Nel cuore di Venezia per gustare i bigoli artigianali

I Bigoli Sgambaro, cadeau per i turisti che vogliono riportarsi un pezzo d'Italia ma anche da gustare nel bistrot del palazzo storico.

È nata la collaborazione tra Sgambaro e Venice M’art: il pastificio veneto e l’emporio del prestigioso The Venice Venice Hotel trovano nell’identità territoriale e nella passione per l’eccellenza il loro legame naturale. 

Pasta Sgambaro. Storia di grano e di famiglia

Fondato da Tullio Sgambaro e dai figli Dino ed Enzo nel 1947, Sgambaro è un pastificio veneto con sede e produzione di pasta di altissima qualità a Castello di Godego in provincia di Treviso. Una delle poche realtà medio-grandi del settore ad avere un mulino interno, dal 2001 è stato precursore del grano duro a km0, investendo anche nel biologico. Dietro all’impegno di Sgambaro c’è una filiera virtuosa: i rapporti diretti con gli agricoltori intessuti da anni consentono di selezionare le migliori partite di grano duro, oltre all’introduzione del farro monococco per produrre pasta a livello industriale con uno dei grani più antichi e dalle elevate proprietà nutrizionali.  Oggi, tutta l’attenzione è riservata alla linea Pastasole, la nuova varietà di pasta con farina di semi di girasole, naturalmente proteica e sostenibile, con il 28% di proteine naturali e un gusto neutro.

Ed è a questa storico pastificio veneto che il concept store Venice M’art si è rivolto per rendere ancora più unica ed esclusiva la shopping experience degli ospiti. Sgambaro per l’occasione ha dato vita ad una nuova capsule collection “Venice M’Art Bigoli Nobili” dove l’iconica grafica bianca e rossa fa da cornice al ritratto monocromatico del Presidente Pierantonio Sgambaro, colui che porta avanti l’heritage del pastificio veneto, facendosi testimonial del proprio brand e dei suoi valori, nonché garante dell’eccellenza dei suoi prodotti. I Bigoli Nobili Sgambaro in questa veste personalizzata Venice M’art sono in vendita nel bakery corner dell’emporio ma anche all’interno del The Venice Venice Hotel.

I bigoli Sgambaro da gustare nel bistrot di Palazzo Ca’ da Mosto

La collaborazione continua anche sul piano della ristorazione, dove i Bigoli Nobili Etichetta Gialla di Sgambaro, il formato di pasta più tipico della cucina tradizionale veneta, entrano nel menu del bistrot sito nel sottoportego di Palazzo Ca’ da Mosto, tra i più antichi punti di arrivo, passaggio e scambio culturale della città. In questa destinazione fresca ma autenticamente veneziana, piatti internazionali si alternano a quelli locali, come la nuova ricetta dei Bigoli in salsa, uno dei primi piatti più iconici della Laguna, dove la ruvidezza della pasta Sgambaro, preparata a lenta essiccazione e trafilata in bronzo, trattiene il condimento a base di acciughe e cipolle. Anche gli Spaghettoni di grano duro 100% italiano di Sgambaro saranno proposti nel menu serale del Venice M’Art: la ricetta “Pasta Sgambaro alla Busara” – un primo piatto di pasta lunga condito con sugo di pomodoro e scampi – diventa un omaggio al patrimonio di sapori della tradizione gastronomica di Venezia.

La pasta, intramontabile icona del made in Italy

“Sgambaro negli ultimi anni ha scelto di perseguire una narrazione di brand disruptive e fuori dal coro. Crediamo che la nuova collaborazione confermi, da un lato, questa strategia di comunicazione e dall’altro, rafforzi il posizionamento che ci vede come la pasta di eccellenza di una realtà saldamente ancorata al proprio territorio di origine. Con Venice M’art entriamo, dunque, in luogo esperienziale fatto di shopping e ristorazione, pensato per ispirare e deliziare, meta irrinunciabile per un turista che cerca stile e cultura e dove i nostri Bigoli diventano un souvenir italiano alternativo nonché esempio di eccellenza nell’ambito food. Inoltre, anche l’utilizzo della nostra pasta Etichetta Gialla nella cucina del Venice M’Art è la dimostrazione che anche l’alta ristorazione ne apprezza la consistenza, il sapore e la tenuta in cottura” – dichiara Martina Durighello, responsabile marketing di Sgambaro.

I “Venice M’Art Bigoli Nobili” sono disponibili in esclusiva per l’acquisto esclusivamente al bakery corner del Venice M’Art e presso il The Venice Venice Hotel.

Dieci anni di Francia a Roma con Le Carré Français

Croissant e viennoiserie al mattino, baguette, formaggi, salumi e vini. Un angolo di Francia a Roma che festeggia 10 anni di attività!

Bistrot, boulangerie, pâtisserie, bottega e una cave à vin. È Le Carré Français, piccolo mondo d’Oltralpe nel quartiere Prati a Roma aperto nel 2015 dal bretone Jildaz Mahé, e che oggi è diventato un punto di riferimento per chi ama la cucina francese autentica.

L’angolo di autenticità francese nella Capitale

Un’idea quasi visionaria quella di Jildaz Mahé, quando ormai dieci anni fa decise di aprire Le Carré Français al civico 30 della centralissima via Vittoria Colonna. Nel corso di questi dieci anni l’anima del locale è rimasta invariata, restando fedele all’artigianato gastronomico francese: il pane nasce dal lievito madre e da farine selezionate, la pasticceria profuma di vaniglia, mandorle e burro bretone. La mano dello chef pâtissier Marco Coppola e quella del boulanger Sébastien Ruffenach danno vita a baguette, croissant e dolci che sembrano arrivare direttamente da Saint-Germain-des-Prés. Al bistrot, la cucina guidata da Zakalyk Yaroslav (uomo di mare e amante della Bretagna) e Azzurra Vestita, interprete delle suggestioni provenzali, racconta le stagioni e le regioni francesi: un omaggio alla varietà di terroir che rende unico il patrimonio gastronomico d’Oltralpe. Le Carré Français non è solo un ristorante, ma un piccolo hub di gusto che accoglie sin dal mattino con le viennoiseries e il caffè alla francese; a pranzo il bistrot accoglie chi cerca un pasto rapido ma curato; la sera la cave à vin diventa luogo d’incontro per gli amanti del vino e delle chiacchiere in libertà. La carta dei vini, ampia e coerente, attraversa le principali regioni vitivinicole di Francia: Bordeaux, Borgogna, Loira, Champagne, Alsazia, Provenza.

Otto cene per celebrare 10 anni!

Per questo importante traguardo dei 10 anni è stato organizzato un programma di festeggiamenti, fitto e goloso che raccoglie ben 8 appuntamenti dedicati a altrettante regioni francesi. Il primo, che si è svolto lo scorso 5 novembre, ha avuto come protagonista la ricchezza gastronomica della Gascogne  ma si continua fino a giugno 2026 con altre sette cene tematiche regionali. Il 2 dicembre sarà la volta della Bretagna tra carciofi e galette di grano saraceno a seguire Alsazia il 13 gennaio con crauti e cervelas, e ancora Provenza, Normandia, Paesi Baschi, fino a concludere il 9 giugno con una cena dedicata a Parigi Île-de-France con flan e torta di funghi della Ville Lumière.

Jildaz Mahé e sua figlia Morgane

L’incontro di due culture all’insegna del gusto

Dieci anni fa Jildaz Mahé portò un pezzo di Bretagna nella Città Eterna. Oggi, affiancato dalla figlia Morgane e da una brigata cosmopolita, continua a fare di Le Carré Français un punto d’incontro tra due culture. Un luogo che ha saputo trasformarsi anche in base alle necessità del momento, incluso quella terribile della pandemia quando si trasformò in forno di quartiere senza mai chiudere. Un gesto di resistenza e di amore per Roma, che oggi torna a essere premiato con un successo consolidato. Tra le curiosità, anche collaborazioni prestigiose, come quella con l’hotel Orient Express La Minerva e la chiamata dell’Ambasciata di Francia per eventi ufficiali. Le Carré Français festeggia i suoi dieci anni con la stessa filosofia che l’ha fatto nascere: autenticità, artigianalità, ospitalità. Perché il segreto del suo successo non è solo nella ricetta perfetta di una baguette o di una crème brûlée, ma nella capacità di far sentire ogni cliente – romano o parigino che sia – come a casa, davanti a un buon bicchiere di vino e a un piatto che racconta una storia.

Le Carré Français
Via Vittoria Colonna 30 – Roma
www.carrefrancais.it
Tel. 06 64760625

A Caiazzo per una super mozzarella di bufala affumicata

L'affumicatura consentiva di mantenere più a lungo i latticini. Un'antica lavorazione casearia oggi recuperata da un'azienda di Caiazzo

Le antiche tradizioni diventano immortali quando qualcuno se ne prende cura, con dedizione e professionalità. Proprio come sta facendo Tenuta del Lago, un’azienda di Caiazzo nel casertano, che sta portando avanti la produzione della mozzarella di bufala affumicata. Una sorta ‘rivoluzione’ della semplicità che punta a riscoprire antichi sapori e metodi di lavorazione tradizionali per assaporare gusti unici.

L’antica tradizione dell’affumicatura

Si parte con la mozzatura manuale a cui segue la fase di rassodamento. Poi la mozzarella viene affumicata con paglia di grano biologica certificata, in un contenitore chiuso dove il fumo è convogliato uniformemente attorno al latticino. Grazie a questa lavorazione controllata e a bassa temperatura, la mozzarella non si deforma, conserva l’elasticità e tutte le proprietà del latte fresco. Quest’arte casearia viene portata avanti oggi dall’azienda Tenuta del Lago a Caiazzo, che ha voluto recuperare la produzione della mozzarella di bufala campana affumicata, è un prodotto artigianale dal sapore unico, frutto di una tradizione che affonda le radici nel XIV secolo. Già allora la commercializzazione del formaggio di bufala prendeva piede nei mercati di Napoli e Salerno: le “mozze” e soprattutto le “provature” venivano affumicate per allungarne la vita commerciale, quando il frigorifero non esisteva. Oggi, Tenuta del Lago riprende questa antica tradizione, partendo da latte fresco di bufala lavorato a mano a chilometro zero, impreziosito poi dall’affumicatura che conferisce al latticino il caratteristico colore ambrato e quel sapore affumicato inconfondibile. Il risultato è una mozzarella tondeggiante, con una crosta sottile e liscia e un interno bianco, morbido ed elastico che sprigiona la deliziosa abbondanza di latte di bufala.

La sinergia tra due famiglie storiche del territorio

Roberto Spina, agronomo con un’esperienza ultratrentennale nel campo, racconta com’è nata la volontà di riprendere questa antica lavorazione “Abbiamo voluto rendere omaggio a un’antica pratica artigianale: in passato, mozzarelle e provature venivano affumicate per aumentarne la shelf-life. Oggi questa tecnica viene reinterpretata in chiave controllata, utilizzando paglia di grano che deve essere certificata per uso alimentare. Abbiamo scelto un metodo naturale per riscoprire i gesti tradizionali e riportare alla luce i sapori di un tempo”. La produzione avviene in un’azienda circolare: il fieno destinato alle bufale è autoprodotto senza fertilizzanti chimici, e concimato con il letame delle bufale, un ammendante organico naturale, garantendo zero residui e un basso impatto ambientale. 
Il progetto nasce dall’unione delle competenze della famiglia Spina, storica realtà nel settore lattiero-caseario, e della famiglia Morgese, da oltre cinquant’anni attiva nella GDO campana e nel canale Ho.Re.Ca. con i marchi Euroesse ed Eurocash. A Seguire il progetto ci sono Carlo Morgese classe ’96 (responsabile commerciale e marketing) e Ferdinando Spina classe ’89 (responsabile produzione), insieme al Dott. Roberto Spina, imprenditore agricolo esperto in produzioni lattiero-casearie e allevamento zootecnico, e Manuela Spina responsabile qualità.

Eleganza piemontese e sapori emiliani. Roero DOCG arriva a Bologna

Il Consorzio Tutela Roero fa tappa in Emilia per il terzo appuntamento del tour nazionale nelle grandi città italiane

Nelle ultime ore Bologna si è trasformata nel palcoscenico di un incontro d’eccellenza: quello tra il Roero DOCG e la sua vivace scena gastronomica. E’ la terza tappa del Roero in Tour, il percorso itinerante del Consorzio Tutela Roero per raccontare l’anima della denominazione piemontese nelle principali città italiane. Un connubio di stili e identità che ha celebrato il valore di un territorio unico, un paesaggio vitivinicolo dal valore inestimabile riconosciuto dall’UNESCO come Patrimonio dell’umanità, per il ruolo di custode di tradizioni e biodiversità.

Dopo Roma e Napoli il tour è approdato nel cuore dell’Emilia, presso uno degli indirizzi gastronomici più prestigiosi della regione, il ristorante Agostino Iacobucci, un vero e proprio tempio del gusto dove la tradizione emiliana più autentica dialoga armoniosamente con le origini campane dello chef e con intriganti accenti orientali. Da queste influenze ha preso vita il percorso degustazione della serata, capace di unire tecnica e sensibilità narrativa, dimostrandosi perfettamente in sintonia con le etichette della DOCG. Qui, nei magnifici spazi dell’antica dimora cinquecentesca di Castel Maggiore, appena fuori città, i vini della denominazione hanno portato con sé la voce di 250 soci e di oltre 1300 ettari di vigneti, che disegnano le colline sabbiose del Roero. Dalla freschezza e vivacità dell’Arneis nei bianchi e nelle bollicine alla nobiltà del Nebbiolo nei rossi e nelle riserve, il Roero ha dimostrato tutta la sua versatilità e contemporaneità, dimostrandosi un territorio profondamente legato alle tradizioni e, al contempo, capace di guardare sempre avanti con spirito innovativo. Una selezione che ha conquistato gli ospiti presenti, da stampa, esperti del settore e ristoratori che hanno dato vita a un confronto sulle cinque anime del Roero DOCG.

“Roero in Tour è il nostro modo di valorizzare i vini della denominazione e di rafforzarne la conoscenza attraverso attività mirate – sottolinea Massimo Damonte, Presidente del Consorzio Tutela Roero –  Un percorso di crescita condivisa che mette in luce la personalità dei nostri vini, fedeli alla loro origine e al tempo stesso capaci di dialogare con il gusto e le esigenze del mercato attuale. Radici e ricerca, eleganza e autenticità questo il messaggio che continuiamo a portare avanti e che rende unica la nostra denominazione”.

Dopo il successo bolognese, il tour proseguirà verso una prossima meta: Milano dove, prima della fine dell’anno, si brinderà all’ultima tappa del progetto che, città dopo città, continua a costruire ponti tra territori e grandi storie del vino italiano.

I migliori dolci giapponesi? Li fa una pasticceria romana

Dalla nascita nel 2018 ad oggi. Una lunga esperienza che ha resto Hiromi Cake simbolo della pasticceria giapponese di qualità

Nata a Roma nel 2018 come prima pasticceria giapponese della Capitale, Hiromi Cake è oggi un punto di riferimento per chi cerca l’eleganza e la leggerezza tipiche della tradizione nipponica. In pochi anni il progetto è cresciuto fino a diventare un marchio riconosciuto a livello nazionale, con sedi a Milano e Firenze ed una una rete di oltre 200 ristoranti in tutta Italia riforniti dai laboratori del brand.

Hiromi Cake, tra prodotti iconici e nuove linee

L’obiettivo resta quello originario, quindi esprimere ai massimi livelli l’essenza della pasticceria giapponese con attenzione a estetica, ingredienti e tecniche artigianali, dicono i fondatori. Ogni creazione nasce da un equilibrio tra gusto, armonia visiva e leggerezza, nel rispetto della filosofia giapponese del wa, l’armonia tra le parti. Tra le specialità di Hiromi Cake figurano i grandi classici della pasticceria giapponese – dorayaki, mochi, monoporzioni e cotton cheesecake – accanto a proposte contemporanee legate al matcha, ingrediente simbolo del brand, importato direttamente dal Giappone. Nel 2024 è stato introdotto il format “Matcha Love”, che esplora questo tè in tutte le sue declinazioni, dal dolce alle bevande. Il brand ha inoltre partecipato a eventi di rilievo come il Romics e il Kizuna Festival e di recente ha ricevuto un riconoscimento agli Innova Retail Awards, a conferma della solidità e originalità del suo concept.

La “maison” nel cuore di Roma come centro creativo del progetto

A settembre 2023 è stata inaugurata Hiromi Maison in via Reggio Emilia 22, concepita come la casa madre del brand. Non solo ristorante e punto vendita, ma anche laboratorio di ricerca e spazio culturale, la Maison ospita corsi di pasticceria, degustazioni di sake e incontri dedicati alla cultura giapponese.
Un luogo dove tradizione e contemporaneità si incontrano: qui si possono assaggiare piatti e dolci indossando lo yukata, il kimono informale simbolo di accoglienza e leggerezza. “Hiromi Maison è il luogo dove nascono le idee e si sperimentano nuove creazioni. – Afferma la proprietà – È uno spazio vivo, che vuole trasmettere l’anima autentica del Giappone e far conoscere la nostra pasticceria come esperienza culturale oltre che gastronomica”.

Un marchio in continua crescita

Con le nuove aperture e l’interesse crescente del pubblico, Hiromi Cake guarda al futuro con l’obiettivo di ampliare la propria rete di punti vendita diretti e in franchising in modo da  attrarre nuovi investitori, mantenendo al centro la qualità artigianale e l’identità giapponese che ne hanno decretato il successo. Da sottolineare, negli ultimi mesi, le numerose collaborazioni con l’Istituto Giapponese di Cultura, che confermano la credibilità del brand e la sua autentica identità nipponica. “Hiromi Cake oggi è una pasticceria giapponese contemporanea di alta gamma. Non è solo un laboratorio di dolci, ma un’esperienza culturale che unisce estetica, gusto e armonia, raccontando un Giappone autentico ma vicino alla sensibilità italiana”.

Hiromi Cake, via Fabio Massimo, 31 – Roma
Hiromi Maison, via Reggio Emilia, 22 – Roma
Hiromi Cake, Merlata Bloom – Milano
Hiromi Cake, Largo Fratelli Alinari, 10 – Firenze

www.hiromicake.it

Pane, vino e convivialità. A Milano apre il panificio-bistrot

Uno spazio all day tra panificazione, mescita e after dinner, in un ambiente dal sapore vintage e contemporaneo.

Ha aperto a Milano BreadRoom, un nuovo bistrot che reinterpreta il concetto di panificio-bottega trasformandolo in un luogo di incontro, convivialità e creatività. Un progetto che accompagna i milanesi dalla colazione all’after dinner, con un’offerta gastronomica curata e una proposta culturale che unisce arte, musica ed eventi.

BreadRoom, all day dalla colazione fino a sera

In un ambiente caldo e atipico, con richiami all’arte e alla circolarità, Breadroom è un locale di 100 mq2 (compreso il laboratorio) arredato in stile anni ‘70/’80 che unisce colori accesi e scelte decorative arricchite da dettagli vintage, alternati da strutture in cemento e metallo che vogliono fondere uno stile di design minimale insieme all’attenzione per un dettaglio più ricercato. Il format è all day quindi pane fresco e prodotti da forno durante tutta la giornata, colazioni dolci e salate dalle 8.00, pranzi leggeri, e dalle 17.30 l’anima più conviviale con mescita di vini selezionati, cocktail e proposte gastronomiche che abbinano tradizione e ricerca.

Break the dinner, rompere gli schemi!

BreadRoom accoglie i suoi ospiti in un ambiente dall’atmosfera familiare ma dinamica, ideale per chi cerca un posto dove incontrarsi, lavorare, creare nuove connessioni o semplicemente godersi un calice di vino. Oltre al food & wine, BreadRoom si propone come spazio di contaminazione culturale: esposizioni di artisti emergenti, eventi serali e momenti di condivisione che rendono il bistrot un punto di riferimento per chi vive e respira la Milano creativa. Con il claim “Break the Dinner”, BreadRoom invita a vivere il tempo libero senza schemi, celebrando la leggerezza e l’originalità attraverso prodotti di qualità, attenzione al dettaglio e una filosofia che unisce convivialità e cultura. Last but not least il logo che rappresenta la pagnotta lievitata, simbolo per eccellenza del DNA del locale.

BreadRoom
Via Ausonio, 23
20124 Milano
Tel. 02 36518847
Orari: 8.00 – 00:00 (colazione, panificazione all day, mescita e after dinner)

La famiglia Cerea approda a Roma con Da Vittorio Café

Grande novità a Roma. Arriva la famiglia Cerea con Da Vittorio Café nel cuore della Capitale, a due passi dal Pantheon

Inizia una nuova avventura per Da Vittorio, simbolo dell’alta ristorazione e dell’accoglienza. Il 4 novembre a Roma la famiglia Cerea ha aperto le porte di Da Vittorio Café all’interno dell’Orient Express Hotel La Minerva, nell’omonima piazza a due passi dal Pantheon

Una grande storia di famiglia

La famiglia Cerea in quasi 60 anni di attività ha percorso mille strade, che partendo da Bergamo l’hanno condotta ovunque ne mondo. Tutto iniziò nel 1966 con l’apertura della prima insegna a Bergamo, voluta da Vittorio Cerea e sua moglie Bruna, oggi Da Vittorio è un sistema di business articolato in diverse aree di offerta, tutte accomunate dallo stesso obiettivo: offrire ai propri clienti un’esperienza d’eccellenza a tutti i livelli. Il quartier generale continua ad essere il bellissimo Da Vittorio, esclusivo ristorante 3 stelle Michelin immerso nel verde della Cantalupa la collina che circonda a il paese di Brusaporto nella bergamasca. I Cerea, forti di una storia importante e di un progetto di offerta solido, sono riusciti nella complessa pratica della “replicabilità”. Grazie ad un’attenta progettualità, portata avanti insieme ai miglior professionisti del settore che non hai mai snaturato l’identità di ristorazione ed accoglienza della famiglia Cerea, nascono quindi Da Vittorio St. Moritz e Da Vittorio Shanghai entrambi 2 stelle Michelin dal 2020. E poi la Dimora a Brusaporto, boutique hotel del circuito Relais&Châteaux di sole 10 camere di charme e ancora la Pasticceria Cavour 1880, piccolo gioiello ristrutturato a Bergamo Alta e da tempo inserito nella lista dei Locali Storici d’Italia. Nell’ampia progettualità Cerea s’inseriscono anche le importanti consulenze per realtà di prestigio come Terrazza Gallia a Milano e Allianz Stadium a Torino. E poi il format DaV, una formula di cucina più informale e giocosa, inaugurato da DaV Cantalupa, seguito poi da DaV Mare a Portofino, e poi a Milano in Torre Allianz a City Life e il nuovissimo DaV by Da Vittorio Louis Vuitton, all’interno dello storico building che ospita la boutique della Maison. Con l’apertura del Da Vittorio Café Roma, si completa – per ora ! – il pacchetto di offerta.

L’arrivo nella Capitale

In questa grande espansione, il tassello mancante era proprio quello di un’insegna Da Vittorio a Roma. La fattibilità è arriva grazie alla jointventure con Arsenale Group da sempre in prima linea nella valorizzazione delle eccellenze italiane nelle sue dimore di lusso, come l’Orient Express Hotel La Minerva a pochi passi dal Pantheon. Ed è proprio in questo esclusivo luxury hotel nel cuore di Roma, che nasce Da Vittorio Café pensato per accogliere gli ospiti in ogni momento della giornata, che sia per una colazione golosa o una merenda divertente. Il locale si contraddistingue per un ambiente elegante, curato nei minimi dettagli, dove marmi e legni pregiati richiamano lo stile raffinato e il design che è firma di tutti gli store Da Vittorio.  Ma è soprattutto l’offerta, sia dolce che salata, a sedurre gli occhi e il palato: soffici brioche, mignon, torte monoporzione, cioccolato e gelato mantecato, ma anche sfiziosi toast e tramezzini, sono studiati per accompagnare ogni pausa che ci si vuole concedere. Da Vittorio Café è anche lo spazio giusto per individuare il prossimo regalo gourmet da destinare ai propri affetti, con una selezione di prodotti – dai lievitati stagionali come panettoni, colombe o la celebre Gioconda, per arrivare al kit con cui preparare gli iconici paccheri ai tre sughi – che rappresentano la naturale estensione della filosofia gastronomica della famiglia Cerea: una coccola di gusto, che fa sentire sempre bene chi la riceve (ma anche chi la regala!).

Un nuovo passo del concept Da Vittorio Café

L’inaugurazione a Roma rappresenta un nuovo passo nel progetto di sviluppo del concept Da Vittorio Café: dallo storico Cavour1880, a Bergamo Alta, passando per Da Vittorio Café Louis Vuitton nella centralissima Via Montenapoleone a Milano, questa apertura mira a diffondere l’esperienza e lo stile del gruppo Da Vittorio in nuove destinazioni, mantenendo sempre al centro qualità, artigianalità e calore umano. “Con Da Vittorio Café portiamo in una città che amiamo molto, Roma, il nostro modo di intendere e vivere l’ospitalità: raffinata e gioiosa, elegante e golosissima. Ogni dettaglio di questo spazio vuole raccontare la nostra storia e la passione per l’eccellenza in tutte le sue forme” dichiara la famiglia Cerea. La visione di papà Vittorio è oggi portata avanti dai figli insieme alla Signora Bruna: Enrico, detto Chicco, e Roberto (Bobo), sono entrambi executive chef. Francesco è responsabile della ristorazione esterna e degli eventi. Rossella cura l’ospitalità al ristorante e a La Dimora, segue la formazione del personale e l’innovazione di prodotto. Mamma Bruna continua a supervisionare il lavoro dei figli, ma anche delle mogli, dei mariti e dei nipoti che aiutano in cucina, in sala e in pasticceria. Il segreto del ristorante Da Vittorio è nella capacità di attuare il concetto di “tradizione lombarda e genio creativo”, unendo la grande tradizione culinaria italiana all’evoluzione della modernità.

Da Vittorio Café Roma
Piazza della Minerva, 69
00186 Roma

Da Vittorio Café Roma è aperto dal lunedì al venerdì dalle 8.30 alle 19.30, il sabato e la domenica dalle 9.00 alle 20.00.

Sparkleday, Roma 29 novembre 2025

Presentazione della guida Sparkle 2026 e degustazione delle migliori etichette italiane al The Westin Excelsior Hotel

Torna a Roma Sparkleday! Sabato 29 novembre nei saloni del The Westin Excelsior Hotel, presenteremo la ventiquattresima edizione di Sparkle, la guida ai migliori vini italiani con le bollcine sottili.

Alla presentazione della guida, con premiazione delle migliori etichette, seguirà a partire dalle ore 16 la grande degustazione libera di oltre centocinquanta etichette in accompagnamento a golosi street food.

Il Programma dello Sparkleday

Al mattino, alle 11.30, presentazione degli esiti del progetto FORVECARDO, il nuovo caglio vegetale sviluppato dall’Università degli studi della Tuscia di Viterbo.

Alle 13.30 presentazione di Sparkle 2026, con premiazione delle 5 sfere

Alle 16.00 masterclass dedicata all’Alta Langa: alla scoperta dei metodo classico piemontesi con il presidente del Consorzio Alta Langa Giovanni Minetti e il curatore della guida Sparkle Francesco D’Agostino

Dalle 16.00 degustazione libera in banchi di assaggio di bollicine di tutta Italia

Gli sponsor di SparkleDay

Anche quest’anno possiamo contare sul supporto di grandi brand nazionali e internazionali che hanno scelto il nostro evento come occasione di per comunicazione e promozione. Per la parte tecnica, una importante conferma è la presenza consecutiva da ben 13 anni di Diam, marchio leader nella produzione di tappi in sughero presente in qualità di sponsor sin dalle prime edizioni del nostro evento. E poi la parte food quest’anno sarà con noi un brand dei grandi salumi italiani, parliamo di Salumi King’s che dal 1907 si occupa di lavorare con cura e tradizione, i migliori salumi. Ovviamente sabato 29 novembre tutta la bontà Salumi King’s sarà a disposizione del grande pubblico di Sparkle Day con un corner dedicato! Altra novità di questa edizione è la presenza di una giovane startup toscana, MemoryBox fondata dall’artigiano fiorentino Paolo Buffadini, con la passione per il design. MemoryBox è un modo elegante per conservare i ricordi più preziosi, spesso legati all’apertura di una bottiglia speciale e quale migliore occasione di SparkleDay per presentarla? E ancora, tra i grandi brand del made in Italy con noi per SparkleDay ci sarà Vitavigor con i suoi grissini fragranti, perfetti per accompagnare le bollicine in degustazione.

Lista delle aziende presenti (non definitiva)

Di SipioAbruzzo
Fausto ZazzaraAbruzzo
MarramieroAbruzzo
Cantina KurtatschAlto Adige
Cantina San PaoloAlto Adige
KettmeirAlto Adige
L’AvventuraLazio
Vigne del PatrimonioLazio
Antica FrattaLombardia
Barone PizziniLombardia
Guido BerlucchiLombardia
BosioLombardia
Ca’ del BoscoLombardia
CalatroniLombardia
CostaripaLombardia
FerghettinaLombardia
Freccianera F.lli BerlucchiLombardia
I BarisèiLombardia
MarzagheLombardia
MirabellaLombardia
MosnelLombardia
MuratoriLombardia
Terre d’AenorLombardia
UbertiLombardia
Vigna DorataLombardia
Villa FranciacortaLombardia
BanfiPiemonte
BeraPiemonte
CocchiPiemonte
ColomboPiemonte
FontanafreddaPiemonte
Ettore GermanoPiemonte
PeccheninoPiemonte
PianbelloPiemonte
Tenuta CarrettaPiemonte
D’AraprìPuglia
Gianfranco FinoPuglia
Pisan Battèl Puglia
FirriatoSicilia
Tenute NicosiaSicilia
Badia Crepaldo SrlsToscana
Il BorroToscana
Podere Forte Toscana
AltemasiTrentino
Andrea Forti WinesTrentino
Cantina MoserTrentino
Cantina RotalianaTrentino
Cembra Cantina di MontagnaTrentino
Cesarini SforzaTrentino
Ferrari TrentoTrentino
Mas dei ChiniTrentino
Maso MartisTrentino
Villa CornioleTrentino
La Palazzola GrilliUmbria
Adami Veneto
AndreolaVeneto
BiancaVignaVeneto
BorgoluceVeneto
BortolomiolVeneto
Col VetorazVeneto
ColeselVeneto
Commendatori Pozzobon RosalioVeneto
La TorderaVeneto
Le ColtureVeneto
Le ManzaneVeneto
Sorelle BroncaVeneto

Sparkleday
Sabato 29 novembre
The Westin Excelsior Hotel
Via Veneto, 125 – Roma
Dalle ore 16 alle 22


Ingresso € 30: include calice, sacca porta calice e degustazione delle etichette presenti
Ingresso sommelier € 20: da pagare in biglietteria il giorno dell’evento, mostrando la tessera associativa.


Latte, fiducia e valore: la filiera si racconta a Roma

Un comparto solido che continua a crescere in fiducia, valore e consapevolezza. È quello lattiero-caseario, vero pilastro dell’agroalimentare.

In una serata di dialogo e degustazione all’Hotel Eden di Roma, il latte e i suoi derivati sono stati protagonisti di una riflessione collettiva sul futuro della filiera lattiero-casearia italiana. L’occasione è stata la press dinner promossa da “Think Milk, Taste Europe, Be Smart!”, la campagna europea ideata da Confcooperative e cofinanziata dalla Commissione UE, con il supporto di Ismea e Nomisma. Una tavola rotonda dove numeri, dati e calici si sono intrecciati per raccontare la solidità di un comparto che continua a crescere in fiducia, valore e consapevolezza.

Giovanni Guarneri, presidente del settore lattiero-caseario di Confcooperative Fedagripesca

Un pilastro dell’agroalimentare italiano

I dati presentati da Ismea fotografano un settore in piena salute: 29 miliardi di euro di valore complessivo, con 7,1 miliardi provenienti dalla fase di allevamento e 21,8 miliardi dalla trasformazione industriale, cresciuti del 9% nell’ultimo anno. L’Italia resta il quinto produttore di latte bovino in Europa, con oltre 13 mila tonnellate consegnate da 23 mila allevamenti e 1,7 milioni di capi. Il mondo cooperativo, in particolare, si conferma la spina dorsale della filiera: 65% del latte raccolto e 70% della produzione dei principali formaggi DOP passano attraverso imprese cooperative. “L’aggregazione è la chiave per competere” ha sottolineato Giovanni Guarneri, presidente del settore lattiero-caseario di Confcooperative Fedagripesca. “Il 63% del giro d’affari cooperativo è generato da 25 grandi realtà: fare rete significa essere più forti, innovativi e pronti ai cambiamenti del mercato.”

Equilibrio del gusto e consumatori consapevoli

A trainare il comparto restano le esportazioni: nel primo semestre 2025 l’export è salito del 15,7% in valore e del 5% in volume. Sul fronte interno, invece, le famiglie italiane stanno riscoprendo formaggi e yogurt, con un +5,7% e +6% nei primi sette mesi dell’anno. Cala invece il latte fresco, complice l’evoluzione degli stili di vita e delle abitudini di acquisto. La ricerca Nomisma, realizzata nell’ambito del progetto Think Milk, evidenzia un dato molto interessante: il 98% degli italiani consuma prodotti lattiero-caseari, e quasi otto su dieci dichiarano fiducia nel latte e nei derivati Made in EU. Una fiducia che cresce con reddito e livello di istruzione, e che si rafforza tra i più giovani. Il 63% dei consumatori si informa attivamente sul web, e ben due italiani su tre sanno riconoscere le fake news sul mondo del latte.

I formaggi ambasciatori del progetto

I grandi protagonisti della campagna Think Milk, Taste Europe, Be Smart! sono i formaggi che hanno reso celebre la tradizione casearia italiana. Il progetto coinvolge alcune delle più rappresentative DOP nazionali, simboli di territori e saperi secolari: dal Grana Padano e Parmigiano Reggiano, pilastri della pianura padana, al Pecorino Romano e al Pecorino Sardo, espressione delle aree mediterranee più vocate; dal Provolone Valpadana al Gorgonzola, fino a eccellenze fresche come la Mozzarella di Bufala Campana e lo Squacquerone di Romagna. Questi formaggi, protagonisti anche delle attività di degustazione e storytelling del progetto, raccontano una filiera cooperativa che unisce qualità certificata, benessere animale e legame con il territorio — valori che “Think Milk” porta in tutta Europa come emblema del saper fare lattiero-caseario italiano.

Qualche mito da sfatare!

“Questa campagna – ha ricordato Guarneri – è nata più di quattro anni fa per sfatare i falsi miti e raccontare un latte moderno, tracciabile, legato alla sostenibilità e al benessere animale. Oggi parliamo a un consumatore curioso e preparato, che vuole conoscere la storia dietro ogni bicchiere e ogni forma di formaggio.”

  • Il latte non serve agli adulti — Falso! Il latte resta una fonte importante di proteine, calcio e vitamine del gruppo B, utili in ogni fase della vita.
  • Le bevande vegetali sono un sostituto equivalente — Falso! Non contengono naturalmente calcio o proteine di pari valore biologico. Sono buone alternative ma non si possono considerare come valiti sostituti nutrizionali del latte.
  • Il latte UHT è meno nutriente di quello fresco — Falso! Il trattamento ad alta temperatura serve a prolungare la conservazione, ma le differenze nutrizionali sono minime.
  • Secondo Nomisma, 2 consumatori su 3 oggi sanno riconoscere queste e altre bufale: segno che la corretta informazione funziona.

La serata romana ha confermato che dietro a un bicchiere di latte non c’è solo una filiera efficiente, ma anche un racconto di territorio e fiducia. Tra un assaggio e un dato, il mondo cooperativo e gli esperti di mercato hanno mostrato come il settore lattiero-caseario possa essere, oggi più che mai, un ambasciatore autentico della qualità agroalimentare italiana.

Think Milk, Taste Europe, Be Smart!

Il ristorante sulle Dolomiti, con soli 18 posti nato in una grotta

Nascosto tra il verde della foresta dolomitica della Plose, raccolto all'interno di una grotta, c'è un ristorante pazzesco con solo 18 posti

Il luxury retreat FORESTIS, hotel icona delle Dolomiti immerso nei fitti boschi di montagna, accresce ulteriormente il livello di ospitalità con un ristorante unico nel suo genere. Si chiama Yera, ha solo 18 posti ed è immerso nella foresta della Plose.

Il resort immerso nella foresta

A un’altitudine di 1.800 metri, si apre un paesaggio plasmato dalla ricca natura circostante. Acqua limpida, aria pura, molte ore di sole e un clima piacevole dominano questo luogo, che segue il ritmo della natura con naturale serenità.  Qui, grande alla lungimiranza di Teresa e Stefan Hinteregger, nasce un luxury resort che oggi è le mete più esclusive delle Dolomiti. Accanto all’edificio in stile Art Nouveau alpina del 1912, sottoposto a vincolo, si innalzano tre torri che ricordano la forma dei tronchi d’albero e non superano le cime della foresta. Il design degli interni è caratterizzato da colori naturali chiari, tessuti locali e legni. Nulla distrae dallo spettacolo della natura, dalle maestose cime Geisler e dal patrimonio mondiale UNESCO delle Dolomiti, che si possono ammirare da ognuna delle 62 suite, dal ristorante ad anfiteatro, dall’area benessere e dalle terrazze.  

La Plose: terra di Celti

I Celti si stabilirono qui oltre 3.000 anni fa. Praticavano l’agricoltura sulle Alpi e il commercio, ma soprattutto la natura era la loro guida e maestra. Teresa Hinteregger e il suo team hanno studiato la natura, i luoghi e la storia del territorio in cui oggi sorge Forestis; studi che hanno ricondotto ai Celti che oltre 3000 anni fa, si stabilirono proprio in questa parte delle Dolomiti. La natura, la foresta e gli insegnamenti dei Celti si riflettono nel concept della SPA del FORESTIS e nel trattamento signature la Cerimonia del Cerchio degli alberiL’Executive Chef Roland Lamprecht celebra la cucina naturale, che ama definire “Cucina della Foresta”, perché molti degli ingredienti provengono dalla foresta che circonda il FORESTIS e sono lavorati, essiccati e conservati in estate e dopo il raccolto, in modo che gli ingredienti e i sapori locali possano essere gustati anche in inverno. “Utilizziamo il periodo che va dalla primavera all’autunno per riempire le nostre dispense, in pratica come facevo a casa mia quando ero piccolo – spiega lo Chef Roland Lamprecht – Raccogliamo bacche, noci, funghi, erbe e aghi di abete rosso, pino, larice e pino mugo – tutto ciò che la natura e la foresta hanno da offrire – e poi lavoriamo tutto con varie tecniche, in modo da poter godere del raccolto, anche nei mesi bui dell’anno”.

 

YERA – Un ristorante che si immerge nel silenzio della natura

Aperto lo scorso giugno, Yera segna l’inizio di un nuovo capitolo nella vita di Roland Lamprecht come Chef, che afferma fieramente “Stiamo portando la cucina della foresta a un livello superiore”. Per godere appieno dei sapori e degli ingredienti della foresta, Teresa e Stefan Hinteregger hanno creato un nuovo ristorante: ubicato nella foresta, costruito all’interno della montagna, in una grotta, che non può essere vista dall’esterno, un omaggio all’artigianato tradizionale e ai metodi di costruzione delle grotte che offrivano protezione e sicurezza. Il suo nome, YERA, simboleggia la Cucina del Bosco e significa “raccolto” nella lingua dei Celti Retici che si stabilirono in Alto Adige. Migliaia di anni fa, YERA era il periodo più importante dell’anno. Dopo mesi di duro lavoro, si poteva raccogliere l’abbondanza della natura. Alle spalle del FORESTIS, un piccolo sentiero conduce su per la montagna fino a YERA. La pesante porta si apre lentamente, rivelando un luogo che promette un’esperienza sensoriale.
Il progetto architettonico si ispira alla natura circostante. Particolarmente suggestiva è la caratteristica terra rossa del Peiterkofel, una montagna con due cime opposte. Questa terra speciale non solo forma il pavimento, ma anche le pareti della grotta, rendendo l’esperienza architettonica ancora più autentica. La sottostruttura del tetto è in legno e la sua forma ricorda lo scafo di una nave rovesciata. Al centro c’è un principio antico: le persone si riuniscono in cerchio intorno al fuoco, concentrando la loro attenzione interamente su se stessi, sui commensali e sull’esperienza. Qui non ci sono distrazioni. Ci si concentra sul momento, sul cibo, sul gusto, sul silenzio, sullo stare insieme. È un’esperienza sensoriale, la cerimonia nella foresta, l’architettura e la cucina, che riporta le persone alle loro radici.

Piatti stagionali che non si conformano alla sequenza classica dei menu

Secondo le conoscenze e le tradizioni dei nostri antenati, YERA significa raccolto, il ritorno delle stagioni, la fine e l’inizio del ciclo annuale sono considerati raccolto e semina, la neve si scioglie, l’acqua e il sole permettono alle prime piante di crescere di nuovo. A YERA c’è un focolare centrale attorno al quale si riuniscono persone diculture diverse per godere insieme del raccolto dell’anno. Roland Lamprecht e il suo team cucinano al focolare centrale e su quattro altari disposti intorno ad esso, servendo per tutta la serata piatti stagionali che non si basano su un menu classico. “Raccogliamo ciò che ci circonda e creiamo una varietà di nuove combinazioni. La miscela di diverse erbe forestali locali e di prodotti naturali provenienti dalle regioni circostanti fornisce una nuova forma di sapore” – spiega Roland Lamprecht. I piatti consistono in molte composizioni speciali, mentre le bevande fanno parte del pasto e sono servite con un basso contenuto alcolico. L’alcol è presente solo in forma di fermentazione naturale e le bevande non hanno mai un contenuto alcolico superiore al 5%. Ogni bevanda è fatta in casa e si abbina bene al piatto. 

Preservare le origini e le tradizioni

Per Roland Lamprecht è importante che il suo stile di cucina preservi le tradizioni e la cultura e che l’artigianato della cucina in tutte le sue sfaccettature sia preservato per le generazioni future.” Gli ingredienti provenienti dalla foresta locale includono varie specie arboree, acqua di betulla, germogli di abete rosso, varie bacche selvatiche, ortiche, liquirizia selvatica, barba d’albero, funghi, piedi di porco, sambuco macinato e vari tipi di crescione come ingredienti depurativi del sangue. Non ci sono posate standard; vengono forniti piccoli bastoni di legno per infilzare il cibo e a volte gli ospiti sono incoraggiati a mangiare con le mani. I tronchi d’albero fungono da tavoli: Teresa Hinteregger ha fatto progettare e realizzare ad hoc le stoviglie della mise en place.

Ristorante YERA
Palmschoß 22
39042 Bressanone
Tel. 0472 521 008

www.yera.it

Aperto da martedì al sabato incluso (chiusura domenica e lunedì)
Cena dalle ore 18,30 (durata circa 4 ore) 
Per prenotazioni: tel. 0472 521008 oppure reservation@yera.it