In Italia diminuisce la produzione d’olio d’oliva ma aumenta la qualità

In Italia diminuisce la produzione d’olio d’oliva ma aumenta la qualità

di Fabio De Raffaele

Tutta colpa dell’andamento climatico di questa stagione olearia. La siccità estiva ha condizionato la fruttificazione, solo in piccola parte compensata dalle piogge d’inizio settembre. Per contro però la mancanza di piogge e le alte temperature hanno reso la vita difficile ai parassiti dell’olivo, innalzando così la qualità della produzione.

Secondo una stima della Coldiretti, elaborata sulla previsione Ismea-Unaprol, quest’anno in Italia si prevede un calo della produzione d’olio d’oliva di circa il 12 percento, quindi l’intera produzione si attesterà intorno ai 4,8 milioni di quintali.

Il bizzarro andamento climatico della stagione ha fatto sì che i cali maggiori si siano verificati in Veneto (-30%), in Campania (-20%) e in Calabria (-15%) fatta eccezione della zona del vibonese e del crotonese, dove si registra un leggero incremento sull’anno precedente. Più fortunato il Lazio che limita i danni con meno 3 percento, grazie alle piogge di fine agosto e inizio settembre che mitigano i danni preannunciati a inizio estate. In decisa controtendenza la Sardegna che, dopo le forti riduzioni di raccolto delle precedenti stagioni, quest’anno segna un più 40 percento. Anche nelle Marche si sono verificati forti cali di produzione, compensati però dalle zone costiere,  alla fine registra un più 15%. Al centro la situazione peggiore si è verificata in Umbria dove, dopo le nevicate d’inizio anno, gli ulivi hanno sofferto lo stress idrico estivo che ha portato una riduzione di produzione vicino al 35 percento, ponendola così al vertice di questa sgradevole classifica. L’andamento climatico a macchia di leopardo verificatosi in Toscana, peggiore nelle zone di Arezzo e Siena compensato dal clima più favorevole di Firenze, ha fatto mantenere stabile la produzione della regione. Fatto salvo il Veneto, di cui abbiamo già fornito il dato, e il Friuli Venezia Giulia (-7%), il resto del nord ha visto incrementare la produzione o limitare i danni.

Come sottolinea Ismea, dopo un’iniziale impennata dei listini verificatasi nel trimestre estivo dovuta al calo di produzione spagnolo, con l’ingresso del nuovo raccolto i prezzi sono tornati a raffreddarsi sia sui mercati internazionali sia sul nazionale.