Habemus il rosso di Blera

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Dall’idea avventurosa alla realizzazione di Habemus, un grande rosso, voluto e progettato da Emanuele Pangrazi, romano innamorato della sua città, che ha imparato ad amare il vino facendolo.

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“Per fare un vino nuovo ci vuole un profano”. Questa premessa che ad alcuni può apparire folle, è il punto di partenza di Emanule Pangrazi, che invece l’ha vista giusta, e in dieci anni ha fatto centro, realizzando San Giovenale, un’azienda esemplare e Habemus, un progetto-vino di grande statura, dedicato a Roma, che illumina la produzione laziale.

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Emanuele Pangrazi, romano e professionista realizzato, alla soglia dei cinquant’anni, decide di rimettersi in gioco e cercare nuove sfide con se stesso in un campo che conosce poco o affatto: il mondo del vino. Innamorato della valle del Rodano e dei suoi vini, cerca in Italia un luogo simile e lo trova vicino Viterbo, nel comune di Blera – piccola cittadina rinomata per il suo peculiare olio extravergine di oliva. A questo punto il suo avventuroso progetto prende il via tra argille e sassi nella vallata del Mignone nella Tuscia viterbese, un territorio selvaggio di origine vulcanica, dove arrivano benefiche le brezze del mare. Conosce un vero esperto e professionista del mondo dell’enologia, Marco Casolanetti (Kurni, Oasi degli angeli, ndr) e si accorge di avere le sue stesse sensazioni, le stesse passioni. Decide così di impiantare dei vitigni, che se pur presenti da tempo immemorabile in Italia, sono ai più sconosciuti come il grenache e il carignan.

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Il primo, il grenache, è il vitigno che ha la più vasta area vitata al mondo, di probabile origine spagnola, si ritrova in Francia, Portogallo, Italia (soprattutto in Sardegna, come cannonau), in Grecia, in Sud Africa, in California, in Cile, in Australia…. Anche il secondo, il carignan, di probabile origine spagnola, è molto coltivato in Francia e trova il suo habitat naturale in Italia soprattutto in Sardegna, dove dà origine ad una DOC: il Carignano del Sulcis. E non solo, mette a dimora anche il syrah, presente da tanto tempo in Italia e dalle origini controverse, è decisamente un vitigno internazionale, diffuso in Francia, nella valle del Rodano, e coltivato estensivamente in California, Sud Africa e Australia. E al momento sono in fase di elaborazione, il cabernet (di origine francese sicuramente il vitigno più diffuso al mondo) e il tempranillo (anche questo di origine spagnola, presente in Francia, in Italia che in Sud America).

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Purtroppo la nostra burocrazia unita all’ottusa convinzione di alcuni che il nome di Blera dovesse essere legato esclusivamente alla produzione dell’olio, hanno creato non poche difficoltà a Emanuele, che però convinto della bontà delle proprie idee, è andato avanti con tenacia e testardaggine riuscendo pian piano a ottenere quello a cui altri avrebbero rinunciato in breve tempo.

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E il progetto ambizioso di Emanule non si ferma ai vitigni, ma comprende anche anche la concezione innovativa della cantina:  biologica, ecosostenibile ed autosufficiente dal punto di vista energetico: non da grandi numeri ma importante punto di riferimento anche per altri produttori. Quindi un’azienda certificata biologica con l’idea della salvaguardia del territorio, utilizzo di acqua e solo prodotti vegetali per la salvaguardia delle viti, cantina con tetto giardino, pareti e coperture autoventilate, controllo della temperatura tramite la geotermia e un sistema fotovoltaico di ultima generazione. Un fantastico prototipo che sta riscuotendo successi e ammirazione al livello internazionale. Nel 2010 viene presentata la prima annata di Habemus: nome omen…. Finalmente, dopo tanto lavoro, Emanuele realizza il felice prodotto di tanta fatica.

Bottiglia Habemus 2013 ok

Abbiamo assaggiato Habemus 2013 (blend di grenache, syrah, carignan) attuale annata in commercio. Rosso rubino con riflessi violacei, elegante e succoso, intenso e accogliente. Evoca immediati sentori balsamici, gli stessi che circondano le vigne e che percorrono tutto l’assaggio, fiori di peonia, frutti rossi maturi, spezie e delicate tostature. Poi diventa terra, humus, echi minerali. Un tessuto potente e avvolgente, che non lascia mai e un tannino fine e laborioso che continua a disegnare splendide architetture.

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Un lavoro preciso, accorto e costante in vigna e in cantina, per ora dedicato a un figlio unico che ha a disposizione il meglio per crescere bene in salute, per esprimere tutte le sue potenzialità, con coraggio e un po’ di spavalderia, sicuro di quel che è e racconta.

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Basse rese di uva e 20 mesi in barrique per una produzione di circa 7000 bottiglie. Da precisare che la lavorazione delle uve (pigiadiraspatura) avviene entro un’ora dalla raccolta e questo particolare, unito alle tante attenzioni che Emanuele ha messo in campo dona al prodotto vino una personalità particolare. Le peculiarità sono sicuramente l’estrema pulizia, la complessità olfattiva, la struttura e la tessitura gustativa. Particolari che emergono pienamente nelle degustazioni delle vinificazioni dei singoli vitigni che abbiamo assaggiato direttamente dalle barrique (francesi e nuove per ogni annata). In questi assaggi si percepisce appieno il concetto di terroir: sensazioni olfattive di spezie e aromi balsamici, oltre ai frutti rossi, che attraverso ogni vitigno raccontano il territorio – e che verranno poi esaltate nell’assemblaggio finale del vino in un unico inconfondibile spartito – ma quello che colpisce è la pulizia e rotondità presente nei diversi vini ancora in fase fermentativa. Dopo questi assaggi restiamo in attesa dell’annata 2015 che, se la nostra esperienza non ci inganna, darà vita ad un prodotto esplosivo.

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Ultimamente Emanuele, non contento di quanto raggiunto, o forse stimolato da quanto raggiunto, ha messo a dimora anche due vitigni bianchi sempre francesi, presenti nella Valle del Rodano: il marsanne e il roussanne. Il vigneto sperimentale, seguito e controllato anche dall’Arsial, è posto su un terrapieno contenuto dalle pietre trovate durante i lavori di contenimento dello stesso. Dopo soli tre anni le piante hanno già prodotto dei grappoli dai quali è stato ricavato un mosto che riposa nella barricaia e che probabilmente, se tutto andrà secondo i progetti , darà vita a breve all’Habemus Bianco di Blera.

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Olio Extravergine di Oliva “Habemus”

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L’azienda produce anche un Olio Extravergine di Oliva proveniente da 750 piante di sola cultivar Canino. Si presenta di un bel giallo con riflessi verde oro. Al naso appare subito fine ed elegante con note vegetali di cardo, carciofo e cicoria, accompagnati dai toni speziati e balsamici riscontrati anche nel vino, cioè pepe nero, cannella, menta, timo, rosmarino. Anche alla gustativa risulta fine, elegante e di carattere con ritorni verdi di ortaggi con ritorni lunghi di spezie ed erbe aromatiche. L’amaro deciso e il piccante presente, ma non prevaricante, completano la piacevole armonia gustativa. Deciso su antipasti crudi di mare, zuppe di legumi, cacciagione alla griglia, formaggi a pasta dura, anche stagionati.

 

San Giovenale

Loc. La Macchia 01010 Blera (VT)
Tel. +39.06.6877877
www.sangiovenale.it

A.M.  R.G.  E.P.

 

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Habemus il rosso di Blera
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Dall’idea avventurosa alla realizzazione di Habemus, un grande rosso, voluto e progettato da Emanuele Pangrazi, romano innamorato della sua città, che ha imparato ad amare il vino facendolo. “Per fare un vino nuovo ci vuole un profano”. Questa premessa è il punto di partenza di Emanule Pangrazi, che invece l’ha vista giusta, e in dieci anni ha fatto centro, realizzando San Giovenale, un’azienda esemplare e Habemus, un progetto-vino di grande statura, che illumina la produzione laziale.
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