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Made in Italy. La battaglia dell’olio extravergine

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Made in Italy. Nuove regole dalla Commissione Europea per l’olio extravergine

Poco tempo fa il Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali, Maurizio Martina, dichiarava: “Il prodotto agroalimentare italiano di qualità rappresenta la carta d’identità del nostro Paese e va assolutamente tutelato. Dobbiamo difendere l’immagine dell’Italia, soprattutto sui mercati internazionali, preservando i nostri produttori e le scelte dei consumatori. Per questo stiamo lavorando a un pacchetto di misure per migliorare le azioni di contrasto alla contraffazione e alla pirateria agroalimentare e le inseriremo all’interno del provvedimento ‘Campolibero’. Si tratta di una battaglia fondamentale per garantire il vero ‘Made in Italy’ sulle tavole dei consumatori di tutto il Mondo. Sul fronte internazionale, inoltre, ribadiamo il massimo impegno per consolidare, in ogni trattativa commerciale dell’Europa verso altri paesi, il divieto di evocazione dei colori, dei riferimenti e dei nomi italiani da parte di altri soggetti”. Negli stessi giorni la Commissione Europea ha deciso di fare retromarcia proprio su uno dei prodotti principe dell’agroalimentare italiano: l’olio extravergine di oliva.

Infatti, nonostante fosse ormai imminente la modifica del regolamento 29/2012 – comprendente anche l’obbligo del tappo anti-rabbocco per le bottiglie servite dai ristoranti –, grazie sia alle dichiarazioni del Commissario Dacian Ciolos, ma soprattutto per il voto, a maggioranza (15 contro 12) del Comitato di Regolazione del Mercato che dava alla Commissione il via libera di adottare tale decisione, il 23 maggio nel corso di una conferenza stampa a Bruxelles lo stesso Commissario, in seguito all’ampio dibattito suscitato sui media di alcuni Paesi, decideva di ritirare la proposta.
Tutto questo ribadisce ancora una volta come una minoranza e soprattutto gli interessi del Nord Europa abbiano la prevalenza: è infatti nota l’abitudine dei ristoratori di questi paesi di servire una ciotolina con dell’olio per intingervi il pane e sono stati principalmente la Gran Bretagna e l’Olanda i più ferrei oppositori all’approvazione di questa norma che i più, e non solo i paesi produttori di olio d’oliva extravergine, vedevano come tutela per la produzione di pregio e sicuramente una misura di fondamentale importanza per assicurare un prodotto di buona qualità ai consumatori di tutta Europa. Tra l’altro, nonostante le prese di posizione dei Premier di Olanda e Gran Bretagna, Rutte e Cameron, che parlano di nuovi oneri per la ristorazione e per i controlli, aggiungendo che sarebbe anche un male per l’ambiente visto che non si potrebbero più riempire le bottiglie con un sacco di spreco di vetro, l’equivalente inglese del nostro Ministero delle politiche agricole aveva accolto molto bene il tappo anti-rabbocco, affermando che era un bene per il consumatore avendone benefici la trasparenza dell’etichettatura e facendo sapere che si sarebbe attivato per il rispetto della norma.

Pesanti anche i commenti dei politici italiani come la dichiarazione della deputata del Pd Colomba Mongiello, prima firmataria della “legge salva olio”, che parla di “una brutta pagina che speriamo quanto prima venga stracciata e dimenticata ed è comunque inaccettabile che a Bruxelles si dia tanto peso ai pareri dei Governi di Gran Bretagna e Olanda, paesi dove l’olio non si produce e non si consuma”. E Paolo De Castro, presidente della Commissione agricoltura e sviluppo rurale del Parlamento Europeo, aggiunge: “La decisione ci lascia esterrefatti e, purtroppo, si inserisce in un pericoloso solco che va contro il significato stesso di Europa”.
In Italia la situazione in realtà dovrebbe essere più chiara, poiché una legge del 2006, a tutela di consumatore e produttori, proibisce le oliere nei locali pubblici, per cui queste dovrebbero essere scomparse da tempo. Anche le associazioni professionali del mondo dell’olio e la CIA sono favorevoli alla tutela di produzione e consumo, forse l’unica nota stonata è la dichiarazione della FIPE che, per bocca del suo Presidente, Lino Stoppani, dice: “Obbligare i ristoratori a fare uso di contenitori di olio di oliva anti-rabbocco è un aggravio inutile di costi, porta a una maggiore produzione di rifiuti, è segno di grave sfiducia per l’esercente e non dà garanzia alcuna ai consumatori in quanto la sofisticazione dell’olio avviene in luoghi diversi rispetto al ristorante”.

Quanto sopra si relaziona molto facilmente con la presentazione alla Camera di un emendamento che obbligherebbe i pubblici esercizi a servire l’olio di oliva solo in contenitori che ne impediscono il rabbocco. L’emendamento era già stato precedentemente analizzato e bocciato in Commissione a Montecitorio e la stessa Commissione Europea aveva già respinto, a grande maggioranza, un provvedimento simile, ritenendolo inutile e costoso.
In realtà, come abbiamo visto, in Europa le cose sono andate in maniera diversa e infatti oggi la Commissione ha adottato un atteggiamento più prudente, permettendo ai singoli Stati di deliberare direttamente sulla materia. La Spagna ha già colto al balzo l’occasione, inserendo in normativa questo obbligo, mentre il Portogallo già da tempo ha obbligato i ristoratori ad usare bottiglie con il tappo anti-rabbocco, unitamente al divieto delle oliere, ottenendo ottimi risultati.
Per fortuna a chiusura di ogni discussione, è arrivata il 12 giugno scorso alla Camera dei Deputati l’approvazione dell’emendamento per l’obbligatorietà dei così detti “tappi anti-riabbocco” nei pubblici esercizi. Tale emendamento obbliga i pubblici esercizi a servire l’olio di oliva solo in contenitori che impediscono il rabbocco di olio e precisamente dispone che: “Gli oli di oliva vergini, proposti in confezioni nei pubblici esercizi, fatti salvi gli usi di cucina e di preparazione dei pasti, devono essere presentati in contenitori etichettati conformemente alla normativa vigente, forniti di idoneo dispositivo di chiusura in modo che il contenuto non possa essere modificato senza che la confezione sia aperta o alterata e provvisti di un sistema di protezione che non ne permetta il riutilizzo dopo l’esaurimento del contenuto originale indicato in etichetta”.

Antonio Marcianò

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