Olio di Roma IGP – Via libera alla nuova denominazione
Approvato da parte della Commissione Europea l’inserimento dell’olio di Roma nell’elenco comunitario delle Indicazioni Geografiche Protette
Vasta la zona di produzione dell’Indicazione Geografica Protetta «Olio di Roma» che comprende molti comuni. Esattamente, l’intera provincia di Viterbo; poi, per la provincia di Rieti, esattamente 35 comuni; poi c’è l’intera provincia di Roma, esclusi i comuni di Romano, Allumiere, Camerata Nuova, Riofreddo, Santa Marinella, Valmontone, Vallepietra, Vallinfreda e Vivaro Romano; ancora l’intera provincia di Frosinone (tranne i comuni di Acquafondata, Filettino, Trevi nel Lazio e Viticuso); e infine anche l’intera provincia di Latina, a eccezione dei comuni di Latina, Pontinia, Sabaudia e San Felice Circeo.
Quindi, sono in definitiva 316 i comuni laziali coinvolti, di cui 107 nell’area della Città Metropolitana di Roma Capitale, 27 in provincia di Latina, 35 in provincia di Rieti, 60 in provincia di Viterbo e 87 in provincia di Frosinone.

Questa è la 139esima IGP italiana e la 315esima nel totale delle Indicazioni Geografiche agroalimentari nazionali, di cui 173 DOP, 139 IGP e 3 STG – alle quali si aggiungono 526 prodotti vitivinicoli, per un totale di ben 841 denominazioni oltre alle 34 IG delle Bevande Alcoliche per un totale di 875 Indicazioni Geografiche.
Nel Lazio, l’olivo è tra le colture più diffuse, sia a livello territoriale che imprenditoriale e, oltre al suo impiego come coltura agraria, l’olivo svolge un importante ruolo di salvaguardia del territorio avendo anche carattere diversificante del paesaggio agrario.
Le cultivar ammesse sono ben dodici, di cui due non autocone. Esattamente, tra quelle tipiche del vasto territorio, troviamo le varietà Itrana, Carboncella, Moraiolo, Caninese, Salviana, Rosciola, Marina, Sirole, Maurino e Pendolino; mentre, per quelle definite di “uso consuetudinario” e non autoctone, vi sono Frantoio e Leccino.
Per esaminare più approfonditamente il Disciplinare di produzione: