La Nosiola nell’interpretazione di Cantina Toblino

Nella Valle dei Laghi, la cooperativa da oltre sessant’anni abbina vini d’autore a una filosofia produttiva attenta a innovazione e ambiente

Il focus di quest’articolo è sull’autoctona nosiola, il recupero dei suoi vigneti ancora perlopiù a pergola trentina, alla valorizzazione di questo vitigno da cui, oltre alla versione classica, si producono altre tre etichette ben distinte tra loro.
Fondata da un piccolo gruppo di viticoltori nel 1960, con l’intento di valorizzare la Valle dei Laghi e le sue eccellenze, Cantina Toblino nasce come cooperativa basata sull’impegno e sulla solidarietà dei vignaioli per garantire la produzione sostenibile di uve e vini di alta qualità. Con la prima vendemmia, datata 1964, inizia ufficialmente l’attività, diventando nel corso degli anni il punto di riferimento per la viticultura nella Valle dei Laghi e via via anche del Trentino. Gli anni Ottanta e Novanta segnano la crescita della cooperativa: grazie all’acquisto di nuove attrezzature, a costanti investimenti in tecnologie all’avanguardia e allo sviluppo di metodi di coltivazione basati su concimazioni e sistemi di difesa rispettosi dell’ambiente, la realtà trentina ha aumentato la propria capacità di produzione. Con un bagaglio di pratiche e strumenti innovativi, nel 2009 la cantina ha fatto un passo importante per orientarsi verso un futuro più sostenibile. L’installazione di impianti fotovoltaici e la messa a punto di un sistema di illuminazione led hanno permesso un notevole risparmio energetico e la riduzione delle emissioni di CO2. La svolta più significativa è avvenuta invece l’anno successivo, quando è stato scelto di destinare parte dei vigneti alla coltivazione naturale, con quaranta ettari dell’antica mensa vescovile a conduzione diretta, coltivati secondo i principi della viticoltura biologica. Un esempio che ha portato negli ultimi tempi alla conversione oltre un terzo dei vigneti dei soci vignaioli, dimostrando una grande attenzione all’ambiente, alle persone e alla cura della vite.
Ora passiamo a focalizzare l’attenzione sulla nosiola che ha visto negli ultimi decenni gli ettari coltivati calare sempre di più. Per il suo salvataggio e recupero, la cui superficie per Toblino è di circa trentacinque ettari su sessantacinque regionali, è stata senza dubbio strategica la posizione della zona di vinificazione a Piano Sarca, facile da raggiungere per tutti i produttori della zona. I vigneti siti nella vallata creata dal fiume Sarca, su suoli asciutti e granulosi, beneficiano di due importanti correnti d’aria: il Pelèr, il vento proveniente dalle vette dolomitiche, e l’Ora, la famosa brezza che soffia dal Lago di Garda, mantenendo così vigneti sani. Il termine “nosiola”, quasi a sottolineare ancora una volta la sua unicità, potrebbe derivare dal celtico “nos”, cioè “nostro” oltre al fatto che lì la varietà è gentilmente declinata al femminile. Probabilmente il suo nome fa riferimento anche al colore nocciola dei tralci, che in dialetto trentino si dice appunto “nosiola”. A riprova di questo il suo tralcio legnoso è corto, sottile ed elastico di sezione ellittica, con superficie liscia, di colore nocciola, più intenso in prossimità dei nodi. La ricchezza e la complessità del vitigno si esprime al meglio nelle tre declinazioni L’Ora, Largiller e Vino Santo Trentino che smentiscono con forza il pregiudizio di un’uva ritenuta adatta solo a vini di pronta beva, interpretata peraltro nella versione classica di cui trovate di seguito la recensione. Le altre tre declinazioni sono invece il frutto di un lungo processo di ricerca e riscoperta, attraverso tecniche di vendemmia che tengono conto della conformazione eterogenea dei grappoli, selezionandoli già in vigna, e di vinificazioni più complesse, con macerazioni a freddo e affinamenti in recipienti di forma e materiali differenti. Così il team di cantina, capitanato dall’enologo Claudio Perpruner, ha saputo dare vita a vini capaci di emozionare per il loro profilo degustativo.

La Nosiola nell’interpretazione di Cantina Toblino
Grappolo di nosiola

“Abbiamo deciso di scommettere sulla nosiola – spiega Carlo De Biasi, direttore generale di Cantina Toblino – perché rappresenta le ricchezze e le eccellenze del nostro territorio. Lo studio del vitigno e delle tradizioni del passato sono le basi per creare proposte di qualità apprezzate dalla critica. Il nostro compito è far conoscere la nobiltà di quest’uva impiegando tecniche antiche e moderne che abbinano gli insegnamenti di un tempo a coltivazioni rispettose dell’ambiente e delle caratteristiche della varietà. Per il nostro Vino Santo, prodotto solo nelle annate migliori, di cui conserviamo anche annate molto vecchie, abbiamo creato un caveau dove conserviamo in condizioni ideali le bottiglie”.
Una visita del contesto produttivo, della zona antistante alla cantina coltivata secondo i principi della viticoltura biologica, con il direttore e l’enologo, ci ha permesso di conoscere questo unico vitigno autoctono del Trentino.

La Nosiola nell’interpretazione di Cantina Toblino
Uva sulle arèle

La presentazione dei quattro vini

Oltre a indicare l’annata degustata, grado alcolico, prezzo indicativo in enoteca, contesto produttivo se diverso dagli altri, passaggi della vinificazione, vi raccontiamo i nostri assaggi, segnalando anche la grande longevità delle tre selezioni, suggerendo anche gli abbinamenti atti a esaltare le caratteristiche organolettiche di ognuno di essi. Il millesimo indicato per le selezioni, anche se si potrebbe pensare a indicazioni non corrispondenti al vero, è corretto dato che Largiller, L’Ora e Vino Santo riposano per diversi anni sia durante la vinificazione così come dopo la messa in bottiglia, prima di essere disponibili. Le riteniamo interpretazioni di assoluto prestigio atte a valorizzare i loro interpreti di luce riflessa.

La Nosiola nell’interpretazione di Cantina Toblino

Nosiola 2021
Vigneti delle Dolomiti Igt
12% vol – € 9,60
Da suoli calcareo-marnosi, è figlio di viti a pergola trentina che permette, anche per la selezione clonale, di ottenere grappoli spargoli. La vendemmia manuale da una resa di settantacinque ettolitri a ettaro. La fermentazione avviene in acciaio inox, a temperatura controllata, poi il vino affina per sei mesi negli stessi fusti. Dopo un colore giallo paglierino tenue che sfuma sul verdolino, è brillante nel calice, ha profumi fruttati perlopiù di mela verde, passa poi a note di camomilla, per poi virare sulla nocciola, sentore questo che si amplia roteando il vino nel calice. All’assaggio è secco, con un’acidità ben presente, dato che la varietà ha un suo equilibrio importante in tal senso, per poi chiudere con un retrolfatto minerale, una buona persistenza. Si abbina bene con aperitivi e antipasti, per essere idoneo anche con secondi delicati a base di pesce di lago, frutti di mare, verdure e carni bianche.

La Nosiola nell’interpretazione di Cantina Toblino

Largiller 2013
Vigneti delle Dolomiti Igt
13% vol – € 25,90
Le uve nosionla sono ottenute da vigneti a pergola trentina, sotto il monte Bondone, su pendii in avvallamento con depositi detritici, dal substrato marnoso-argilloso, calcareo con agglomerati, a trecento-trecentottanta metri di altitudine. Di ogni annata, ritenuta idonea, vengono realizzate circa novemila bottiglie da 0,75. L’enologo ritiene che questa è un’interpretazione che unisce tradizione e territorio. Inoltre questa etichetta fa parte della linea Vènt, progetto enologico dedicato alla viticoltura biologica, perpetrato con passione e coraggio dalla cooperativa trentina. Dopo la vendemmia manuale, con una resa di cinquanta ettolitri a ettaro, la fermentazione è parte in acciaio inox a temperatura controllata, parte in vecchie botti di rovere francese da sessanta ettolitri in cui svolge la malolattica, per poi maturare per oltre sei anni nelle stesse, restando poi dopo l’imbottigliamento qualche mese a riposo. All’esordio ha un colore giallo paglierino carico con riflessi dorati. Il naso, intenso e complesso, spazia da leggere percezioni che vanno dal pompelmo alla mela verde, seguite dai tocchi della ginestra e del tiglio, per poi avere sul finale sentori di nocciola, spezie e pietra focaia. In bocca è elegante, ampio, con un’acidità presente anche grazie al sapiente uso del rovere, un finale fine, elegante, persistente con ritorno delle note di nocciola, spezie e pietra focaia. Da servire a una temperatura tra 8 e 10 °C., è ottimo con antipasti di struttura, primi e secondi a base di carni bianche, pesce, formaggi stagionati. Se abbinato a paste e risotti con funghi e tartufo si esalta ulteriormente. Come accennato poco sopra regge molto bene il passare degli anni arrivando anche a più di dieci, sviluppando nel tempo nuovi sentori che lo rendono indimenticabile.

La Nosiola nell’interpretazione di Cantina Toblino

L’Ora 2015
Vigneti delle Dolomiti Igt
14% vol – € 20,20
Un’interpretazione condivisa con Pravis, altro produttore della Valle dei Laghi, che ha per altro messo a punto per primo il processo di lieve appassimento delle uve, per essere poi studiato successivamente da Toblino a ogni millesimo realizzato. Su suoli con marna, calcare, granito, i vigneti tra pergola trentina e guyot, vedono una resa in vendemmia di sessanta ettolitri a ettaro. Di ogni annata ritenuta idonea, vengono realizzate circa quattromila bottiglie da 0,75. Il nome è ispirato al vento che soffia dal lago di Garda. Le uve sono messe per oltre un mese su graticci per l’appassimento. La fermentazione viene svolta in botte di acacia da trenta ettolitri, con macerazione sulle bucce e fecce fini, per poi maturare negli stessi per oltre dodici mesi, più di due anni in acciaio inox. Dopo l’imbottigliamento riposa per altri sei in bottiglia. Nel calice ha una tonalità giallo paglierino carico con riflessi dorati. Le note intense e complesse spaziano dalla frutta gialla matura che si fonde con profumi di nocciole, di spezie e poi con note balsamiche, completate da un tocco delicato di miele. All’assaggio ha una struttura complessa, ampia, con un’acidità equilibrata, un grado alcolico che dona struttura a questo vino, un retrolfatto molto lungo e stratificato con sensazioni dallo speziato al miele, lievemente balsamico in chiusura. Servito a una temperatura di 8-10 °C, è perfetto con primi piatti importanti a base di carni bianche, pesce, formaggi stagionati e aromatizzati. Anche qui è ideale l’abbinamento con paste e risotti con funghi oppure tartufo. Sopporta bene l’invecchiamento, anche oltre i dieci anni, in cui si ammorbidisce, si evolve e si integra con sentori più profondi e intensi, sviluppando nel tempo profumi terziari speciali.

toblino vino santo

Trentino Vino Santo Doc 2005
14% vol – € 44,20
Per la realizzazione di questo vino tra il 2019 e il 2020 la cantina ha acquistato un torchio per realizzare con migliore tecnologia le annate future. È figlio di uve nosiola ottenute da impianti a pergola trentina, su pendii in avvallamento con depositi detritici, substrato marnoso-argilloso-calcareo e agglomerati. Di ogni annata, ritenuta idonea, vengono realizzate circa quattromila bottiglie da mezzo litro. In vendemmia i grappoli vengono già posti in cassette, lasciati riposare stesi in fruttaio su graticci detti arèle per sette mesi, permettendo un appassimento naturale decisamente fra i più lunghi. Qui la ventilazione garantita dall’Ora del Garda e l’attecchimento della muffa nobile – Botrytis Cinerea – sugli acini completano l’opera. La tradizione vuole che la pigiatura avvenga durante la Settimana Santa, ottenendo un mosto ricco e concentrato, con una resa media di venti litri per cento chilogrammi di uva fresca, quindi con una resa inferiore al 25%. Segue poi una lunga fermentazione spontanea, dai due ai tre anni, e un affinamento in piccole vecchie botti di rovere per oltre dodici anni. Dopo l’imbottigliamento riposa oltre un altro in bottiglia.

vino santo  cantina toblino
Lavorazione dei grappoli appassiti nel torchio

Esordisce con un colore ambrato brillante. A seguire un naso straordinariamente complesso, con sentori dai fichi secchi all’albicocca, poi scorza d’arancia, cannella, quindi vira sulla nocciola e miele. In bocca è piacevolmente dolce con un residuo zuccherino dai 160 ai 220 grammi per litro, strutturato. Essendo una varietà con un’acidità importante si bilancia perfettamente con il residuo zuccherino, creando così un connubio armonico e mai stucchevole, dal retrolfatto di persistenza davvero molto, molto lunga. Da servire in un calice dedicato ai vini passiti alla temperatura di 10-12 °C, si accosta a formaggi erborinati dal Gorgonzola al Roquefort, dallo Stilton al Bleu D’Auvergne, essendo perfetto anche con il foie gras, nelle sue varie declinazioni, e le terrine francesi. Per chi predilige un abbinamento dolce potrà accostarlo allo strudel trentino di mele renette. Si può anche degustarlo da solo essendo un perfetto vino da meditazione a fine pasto. Se perfettamente conservato è capace di regalare grandi soddisfazioni e piacevolezza sino a cinquanta anni dalla vendemmia.

Foto: Vinopic.eu – Fabiana Meneghini/Ronny Kiaulehn, per gentile autorizzazione di Cantina Toblino