floreali di rosa e violetta, segue il frutto ancora fresco e leggermente acerbo di mela verde, uva spina e limone, dai risvolti esotici di licci e frutto della passione, poi spezie (pepe bianco e un leggero zenzero), note vegetali di erica e salvia, toni mandorla. Inizialmente la bocca è un po’ nervosa, poi la morbidezza comincia a far sentire la sua benefica influenza, riportando in equilibrio l’assaggio per un retrolfatto che va in profondità su note ancora agrumate e saline, con il solo alcol appena sopra le righe.

2014
2014, annata pessima per i rossi, fredda e piovosa soprattutto da fine agosto in avanti. Le malvasie invece si sono salvate, e bene. La sola distanza di un anno regala a questo vino maggiore complessità e piacevolezza di beva, oltre a renderlo più grasso e rotondo.

Vino di grande eleganza e raffinatezza, si presenta di colore giallo chiaro brillante, al naso è un’esplosione di frutta esotica e fiori: troviamo il licci, il frutto della passione, rosa, pesca bianca, pera, mela fuji, pompelmo, arancia bionda, violetta, lavanda, gelsomino e sambuco. Seguono note speziate di pepe bianco e zenzero, con mandorla fresca e toni minerali di pietra pomice. In bocca è avvolgente, fresco, morbido, sapido, di buon corpo e ben equilibrato, con un sostegno aromatico che ci fa ritrovare al retrolfatto molte delle percezioni già descritte.

2011
Il 2011, annata ottima per i rossi, ma meno per i bianchi per le piogge cadute fino a luglio inoltrato. Maturazioni giocate più sull’eleganza che sulla struttura.

In effetti gli ulteriori tre anni di affinamento in bottiglia, vanno a conferire al vino grande eleganza oltre che buona profondità. Il colore è sempre giallo brillante, appena più carico, ma senza far notare gli anni passati. Al naso è esplosivo, tende a sviluppare una carica minerale straordinaria, tutta idrocarburi e salgemma, seguono frutti esotici, dolci e maturi di licci, banana e ananas, con arancia rossa e zenzero candito, che dialogano con floreali di rosa, magnolia, acacia (con il suo miele), note vegetali di macchia mediterranea e di erbe officinali, per un finale di pasticceria alla crema. In bocca è avvolgente, molto equilibrato e di buon corpo, morbido, di bella tensione acido-sapida. Retrolfatto sempre incentrato sulle dolcezze già avvertite nella fase olfattiva, dal frutto matura, alla torta diplomatica e alla mandorla anche in confetto.

2008
Il 2008 è stata una annata sontuosa. Calda con ottime maturazioni per la malvasia e fin troppo per i rossi. Vini di grande struttura, eleganti e adatti a un lungo invecchiamento. È questo che ritroviamo nel nostro bicchiere, venti anni per un vino bianco lascerebbero di stucco chiunque, stiamo entrando nel campo delle rarità.

Il colore è sempre di un giallo brillante con appena qualche accenno dorato, ma senza far pensare a possibili note ossidative che non riveliamo nemmeno durante la fase olfattiva, straordinariamente concentrata su note dolci principalmente fruttate e un pot-pourri di fiori. Troviamo melone, mela annurca, note di ananas e pesca (anche sciroppate), licci, zenzero candito, arancia rossa e cedro anche con la loro scorza, pasticceria alla crema chantilly, frutta secca anche gentilmente tostata e note minerali con leggerissimi ricordi di idrocarburi, salgemma e alcune note balsamiche mentolate e di eucalipto. La bocca si propone di finezza esemplare, sontuosa e rotonda, di una freschezza ancora viva e di grande equilibrio per un retrolfatto che in questo caso ci ricorda i fiori, dalla camomilla alla rosa con note balsamiche e un cenno fumé che lo rende ancor più intrigante.

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