Querciabella presenta tre Chianti Classico Gran Selezione 2021
Tre unità geografiche, stessa annata, Querciabella presenta il risultato di quattordici anni di lavoro tesi a cercare l’espressione dei luoghi
Quanto più si riduce il consumo di vino quotidiano, quello che in passato adornava le tavole di tutte le famiglie, tanto più cresce l’approccio edonistico al vino. Un processo che si è avviato in Italia negli anni Ottanta e che ancora non è finito. Sua conseguenza è la crescita circoscritta ma sempre più diffusa del bere edonistico culturale, quello in cui il vino è percepito come espressione forte di territorio, identitaria. E la percezione può essere più o meno forte. Quella che suscitano i vini di Querciabella è decisamente intensa.

Le identità di Querciabella
Lo abbiamo percepito nettamente in occasione della presentazione dei Chianti Classico Gran Selezione da singola Uga (Unità geografica aggiuntiva). Sono le aree che condividono una certa espressione enologica, identificata da molto tempo, grazie alla limitata variabilità delle condizioni pedoclimatiche. La Docg Chianti Classico è stata suddivisa in undici Uga (qui la cartina) nel 2021. Un processo che è sicuramente partito da lontano ed è evidentemente figlio dei produttori stessi, associati nel Consorzio Vino Chianti Classico che ha gestito l’iter di definizione e modifica del disciplinare di produzione. Che il futuro del vino passasse per la ricerca della identità più profonda di una piccola area in Querciabella era chiaro già nel 2007, quando l’azienda inizia il percorso di osservazione e ricerca, per arrivare a microvinificazioni e degustazioni al fine di identificare i luoghi e il loro linguaggio. Nasce una piccola produzione di vini da singola origine (le Uga ancora non esistono) che Querciabella custodisce e utilizza come metro di ricerca e affinamento, anno dopo anno, fino ad arrivare alla produzione di tre vini 2021, tutti Gran Selezione da singola Uga. Abbiamo avuto la possibilità di assaggiare un 2010, tre 2011 e tre 2016 da singola origine, prima dei 2021, avvicinandoci man mano ai caratteri di tre luoghi, evidentemente influenzati dall’annata. Sono vini prodotti in poche migliaia di bottiglie per annata e che l’azienda ha deciso di vendere su richiesta, mettendoli a diposizione di tutti per l’acquisto nel proprio shop aziendale. Insomma, bisogna affrettarsi per poterli assaggiare.

Greve, Radda, Gialle
I vigneti di Greve sono principalmente in località Ruffoli, intorno la sede aziendale, su terreni di arenaria, poveri e poco profondi, posti in una zona alta di Greve, che sfiora i cinquecento metri. A Radda l’altitudine è grossomodo la stessa anche se quest’area meridionale del Chianti Classico è rinomata per un clima appena più fresco. I suoli sono diversi, da una parte rocciosi e sciolti, dall’altra si presenta l’argilla sotto forma di galestro (roccia scistosa argillosa che da un lato favorisce il drenaggio per il suo essere a scaglie, dall’altro assorbe acqua, restituendola lentamente). E poi Gaiole, tra quattrocento e cinquecento metri di altitudine, dove l’alberese docet e il clima continentale favorisce una maturazione lenta
Di Greve abbiamo assaggiato l’annata 2010, trovandola in ottimo stato di forma, seducente, integrata, complessa, invitante la beva. Una grande espressione di un’annata equilibrata. Poi un trittico dell’annata 2011 e qui le differenze sono marcate, specialmente nella declinazione tannica e nella potenza: vigoroso e profondo Greve, teso e potente Radda, succoso, strutturato ed elegante Gaiole. Tutti caratterizzati da tannini incisivi, figli di un’annata calda e anticipata.Ancora tre vini targati 2016, figli di un’annata lenta, regolare, caratterizzata da un inizio autunno secco e con grandi escursioni termiche. I tre vini sono tutti dotati di un’acidità leggermente più marcata per una componente fruttata nitida e leggibile. I tre caratteri si sono confermati con una tensione verso l’alto, vista una presenza tannica importante, polimerizzata e ben integrata. Un livello elevatissimo e qui si sceglie secondo i propri gusti: Radda ci ha emozionato.

L’annata 2021, tre Chianti Gran Selezione
A Greve e Radda si aggiunge l’espressione di Lamole e non di Gaiole. Infatti nel 2020 l’azienda inizia a gestire i vigneti di Casole (nella Uga di Lamole), una delle aree più alte della denominazione. Si preferisce scegliere proprio questi vigneti per la terza Gran Selezione per l’unicità estrema di espressione, visto che sono terrazze poggiate su sabbie a seicento metri di altitudine. In etichetta questo vino non porta ancora il riferimento alla Uga, ma una sigla SA-LA (sta per Sangiovese e Lamole); l’Uga sarà presente nell’annata successiva. Venendo al clima dell’annata 2021, è stato piuttosto mite in inverno con un germogliamento precoce e una successiva riduzione di resa per delle gelate sparse in aprile. Poi regolare con qualche pioggia primaverile e un’estate calda e asciutta. Una pioggia di fine agosto ha rallentato l’accumulo zuccherino favorendo la maturazione dei polifenoli. Qui i tre vini presentano differenze marcate a partire da Lamole che gioca su freschezza e leggiadria per una dote floreale particolarmente spiccata che lo rende decisamente aggraziato ed elegante, seguita da una bocca molto succosa e bevibile, caratterizzata da un’acidità potente e ben espressa. E poi Greve, ricordiamo proviene dai vigneti alti di Ruffoli, che porta il frutto in evidenza , sfumato da respiri speziati e scuri, con una bocca bilanciata, strutturata e molto dinamica. Il vino di Radda si conferma quello più energico e strutturato, giocato sui chiaroscuri, ancora vibrante. Vini molto interessanti, all’inizio del loro cammino, già molto godibili, in grado di dare di più a chi avrà la pazienza di aspettare.