Palazzo Merulana

A Roma riapre Palazzo Merulana. Finalmente.

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Palazzo Merulana

È sempre un buon segno quando luoghi da molto tempo abbandonati rinascono, regalando alle città nuovi stimoli. A Roma giusto l’altro giorno ha riaperto Palazzo Merulana, una riapertura inaspettata e intelligente in un quartiere complicato come è l’Esquilino. Il Merulana fu costruito nel 1929, edificio in stile Umbertino che fu per una quarantina d’anni l’Ufficio di Igiene della Capitale; oggi si presenta al grande pubblico come un luogo dal carattere internazionale, poliedrico, culla di arte ma non solo.
Saranno sufficienti 4 euro per visitare la bellissima mostra di arte contemporanea della collezione della Fondazione Cerasi, dedicata principalmente alla Scuola Romana e quella produzione artistica Italiana che ha caratterizzato gli anni a cavallo tra il primo e il secondo conflitto mondiale. La visita include anche la Sala delle Sculture in cui ci si perde tra le opere di Ceroli, Pugliese, Penone.

Palazzo Merulana

Ma Palazzo Merulana, dicevamo, è un luogo poliedrico dove l’arte è senza dubbio indiscussa protagonista ma non l’unico motivo per decidere di farvi visita.
Nel piano terra infatti ci sono il Book Shop ed un interessante CafèCulture quest’ultimo in particolare rende questo rinato edificio veramente adatto a qualunque tipo di pubblico, primo tra tutti quello composto da chi ama l’arte in ogni sua forma, anche quella enogastronomica.
La squadra coinvolta per creare il menù di CafèCulture è un vero e proprio poker d’assi. Salumi e formaggi sono di DOL Di Origine Laziale, i primi piatti arrivano dal laboratorio artigianale di pasta fresca Meraviglie in Pasta di Zagarolo, il pane e i lievitati sono di Santi Sebastiano e Valentino, la carne è quella eccellente di Bottega Liberati e i dolci di Cristalli di Zucchero. Non si scherza nemmeno sull’olio extravergine di oliva, che è quello pluripremiato molisano dell’azienda Principe Pignatelli e il vino arriva dalla cantina Casale del Giglio.
Dunque il CafèCulture, diversamente da quanto spesso accade, non è il solito “punto di ristoro” anonimo che ci fa scappare a gambe levate dopo la full immersion nell’arte. È tutt’altro, un punto d’incontro dove fermarsi dopo la visita o da scegliere a prescindere, perché si sta bene e si mangia meglio.

Di Valentina Venturato

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