Tutto pronto a Milano per una nuova apertura che porta nella città meneghina la pizza tonda romana. Parliamo di Futura Pizzeria Romana, nuova avventura imprenditoriale di Luca Pezzetta il bravo pizzaiolo e lievitista che con la sua pizzeria Clementina di Fiumicino (Rm) ha contribuito a riscrivere la storia della pizza romana.
A Milano arriva Futura, nuova pizzeria di quartiere
A partire da sabato 8 novembre porte aperte da Futura Pizzeria Romana a Milano, il numero 28 di via Pietro Borsieri nel cuore del quartiere Isola. Luca Pezzetta sbarca nel capoluogo lombardo con la sua pizza romana stesa rigorosamente a mattarello: l’indiscussa protagonista del menu è la tonda da 160 grammi, sottile, leggera e croccante, oltre ai lievitati e ai fritti. “Futura è una pizzeria di quartiere, con topping popolari e alcuni dei miei cavalli di battaglia – spiega Pezzetta –. Dopo Clementina, il Micro Forno e Ippolito Osteria, questa nuova avventura imprenditoriale rappresenta per me un importante percorso di crescita. Futura Pizzeria Romana non è un’estensione di Clementina: è un nuovo capitolo nella storia della pizza romana”.
Fritti d’autore e due sfogliati di Luca Pezzetta
Cambiano città e regione, ma di certo non il modo di lavorare di Pezzetta che insieme ad una grande competenza nell’arte bianca ha sempre curato con attenzione la selezione delle materie prime. Principi etici di produzione, attenzione alla stagionalità rappresentano i capisaldi tanto delle farciture delle pizze quanto del fritto, altro grande protagonista del menu di Futura Pizzeria. Per questo nuovo locale milanese il pizzaiolo di Fiumicino ha infatti messo a punto una selezione di fritti d’autore che celebrano la tradizione gastronomica regionale italiana: immancabili i supplì al telefono, ma ci saranno anche quelli con l’ossobuco o con la scarola ed anche la crocchetta provola, mortadella e arancia. La carta degli antipasti include anche la bruschetta classica con pomodoro, basilico e origano e due sfogliati a lievitazione naturale, veri signature di Pezzetta e della sua grande abilità nella panificazione. Parliamo del pain suisse al vitello tonnato e il croissant cocktail con gamberi rossi, lattuga e salsa rosa.
La romana di Pezzetta tra tonde popolari e le iconiche
Quella di Luca Pezzetta è una pizza romana sottilissima e croccante, con un diametro di 32 centimetri. L’impasto viene realizzato con prefermento e farina del Molino Fagioli (Magione, PG), poi steso con il mattarello quindi condito fino al bordo e cotto in forno fatto appositamente per Futura Pizzeria Romana dall’azienda Esposito Forni di Segni (Rm), su indicazioni specifiche di Luca Pezzetta come una bocca larga per l’infornata e una volta più alta. Il menu, vasto e ben strutturato, offre la scelta di ben 21 pizze divise tra classiche e iconiche. Tra le prime segnaliamo la prosciutto e funghi, la tonno e cipolla, la 4 formaggi (più 1), a queste vanno ad aggiungersi le pizze più famose nate dall’estro di Luca Pezzetta che in carta sono sotto il nome di tonde iconiche. C’è l’immancabile capricciosa di mare (rossa, mozzarella a crudo, pomodoro datterino giallo e rosso, prosciutto di pesce, carciofi alla giudia, bottarga, terra di olive) e la Marinara del Futuro (base rossa, polvere di olive, pomodorini confit, alici, capperi, origano fresco e secco). Ci sono anche due ripiene, ovviamente la bianca farcita con la mortadella ed una interessante farcita vegana con cicora ripassata, pomodorini semi-dry e olive. Bello l’omaggio ad uno dei luoghi simbolo della grande ristorazione lombarda, parliamo del Ristorante Da Vittorio a Brusaporto (BG) a cui Pezzetta ha dedicato la pizza Pomodoro, Burro e Parmigiano, rivisitazione in “chiave tonda” dei celebri paccheri alla Vittorio. Si chiude in dolcezza con pain au chocolate allo zabaione e il panettone di Luca servito con frutta di stagione. Il bere si sceglie in una carta composta da una cinquantina di etichette con anche una selezione di vini biologici, biodinamici. Completano la carta del bere la scelta al calice e una drink list.
Il laboratorio di cucina al centro del progetto
Gli spazi di Futura Pizzeria Romana sono stati realizzati dallo studio creativo milanese Antitetico. Il locale, ampio e spazioso, si sviluppa su circa 150 metri quadrati con 45 posti interni più altri 40 esterni. Il cuore di Futura è il laboratorio, che comprende la cucina, il forno, il bancone e la postazione cocktail, mettendo in risalto i gesti legati alla preparazione della pizza. L’ambiente è accogliente, essenziale e funzionale, grazie alla sala arredata per diversi tipi di esperienze, con tavoli alti, conviviali e face to face.
Futura Pizzeria Romana Via Pietro Borsieri, 28 20159 Milano Aperta tutti i giorni, dalle 19:00 alle 00:00 Tel. +39 342 140 5728
Riso Carnaroli con crema di zucca, fonduta di blu di bufala e guanciale croccante
Piatto perfetto per questa stagione? Riso con la crema di zucca, reso ancora più gustoso da una fonduta di blu di bufala e da qualche strisciolina di guanciale croccante. Ma il vero tocco finale è la mantecatura con Olio Extra Vergine di Oliva Centopercento selezione Sabino Basso.
Portata Primi piatti
Cucina tradizionale
Porzioni 4persone
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Chef Redazione
Ingredienti
Per il risotto
300gdi riso Carnaroli Cascina Veneria
200gdi zucca Castagnara
100gdi Parmigiano Reggiano 30 mesi
200gdi guanciale affumicato
150gdi Olio Extra Vergine di Oliva Cento per cento selezione Sabino Basso
700mldi brodo vegetale
Sale
Per il brodo vegetale
300gdi carote
300gdi sedano
200gdi cipolle ramate di Montoro
Per la fonduta di blu di bufala
200gdi Blu di Bufala
200gdi panna fresca
Istruzioni
Per la crema di zucca
Pulire e tagliare la zucca a cubetti, condirla con sale e pepe quindi cuocerla in forno ventilato a 175 °C per 20 minuti. Frullare fino a ottenere una crema omogenea, setosa e dal colore brillante.
Per la fonduta di blu di bufala
Scaldare la panna fino a sfiorare il bollore, quindi aggiungere il formaggio Blu di Bufala tagliato a cubetti. Mescolare fino a ottenere una crema liscia e vellutata, togliere immediatamente dal fuoco per conservarne la delicatezza.
Per il guanciale croccante
Tagliare il guanciale a cubetti e rosolarlo in padella con un filo d’olio extravergine di Oliva Sabino Basso fino a doratura, quindi scolarlo su carta assorbente per mantenerne la croccantezza.
Per il risotto
Tostare il riso a secco, quindi procedere con la cottura aggiungendo brodo vegetale poco alla volta e cuocere per 12 minuti. A metà cottura incorporare la crema di zucca, continuando a mescolare. Regolare di sale e pepe e terminare con una mantecatura di Olio Extra Vergine di Oliva Centopercento selezione Sabino Basso.
Per la finitura del piatto
Adagiare il risotto su un piatto da portata, creando una base uniforme. Con un cucchiaio, formare un vortice di fonduta di Blu di Bufala e completare con il guanciale croccante. Servire caldo.
Vivant Wine, pioniere taiwanese nella tecnologia di controllo della temperatura del vino, ha debuttato in Europa con una presentazione a Milano dei suoi prodotti al Sachi Restaurant.
Tecnologia, design e soluzioni pratiche
Distribuito in Italia da Showine, Vivant Wine unisce oltre trenta anni di esperienza nei semiconduttori a design all’avanguardia e cultura del vino. Qui tecnologia e lifestyle si fondono per disegnare il futuro del vino contemporaneo, integrando sistemi di raffreddamento avanzati, in grado di garantire un servizio stabile e preciso che preserva l’integrità di ogni vino al momento del servizio. I prodotti Titan, Venus, Lyra Silver uniscono tecnologia avanzata, design accurato e soluzioni pratiche per ridefinire il moderno piacere di consumare il vino alla temperatura ideale che può essere gestita al meglio grazie alla loro innovativa app.
Conny Wu Brand Director di Vivant Wine
La giusta temperatura per una degustazione perfetta!
“Vivant ha creato quest’app per rendere l’expertise professionale accessibile a tutti, indipendentemente dal livello di esperienza” ha dichiarato Conny Wu Brand Director di Vivant Wine. “Che si tratti di consigli intelligenti su temperatura e decantazione, di scoprire le origini di un vino o di ricevere suggerimenti sugli abbinamenti ideali, la nostra app mette una conoscenza da sommelier in tasca. Crediamo che il controllo preciso della temperatura e una presentazione accurata liberino tutto il potenziale di ogni vino”. Durante il pranzo, Eros Teboni, vincitore nel 2018 del titolo di Sommelier Campione del Mondo e nel 2021 del titolo di Miglior Sommelier d’Italia, ha guidato gli ospiti in un percorso di abbinamenti cibo-vino. Ogni portata è stata accompagnata da vini selezionati da Pellegrini S.p.A. che descriveremo via via; tra questi segnaliamo anche un Bourgogne Chardonnay 2022 di Domaine Ballot Millot e un Jurançon Doux 2020 di Clos Uroulat, in una speciale esperienza di gusto.
Tre prodotti innovativi
Titan Portable Electronic Decanter Chiller, disponibile nelle varianti borgogna e nero, è il prodotto di punta dell’azienda. Riconosciuto sia con il prestigioso Smart Label 2025 Award for Product Performance e vincitore dell’iF Design Award 2024, è pensato per collezionisti e intenditori che ricercano precisione ed eleganza nel servizio. Con il suo range di raffreddamento da 8 a 20 °C, una batteria al litio rimovibile con autonomia fino a quattro ore e l’integrazione con la Vivant Wine App, permette al tempo stesso un controllo raffinato di temperatura e decantazione. In questa presentazione gli è stato abbinato il Brunello di Montalcino Docg 2020 di Patrizia Cencioni, dove l’uso di Titan ha consentito di apprezzare l’ottimo bilanciamento tra morbidezza e tannicità e la sua intensità.
Venus Portable Electronic Red Wine Chiller, disponibile nelle varianti borgogna, nero, argento e oro, dedicato ai vini rossi, è perfetto per mantenere le bottiglie nel range ottimale da 12 a 20 °C. Con batteria al litio rimovibile e autonomia fino a quattro ore, è compatto, leggero e senza ghiaccio, ideale per ristorazione, cantine private e occasioni domestiche. Durante la presentazione è stata mantenuta la temperatura dello Champagne Blanc de Blancs 1er Cru Extra Brut di Veuve Fourny.
Lyra Silver Multi-Fit™ Bottle Chiller (dove ™ significa che il suo brevetto è in corso), disponibile in colore argento con il manico in pelle nero o marrone, presentato in anteprima a Milano, amplia la gamma Vivant Wine con una soluzione versatile e non elettrica. Grazie al sistema regolabile brevettato e ai pack modulari (5 per rossi, 8 per bianchi e spumanti), è compatibile con tutte le bottiglie standard da 750 millilitri. Realizzato in alluminio con manico in pelle, mantiene il vino fresco fino a due ore, coniugando funzionalità ed eleganza. Così con Lyra è possibile gestire la temperatura di servizio sia nel privato che nella ristorazione.
Un’App, disponibile gratuitamente su iOS, che unisce raccomandazioni basate su AI a competenze da sommelier. Così fornisce informazioni immediate su vitigno, regione, annata, temperatura di servizio ideale, tempo di decantazione e abbinamenti gastronomici. Funzioni come la scansione dell’etichetta, le indicazioni di servizio e il controllo remoto dei prodotti trasformano le conoscenze professionali in un’esperienza accessibile e coinvolgente per un vasto pubblico.
Alla presentazione dei prodotti Vivant abbiamo degustato anche un Bourgogne Chardonnay 2022 di Domaine Ballot Millot e un Jurançon Doux 2020 di Clos Uroulat, in una speciale esperienza di gusto.
Per combattere la crisi che da anni colpisce i bar, servono nuovi metodi di gestione, ovviamente sicuri ma anche standardizzati e replicabili. A questa nuova idea di bar ci ha pensato un imprenditore torinese, si chiama Ivan Daniele ed ha ideato Trivè.
Salvare i bar con un metodo gestionale replicabile
Ne abbiamo scritto qualche giorno fa – secondo i dati FIPE presentanti ad Host – i bar continuano ad arrancare; solo nel primo semestre del 2025, il saldo tra aperture e chiusure è stato negativo ed hanno chiuso 706 locali. Insomma il quadro della realtà attuale e ben diverso da quello del passato, quando si parlava della Milano da Bere e Torino da vivere anche grazie alla presenza di bar storici – ma non solo – che rappresentavano una base importante di quel “fuori casa” tutto italiano. Ma appunto, i numeri ci raccontano un’attualità ben diversa dal passato e che per aiutare il settore servono azioni concrete certamente istituzionali, ma ben vengano anche le soluzioni nate dalla lungimiranza di qualche imprenditore. Come nel caso di Trivè, frutto dell’intraprendenza di Ivan Daniele, che introduce il format dell’All Day Bar: un metodo gestionale replicabile che supera il milione di fatturato per locale.
Ivan Daniele
Trivè lancia l’All Day Bar
La crisi italiana del settore dei bar, nasce fondamentalmente dalla difficoltà di conciliare sostenibilità economica e standard di servizio elevati per un settore che conta quasi 128 mila imprese, 400 mila addetti (di cui il 58,9% donne) e oltre 20 miliardi di euro di consumi annui. Sono dati che fotografano con chiarezza una crisi strutturale: i bar italiani continuano a ripetere modelli di gestione rimasti invariati dagli anni Ottanta, tra vetrine sovraffollate, sprechi e assenza di metodo. È in questo contesto che si inserisce Trivè, un format nato a Torino nel 2017 da un’idea di Ivan Daniele, con l’obiettivo di ridefinire il modello di business del bar italiano attraverso un metodo gestionale standardizzato e replicabile. L’All Day Bar è operativo dalle 8 del mattino alle 2 di notte e copre tutte le fasce orarie – colazione, pranzo, aperitivo, cena e dopocena – con un’offerta selezionata e coerente. “I dati sulla chiusura dei bar dimostrano che non è più sufficiente avere una buona idea o una clientela affezionata: serve un metodo,” spiega Ivan Daniele, fondatore di Trivè. “Ho lavorato in bar, pasticcerie, pizzerie e ho sempre visto lo stesso problema: realtà che si reggono sull’estro del singolo imprenditore, senza un modello gestionale solido. Trivè nasce proprio da qui: dall’esigenza di rendere il bar un’attività sostenibile, replicabile e con margini stabili nel tempo”.
Dal bar tradizionale al format replicabile
La difficoltà principale nel replicare un bar è sempre stata la complessità del modello: a differenza di un monoprodotto come la pizza o il panino, il bar attraversa cinque momenti diversi della giornata, ciascuno con logiche e prodotti propri. Trivè ha affrontato questa sfida analizzando a fondo il settore e individuando i prodotti più richiesti e le abitudini di consumo più diffuse, per poi scomporre la gestione del bar in obiettivi concreti e processi standardizzati. Il cuore di questa uniformità è un laboratorio di produzione centralizzato che serve tutti i punti vendita, sia diretti che in franchising, realizzando lavorati e semilavorati standardizzati. Questo sistema permette di garantire la stessa qualità, freschezza e coerenza dell’offerta in ogni locale, mantenendo margini stabili e un’esperienza omogenea per il cliente, indipendentemente dalla città.
I numeri della replicabilità: un milione di fatturato e cinque locali attivi
Ogni locale Trivè genera in media tra 1,2 e 1,8 milioni di euro di fatturato all’anno. In termini pratici significa che un singolo punto vendita riesce a sostenersi con margini stabili, grazie a un controllo dei costi: le materie prime incidono per meno del 30% e il personale per circa il 32%. A Torino sono operativi tre locali diretti – tra cui l’apertura recente in Piazza Vittorio – più un franchising in Via Duchessa Jolanda. A Milano, è attivo un punto vendita in Via Marghera. “Il vero traguardo non è soltanto il fatturato, ma aver dimostrato che un bar può essere replicabile”, commenta Ivan Daniele specificando che l’obiettivo è creare il primo brand italiano nel settore bar, una categoria nuova chiamata All Day Bar. “Vogliamo diventare quel posto comodo e affidabile per ogni occasione: un pranzo veloce, un appuntamento informale, un aperitivo con gli amici o una festa di laurea”, conclude l’imprenditore.
Prossimi passi: il consolidamento su Milano e l’espansione
Dopo aver consolidato il modello a Torino, Trivè guarda ora a Milano come città chiave per il prossimo sviluppo. Il nuovo punto vendita in zona Brera sarà il flagship store – un locale vetrina che racchiude tutte le caratteristiche del format e funge da modello per le aperture future – e farà da base per una crescita più ampia: sono già allo studio 8-9 aperture nei prossimi due anni nel capoluogo lombardo . Parallelamente, il franchising si prepara a uscire dai confini torinesi con le prime trattative in corso ad Alba, Milano, Legnano, Brescia, Vicenza, Firenze, Pordenone e Roma. Le prospettive economiche confermano la scalabilità del modello: il fatturato, oggi intorno ai 5 milioni di euro, è destinato a raddoppiare già nel 2026, con una traiettoria che punta ai 25 milioni entro il 2028.
Trivè Trivè è il primo All Day Bar in Italia, nato a Torino nel 2017 dall’idea di Ivan Daniele e oggi presente anche a Milano. Il brand ha creato un format replicabile e standardizzato che copre tutte le fasce orarie della giornata, offrendo un modello scalabile per imprenditori e franchising. Con cinque locali già attivi e piani di espansione a Milano e in altre città italiane, Trivè punta a diventare il primo brand nazionale del settore bar.
Sabato primo novembre taglio del nastro ufficiale in quello che era l’ex mercato coperto di Perugia e che ora si appresta a vivere un nuovo corso con la Città del Cioccolato. Un museo che si snoda su 2800 metri quadrati e racconta la storia del cibo degli dèi attraverso un emozionante percorso esperienziale.
La storia dell’ex mercato cittadino oggi museo del cioccolato
La Città del Cioccolato sorge all’interno dell’ex Mercato Coperto di Perugia. Il mercato fu edificato nel 1932 in soli 10 mesi grazie alla determinazione di Giovanni Buitoni, noto imprenditore umbro che all’epoca ricopriva la carica di Podestà di Perugia. L’edificio si trova nel cuore del centro storico della città e grazie alla sua bellissima terrazza offre un panorama mozzafiato con vista su Assisi. Il percorso che conduce l’ex Mercato alla nuova destinazione attuale, è lungo ma merita di essere ripercorso nei suoi punti salienti perchè racconta la determinazione di tanti imprenditori perugini ed umbri, nel voler riconsegnare questo luogo ai cittadini di Perugia, della regione tutta ed ovviamente ai tanti turisti che scelgono il “polmone verde d’Italia” per le loro vacanze.
Un intervento corale dell’imprenditoria perugina
Ristrutturato nel 2016 con il sostegno finanziario di Regione Umbria e Fondazione Perugia, nel 2023 l’ex Mercato coperto è stato oggetto di un Avviso di Valorizzazione pubblicato dal Comune di Perugia, aggiudicato l’anno successivo alla società Destinazione Cioccolato Srl SB, costituita appositamente per la presentazione di un progetto di alto valore e che si è aggiudicata una concessione trentennale. Da lì a breve, sono partiti i lavori di riqualificazione per la costruzione di quello che oggi è il più grande Museo del Cioccolato del Mondo. Un lavoro imponente con significativi interventi di allestimento, in cui sono state coinvolte oltre 200 persone oltre ovviamente a tutto l’indotti dei fornitori. L’investimento complessivo è di circa 6 milioni di euro, un cifra importante raggiunta grazie alla partecipazione di Intesa Sanpaolo ed all’operazione di equity crowdfunding realizzata tramite la piattaforma Mamacrowd, che ha consentito di coinvolgere 198 investitori tra piccoli, medi e grandi, rafforzando ulteriormente la solidità e la partecipazione del progetto. Il progetto di realizzazione della Città del Cioccolato ha inoltre beneficiato della Misura “Italia Economia Sociale”, un programma promosso dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy che ha reso possibile lo sviluppo di iniziative legate ai temi dell’inclusività sociale, con particolare attenzione all’inserimento lavorativo di persone appartenenti a categorie fragili.
Il profondo legame con la città
Riconsegnare ai perugini un luogo simbolo della loro città, è stata anche questa una delle leve principali che hanno dato il via a questa imponente opera di riqualificazione. La Città del Cioccolato, oltre a raccontare 5300 anni di storia del cacao, ripercorre anche quella di alcuni imprenditori che da sempre hanno scelto d’investire nel capoluogo umbro. Farà infatti parte dell’offerta del museo il recupero del primo laboratorio Perugina situato nella vicinissima Via Alessi che verrà inaugurato l’11 Novembre anche grazie al supporto di Luisa Spagnoli Spa. Proprio di fronte alla struttura, il laboratorio è stato interamente restaurato: un’attività di conservazione e valorizzazione che esalta il lavoro dell’azienda per il cioccolato di qualità, co npresenti dettagli dell’epoca come il bancone di lavorazione in marmo di Luisa Spagnoli, l’ideatrice del Bacio Perugina.
Il museo ed il suo percorso esperienziale
Il viaggio parte con la scoperta dei luoghi del cioccolato e la sua storia millenaria. Ci si immerge in un percorso fatto d’ immagini e suoni della foresta equatoriale, esattamente dove nasce il cacao. L’evoluzione del cacao parte dal Sud America e giunge, tra rappresentazioni concrete e interazioni digitali firmate dall’artista Manuel Gardina, fino al trasporto delle fave in Europa e al racconto dell’evoluzione del cioccolato nei paesi del Vecchio Continente. Con una passerella o, per i più spericolati, con lo scivolo si scende al piano inferiore dove si possono ammirare delle ricostruzione bellissime delle piantagioni del cacao con fiori, piante e frutti ricostruire con dovizia di dettagli e parteicolari da maerstri artigiani umbri. Ovviamente c’è anche la possibilità di mettersi all’opera, infatti nel laboratorio interno della Città del Cioccolato ognuno può confezionare la propria tavoletta di cioccolato ovviamente seguito dagli occhi attenti dei maestri cioccolatieri. Bellissima anche la sezione dedicata ai “ricordi” legati al cioccolato come le macchine distributrici di cioccolati d’inizio ‘800, le scatole di latta ed anche una bellissima collezione di incarti delle tavolette di cioccolato di tutto il mondo e, questa veramente sensazionale, dei vari biglietti d’amore dei baci Perugina.
Economia e sostenibilità della filiera del cacao
Di forte impatto la sezione dedicata ai numeri del cacao, o meglio a come la filiera che ruota attorno a questo prodotto debba essere assolutamente rivista a partire dalla retribuzione delle donne e degli uomini che si occupano della raccolta del frutto. Attraverso dei touch screen si chiede la partecipazione attiva del visitatore, chiedendo a lui di suddividere i profitti della filiera del cioccolato tra agricoltori, tasse intermediari, marketing, trasporti, grande distribuzione, etc.. Ovviamente la realtà e ben lontana da quella immaginata anche dal più scaltro dei visitatori, e viene ben espressa nella slide finale: il 45% dei ricavi confluisce nelle casse della grande distribuzione ed il restante 55% viene suddiviso – non equamente – nel resto della filiera della quale gli agricoltori sono il fanalino di cosa e gli spetta una parte microscopica di questa ipotetica fetta di torta.
I ricercatori che studiano e analizzano il cioccolato
Dunque, è necessario ridefinire la filiera del cioccolato e questo è possibile farlo anche attraverso lo studio e la ricerca. Come quelli condotti dai ricercatori del COEX – Programma Cacao of Excellence. L’intera squadra di studiosi da Roma ha spostato il suo laboratorio all’interno del Museo per continuare la ricerca che tra i suoi obiettivi ha anche quello di eleggere, ogni due anni, i migliori 50 campioni di cacao al mondo, scelti tra le centinaia di finalisti selezionati.
Cioccolato a 360° con il Choco Hotel
Il museo è a misura di famiglia grazie alle tante attività formative pensate per i più piccoli come Piantalab e Coloralab. Ma per chi viaggia con i bambini e vuole regalargli una vacanza veramente indimenticabile il consiglio è di fare una sosta colazione nell’Isola dei Golosi al Choco Hotel. Fontane di cioccolato, croissant di ogni forma, creme spalmabili per ogni gusto e ancora biscotti, torte, mousse e – cioccolato a parte – anche una vasta scelta di proposte salate. Il costo della colazione è di € 18 nei giorni feriali e € 21 nel weekend. Consigliata la prenotazione per evitare di fare un viaggio a vuoto, il Choco Hotel chiuderà il 2025 con oltre 20 mila accessi di clienti che hanno scelto di fare colazione nella loro Isola.
Per info e biglietti del museo: www.cittadelcioccolato.it Per prenotazioni al Chocohotel: www.chocohotel.it
Madama Oliva, leader in Italia nel settore delle olive da tavola fresche, presenta la nuova selezione speciale “Olive Novelle – Nuovo raccolto” giunta alla tredicesima edizione: frutti appena raccolti nella campagna ottobre 2025, dalla fragranza inconfondibile e dall’estrema freschezza. Il prodotto sarà disponibile sugli scaffali fino a tutto il mese di dicembre.
Sabrina Mancini, direttrice marketing di Madama Oliva
Tutta la freschezza del prodotto appena raccolto
L’obiettivo della selezione Olive Novelle è quello di esaltare il prodotto appena raccolto, per ampliare la cultura di questo delizioso frutto e dare la possibilità al consumatore di fare scelte sempre più consapevoli. Grazie al materiale di comunicazione dedicato all’iniziativa, il consumatore viene messo immediatamente a conoscenza del fatto che le olive che acquista sono il frutto del nuovo raccolto, dal sapore inconfondibile esaltato dalla freschezza del prodotto. “Madama Oliva è l’unica azienda italiana a valorizzare le olive fresche appena raccolte come primizia autunnale – commenta Sabrina Mancini, direttrice marketing di Madama Oliva – In particolare, le olive dolci verdi giganti sono le più consumate in Italia. La nostra selezione è presente negli scaffali dei prodotti freschi, e si differenzia dalle conservate (quelle proposte in lattina, vasi di vetro o in piccole bustine) proprio per la tipologia di lavorazione a cui viene sottoposta. Le olive fresche, infatti, non contengono conservanti e non subiscono trattamenti di conservazione. In questo modo mantengono i colori, gli aromi e i sapori autentici ben distinguibili, oltre ad avere un livello di salinità inferiore rispetto alle olive conservate“.
Un’edizione limitata pensata per le famiglie
Il target dell’edizione limitata è il consumatore attento alla freschezza e alla genuinità dei prodotti e i formati sono ideali per il consumo in famiglia. Per il loro sapore delicato e inconfondibile sono perfette per accompagnare aperitivi e antipasti, servendo in tavola una vera e propria primizia selezionata. Il lancio sarà accompagnato da due espositori ad hoc mentre sulla confezione verrà applicato uno sticker adesivo dedicato alla “Festa delle olive Novelle – edizione limitata“. Spazio anche alle esposizioni fuori banco: dai minibox ai pallbox con grafica personalizzata, bancalini con crowner personalizzati “Olive Novelle” ed evidenziatori a scaffale. Le olive del nuovo raccolto vengono proposte in due confezioni: Dolci verdi Giganti “Frutto del Mediterraneo“ da 250 gr. e nel formato convenienza, in buste da 800 gr.
Da 40 anni gli specialisti delle olive e dei lupini
Madama Oliva oggi vanta oltre 400 referenze, 20 linee produttive, una produzione di circa 23 milioni di confezioni ogni anno che raggiungono 45 paesi di destinazione. Non solo di olive fresche, ma anche di paté vegetali, lupini, pomodori secchi e altri ortaggi e spezie. Per assicurarsi la quantità e la qualità della materia prima direttamente dagli agricoltori e controllare al meglio la catena di approvvigionamento, Madama Oliva ha investito e realizzato due aziende nelle principali zone di produzione – una in Sicilia e una a Larissa, in Grecia – partnership strategiche che le permettono anche la vendita di prodotti Dop. In linea con le esigenze del mercato, spesso anticipandone i tempi, l’azienda oggi dimostra di essere una realtà virtuosa sempre più focalizzata su una politica di sostenibilità ambientale e sociale oltre che su significativi e costanti ampliamenti di gamma.
Inaugurato questa estate e già punto di riferimento per l’ospitalità d’eccellenza, Vista Ostuni rimane aperto fino a gennaio 2026, in linea con la filosofia del brand Vista, che promuove la destagionalizzazione e sceglie luoghi capaci di offrire un’idea di turismo di lusso più lento, gentile e consapevole.
Percorsi gastronomici con attenzione al territorio
L’hotel 5 stelle lusso di proprietà della famiglia Passera e parte di The Leading Hotels of the World, occupa una posizione privilegiata nel cuore dell’Alto Salento: a pochi passi dalla Città Bianca si affaccia sulla Piana degli Ulivi Monumentali che scende verso il mare. Un territorio ricco di bellezza, e fascino anche nelle stagioni più fredde e invernali, che l’Hotel intende valorizzare offrendo esperienze autentiche e su misura alla scoperta della destinazione Puglia. Il ristorante Berton al Vista, aperto da pochi mesi e già inserito nella Guida Michelin 2025, inaugura le Wine Dinner Series “Un Assaggio di Puglia e oltre”, un ciclo di cene che mette in dialogo cucina, valori e territori. Gli appuntamenti, il 14 novembre con Tormaresca, il 5 dicembre con Amalberga e il 19 dicembre con la Maison Bruno Paillard, accompagnano l’autunno di Vista Ostuni con percorsi enogastronomici che raccontano la Puglia attraverso il calice e il nuovo menu stagionale con ingredienti del territorio protagonisti.
Menu all day e atmosfera rilassata al Chiostro Bar
Con l’arrivo dell’autunno, il Chiostro Bar si anima di calore e atmosfera: le ampie arcate e la grande bottiglieria a vista creano un ambiente cozy, ideale per ritagliarsi attimi di calma. Qui, tra luci soffuse e scorci della Città Bianca, gli ospiti possono lasciarsi tentare dal menu all day, dalla selezione di aperitivi, digestivi e caffetteria, da gustare senza fretta, e dai cocktail signature firmati Vista Ostuni, come il Friggitello Tonic. Nel weekend dell’8 novembre, l’hotel celebra invece il simbolo più prezioso della regione: l’olio extravergine d’oliva. L’esperienza include la raccolta delle olive in una masseria locale, degustazioni guidate, un rituale Spa dedicato, che utilizza olio d’oliva per donare elasticità e benessere, oltre a una cena interamente ispirata alla purezza di questo ingrediente nobile al ristorante Berton al Vista.
Scoprire il Salento, la Valle d’Itria ed i meravigliosi borghi
Numerose anche le esperienze che valorizzano il territorio in ogni periodo dell’anno. Tra queste, percorsi in e‑bike che attraversano il Parco delle Dune Costiere fino al Dolmen di Montalbano, la pista ciclabile dell’Acquedotto Pugliese e i sentieri che collegano Ostuni alla Marina, per scoprire la campagna e la costa senza vincoli stagionali. Le escursioni possono proseguire in Ape Calessino o a bordo di auto d’epoca per esplorare la Valle d’Itria, Locorotondo, Alberobello e i borghi sospesi tra pietra e cielo, fino a raggiungere due tra le città più affascinanti del Sud Italia: Lecce e Matera. Le esperienze legate al territorio continuano anche all’interno dell’hotel: le cooking class pugliesi firmate dallo chef Andrea Berton permettono di mettere le mani in pasta per apprendere i gesti delle ricette tradizionali come orecchiette, focacce e tradizionali panzerotti, mentre le degustazioni di vini e oli locali raccontano un patrimonio agricolo e umano che resta vivo in ogni stagione. Completano l’offerta le visite a frantoi e masserie per assistere alla produzione dei formaggi pugliesi o laboratori di ceramica con maestri artigiani locali.
In questa prospettiva, Vista Ostuni non è soltanto un hotel, ma un luogo che interpreta il territorio, offrendo un racconto che continua anche quando la stagione sembra finita, perché in Puglia, in realtà, non finisce mai.
Vista Ostuni Via Giosuè Pinto 60/A 72017 Ostuni www.vistaostuni.com
I tour gastronomici culturali nella Vecchia Dubai sono stati riconosciuti da Lonely Planet come una delle migliori esperienze al mondo per il 2026. Inseriti nella guida “Best in Travel”, che celebra ogni anno le destinazioni e le esperienze più autentiche e imperdibili del pianeta, raccontano le mete di gusto della città divise per quartieri. Questo riconoscimento mette in risalto la scena culinaria ricca e variegata di Dubai, che risente delle influenze di 200 nazionalità diverse.
Dubai, tra le 50 scelte “top” del 2026
Dubai, offre esperienze gastronomiche per tutti i gusti e per tutte le tasche. Nei quartieri storici di Bur Dubai e Deira, lungo l’iconico Dubai Creek, i ristoranti puntano su ingredienti locali, autenticità e qualità, rendendo ogni tour gastronomico una tappa imprescindibile per residenti e visitatori. Premiata dalla giuria di esperti di Lonely Planet, l’esperienza di Dubai rientra tra le 50 scelte imprescindibili per il 2026 – suddivise tra 25 luoghi e 25 esperienze. Dopo che nel 2020 l’intera città era stata nominata tra le migliori destinazioni da visitare al mondo, oggi questo riconoscimento segna una tappa importante: per la prima volta un’area specifica di Dubai viene celebrata per la sua unicità.
Dove mangiare a Bur, il quartiere storico di Dubai
Ristorante Al Khayma Heritage – Ristorante e museo allo stesso tempo, premiato con il Bib Gourmand MICHELIN, Al Khayma riflette il patrimonio culinario della città in ogni dettaglio. Piatto da provare: machboos di agnello – carne marinata con spezie locali e servita con riso allo zafferano.
Al Ustad Special Kabab – Tra i ristoranti più iconici di Dubai, celebre per la sua cucina persiana autentica e porzioni generose. Piatto da provare: kabab khas – pollo o montone marinato nello yogurt e grigliato alla perfezione.
Arabian Tea House – Dal 1997 è una vera istituzione. Con il suo cortile ombreggiato e l’atmosfera d’altri tempi, offre un tuffo nella tradizione culinaria locale. Piatto da provare: biryani deyay/laham – riso aromatico con pollo o agnello, servito con yogurt.
Bayt Al Wakeel – Aperto nel 1935, è uno dei locali più antichi di Dubai. Situato sul Creek, offre una vista spettacolare e piatti di pesce freschissimi. Piatto da provare: hammour alla griglia – pesce bianco marinato, servito con verdure e patatine.
Ristorante Bhavna Vegetarian Deluxe– Un’istituzione da oltre 50 anni, amato per la cucina vegetariana gujarati. Piatto da provare: pani puri – croccanti gusci ripieni di patate speziate, ceci e chutney di tamarindo.
Mazmi Coffee & More – Perfetto per una pausa caffè con vista sul Creek. Piatto da provare: caffè arabo al cardamomo e gelati artigianali ai datteri, pistacchio e zafferano.
Pakora Lane – Hamad Khalfan Al Dalil e Al Shaab – Noto come il “vicolo dello street food” nel Souk Al Kabeer, offre irresistibili snack fritti del Kerala. Piatto da provare: pakora – frittelle croccanti di verdure.
Sangeetha Vegetarian Restaurant – Specializzato in cucina dell’India meridionale, è l’indirizzo perfetto per un pasto vegetariano ricco di sapori. Piatto da provare: dosa – sottile crepe salata, ideale per la colazione.
Sreeraj Lassi – Un’istituzione per gli amanti del lassi, bevanda a base di yogurt. Piatto da provare: matka lassi – servito nel tradizionale vaso di terracotta.
Dove mangiare a Deira
Al Bait Al Qadeem – Vicino al Gold Souk, offre cucina araba tradizionale in un ambiente che ricorda un’antica casa emiratina. Piatto da provare: shawarma, con carne tagliata sottile avvolta nel tradizionale pane khubz.
Al-Karmel Somali Restaurant – situato nella zona di Al Muraqqabat/Al Ras a Deira, l’Al-Karmel Somali Restaurant è un locale informale che porta i sapori autentici della Somalia nella Vecchia Dubai. Piatto da provare: suqaar somalo, teneri cubetti di manzo (o agnello) saltati con cipolle, peperoni e spezie aromatiche.
Al Samadi Sweets – Situato in Al Muraqqabat Street, qui i visitatori possono gustare deliziosi dolci e prelibatezze arabe. Piatto da provare: ma’amoul, biscotti speziati ai datteri.
Ristorante Aroos Damascus – Popolarissimo tra residenti e turisti, serve cucina siriana tradizionale. Piatto da provare: kebab a forma di polpette con riso.
Bait Al Mandi – Celebre anche grazie allo chef Anthony Bourdain, questo ristorante in Al Muraqqabat Road è apparso nella sesta stagione del popolare programma di viaggi e cucina di Bourdain. Piatto da provare: mutton mandi, riso con montone e spezie.
Delhi Restaurant – Situato a Naif, dal 1978 propone piatti dell’India del Nord e del Pakistan. È il posto giusto per gustare pietanze autentiche e ricche di sapore. Piatto da provare: beef nihari – manzo cotto lentamente in salsa aromatica.
Falafel Ala Kaifak – ottimo per street food che lo rende una tappa perfetta per un pranzo veloce o uno spuntino serale. Piatto da provare: falafel – accompagnato da hummus o salsa piccante al peperoncino e servito in una pita calda con tahini, sottaceti e verdure croccanti.
Jafer Biman Ali Cafeteria – Aperta da oltre 65 anni nello Spice Souk questo cafe è ideale per una pausa dolce. Piatto da provare: falooda – dessert freddo a base di gelato.
Souk e mercati tradizionali – Oltre ai ristoranti, Deira è famosa per i suoi mercati storici. Vicino al Gold Souk si trova lo Spice Souk, che sotto i suoi archi profumati offre non solo spezie, ma anche erbe aromatiche, riso, frutta secca e altri prodotti. Il Deira Waterfront Market è invece l’ideale per i buongustai più avventurosi alla ricerca di pesce fresco.
Mentre la produzione mondiale di pasta ha superato i 17 milioni di tonnellate, l’Italia si pone l con circa 4,2 milioni di tonnellate di pasta prodotta nel 2024. Gi italiani inoltre, sono i più grandi consumatori con più di 23 kg annui pro-capite, ma quasi il 60% della produzione di pasta italiana finisce sulle tavole di tutto il mondo, con un export che tocca oltre 200 paesi.
Secondo una ricerca commissionata dai pastai dell’Unione Italiana Food all’Istituto AstraRicerche, per 8 italiani su 10 la pasta è simbolo indiscusso dell’italianità, nonché ambasciatrice del Made in Italy per la quasi totalità del campione (96,6%). Non solo: la pasta si posiziona nella Top 5 degli elementi che rendono gli italiani fieri di esserlo (45%), insieme a monumenti (84,9%), arte (75,8%), paesaggi naturali (73,6%) e letteratura (69,2%), addirittura più della musica (39,6%), dell’opera lirica (34,6%) e dello sport (27,3%). I dati della ricerca sono stati resi noti in occasione del World Pasta Day 2025, l’evento voluto da Unione Italiana Food insieme all’InternationalPasta Organisation (IPO) che ogni anno il 25 ottobre celebra il piatto simbolo della condivisione e della convivialità, per indagare l’orgoglio nazionale tra gli italiani e il ruolo giocato dalla pasta nella definizione del senso di appartenenza. E non a caso, per 7 italiani su 10 (69%) se dici Italia pensi pasta, a conferma di un legame indissolubile che negli anni si è trasformato in una questione identitaria, prima della pizza (64,2%), del vino (27,4%) e di salumi e formaggi (18,4%).
Per celebrare la pasta intesa come orgoglio italiano, è stata inaugurata oggi presso la Galleria Alberto Sordi di Roma la mostra digitale“Orgoglio Pasta”, un allestimento ideato per celebrare il ruolo della pasta come simbolo culturale, identitario e gastronomico italiano e resterà aperta al pubblico da martedì21 a sabato 25 ottobre (giorno del World Pasta Day).
Alla tavola rotonda di presentazione dell’evento, che si è aperta con i saluti di Adolfo Urso (Ministro delle Imprese e del Made in Italy), hanno partecipato Paolo Barilla (Presidente di Unione Italiana Food), Margherita Mastromauro (Presidente dei pastai di Unione Italiana Food), Silvia Migliaccio (Presidente della Società Italiana di Scienza dell’Alimentazione – SISA), Cosimo Finzi (Presidente AstraRicerche e Cesare Battisti, chef e patron del ristorante Ratanà di Milano e considerato uno dei cuochi più rappresentativa della cucina di tradizione e attento alle materie prime di qualità. L’incontro si è chiuso con le conclusioni e i ringraziamenti di Francesco Lollobrigida (Ministro dell’Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste).
Pasta sinonimo di italianità nel mondo
Per circa la metà degli italiani, tra i motivi che assegnano primati alla pasta ci sono la sua riconoscibilità al livello internazionale (49,3%), la sua rappresentatività di uno stile alimentare sano e sostenibile (42,1%), la sua capacità di raccontare la ricchezza e la varietà del territorio italiano e delle sue regioni (40,6%) e di essere depositaria di tradizione e saper fare italiano (39,2%). Molto apprezzate anche le sue caratteristiche di cibo conviviale (36%) e la semplicitàche la rende un piatto versatile e riproducibile secondo i propri gusti (33,6%). Infine, vederla apprezzata all’estero rende orgogliosi gli italiani generando un senso di appartenenza e fierezza condiviso per 8 italiani su 10 (85.4%). Ma la pasta è considerata anche un pilastro dell’alimentazione: per 2 italiani su 3 (66,6%) è infatti l’alimento più rappresentativo della Dieta Mediterranea, più dell’olio (56,3%), della verdura (47,5%), del pesce (44,9%) e della frutta (39,5%). Tra gli alimenti che costituiscono la Dieta Mediterranea la pasta è quello che viene consumato più di frequente, da quasi 7 italiani su 10 (69,4%), seguita dalla verdura (56,4%) e dalla frutta (53,8%) e dall’olio (52%).
plate of pasta with tomato sauce
Valori associati alla pasta e falsi miti
Per quasi 6 italiani su 10 (58%) la pasta incarna alla perfezione la tradizione culinaria italiana, per il 36% del campione è il valore della semplicità a rappresentarla al meglio mentre il 33.7% del campione la associa a salute e benessere, a conferma delle sue proprietà benefiche. L’orgoglio nazionale è un valore associato alla pasta dal 32.6% degli italiani mentre per il 28.7% la pasta è condivisione (28.7%) ma anche convivialità (25.5%). Chiamati a scegliere delle parole-chiave per la pasta, oltre 9 italiani su 10 (90.7%) la definiscono accessibile, oltre 8 italiani su 10 (89.2%) facile e veloce da preparare, in grado di unire le generazioni (86.9%) e di migliorare l’umore (79.2%) oltre a essere indispensabile per un’alimentazione sana ed equilibrata (77.8%), componente chiave di molti modelli alimentari (73.1%), e capace di dare un senso di sazietà che dura a lungo (77.0%). Anche il suo legame con la sostenibilità ambientale (66.4%), il suo ruolo per chi pratica sport (68.7%) e la sua capacità di stimolare le relazioni interpersonali (61.1%) sono ampiamente riconosciuti. E sono tanti i falsi miti sulla pasta ad essere smentiti dall’indagine: gli italiani non sono d’accordo con l’idea che la pasta debba essere eliminata in una dieta dimagrante (solo il 20.4% la ritiene vera), e trovano falso che interferisca con la qualità del sonno se consumata a cena (solo il 27.3% la ritiene vera). In termini di frequenza di consumo, la pasta resta un pilastro della dieta italiana: oltre 8 italiani su 10 (87%) la consumano più volte a settimana, con un terzo che la consuma quotidianamente o quasi (32,9%), il 22.3% 4 o 5 volte a settimana e un ulteriore 32.1% 2 o 3 volte a settimana.
A tal proposito Margherita Mastromauro, Presidente dei Pastai Italiani di UIF ha spiegato che: “Per gli italiani la pasta è una questione di appartenenza e motivo di orgoglio. Questa ricerca lo conferma e arriva in un momento politicamente delicato.Il comparto della pasta è un pilastro della nostra economia e della nostra identità culturale. Ogni misura che ne ostacola la competitività sui mercati internazionali rappresenta una minaccia non solo per le imprese, ma per l’intero sistema del Made in Italy. Nel complesso quadro geopolitico che ci troviamo ad affrontare, segnato anche dal rischio di extra-dazi da parte del Dipartimento del Commercio americano, questa 27esima edizione del World Pasta Day assume un grande significato simbolico: ci ricorda cosa la pasta ha rappresentato e rappresenta ancora oggi nel nostro Paese e nel mondo sul piano economico, culturale e sociale. Ed è sicuramente un valore e una risorsa che vanno tutelati”.
Produzione ed export
Secondo i dati di Unione Italiana Food, anche nel 2024 l’Italia ha confermato il suo primato in tema di produzione, esportazione e consumo di pasta. Se per quanto riguarda la produzione, per l’Italia parliamo di circa 4,2 milioni di tonnellate, davanti a Turchia (2,1 milioni di tonnellate), Stati Uniti (2 milioni), Egitto (1,2 milioni), Brasile (1,1 milioni), anche sul fronte consumi siamo al primo posto con 23,3 kg pro capite annui, davanti a Tunisia (17 kg), Venezuela (13,6), Grecia (12,2) e Germania (10,1). Ma è l’export che conferma un comparto fortemente orientato all’estero, con un valore delle vendite oltre confine che ormai eguaglia quello dei consumi nazionali. Parliamo di oltre 2.420 milioni tonnellate (+9,1% rispetto al 2023) per un valore di 4.020 milioni di euro (+4,8% rispetto al 2023). In pratica 80 milioni di porzioni di pasta italiana che lo scorso anno sono state proposte nelle case e nei ristoranti di quasi 200 Paesi. Della pasta esportata nel 2024, oltre 1,5 mln di tonnellate è destinato ai paesi dell’UE mentre 898.815 tonnellate finiscono in Paesi terzi.Germania (467.183 tonnellate), Stati Uniti (302.177 tonnellate), Regno Unito (283.478 tonnellate), Francia (278.511 tonnellate), e Giappone (69.589 tonnellate) si confermano i Paesi più ricettivi. L’aumento dell’export registrato nel 2024 si conferma anche nel primo semestre del 2025, con una crescita a volume del +2,5% rispetto all’analogo periodo del 2024 (1.195.025.792 nel 2024 vs 1.224.476.880 nel 2025). L’industria pastaia italiana si conferma un asset strategico dell’agroalimentare italiano nonostante uno scenario caratterizzato da pesanti dazi all’export in USA, inflazione, conflitti, aumento dei costi delle materie prime e cambiamenti climatici che influenzano i raccolti del grano duro.
I Pastai di Unione Italia Food rinnovano il “Consensus Statement”
“Le evidenze attuali confermano che la pasta, se consumata nell’ambito di una dieta equilibrata, contribuisce all’adeguatezza nutrizionale, al benessere metabolico e alla sostenibilità ambientale – commenta Silvia Migliaccio, Presidente Società Italiana Scienza dell’Alimentazione (SISA) – Il consumo di pasta è stato anche collegato a un ridotto rischio di malattie cardiovascolari, senza aumentare l’incidenza del diabete, migliorando il senso di sazietà., fornendo al contempo proprietà antiossidanti e prebiotiche. La ricerca in corso suggerisce possibili effetti cronobiologici, come il miglioramento del sonno e della regolazione circadiana, soprattutto quando la pasta viene consumata a cena. Nel complesso, la pasta emerge come un alimento nutrizionalmente prezioso, culturalmente significativo e rispettoso dell’ambiente che sostiene sia la salute umana che quella del pianeta quando integrato in un modello alimentare equilibrato”.
#World Pasta Day: parte la maratona social per celebrare la pasta nel mondo
Per la Giornata Mondiale della Pasta non poteva mancare il coinvolgimento dei social: usando l’hashtag ufficiale #WorldPastaDay e menzionando gli account social di WeLovePasta.it (FB / X / IG) food lover, giornalisti, chef e blogger di tutto il mondo saranno invitati a festeggiare cucinando il loro piatto di pasta del cuore: il protagonista resta l’amore universale per la pasta. L’anno scorso sono stati pubblicati oltre 33 mila contenuti sui social con l’hashtag #WorldPastaDay, ispirati alla pasta. Giunto alla 27esima edizione, il World Pasta Day è promosso da Unione Italiana Food e International Pasta Organisation.
VOG Products, l’azienda altoatesina specializzata nella lavorazione di frutta di alta qualità, presenta il nuovo marchio Fruiara un brand che si rivolge in particolare al settore del Food Service e si distingue per prodotti a base di frutta naturali e di primissima qualità.
La frutta in tutte le sue sfaccettature
Da anni VOG Products rifornisce l’industria dolciaria e dei prodotti da forno, il commercio all’ingrosso e i fornitori del settore alimentare con un assortimento variegato; ora con Fruiara, questa linea di prodotti acquisisce una propria identità di marca e l’assortimento ampliato è pensato per rispondere alle esigenze del Food Service, del settore Ho.Re.Ca, della ristorazione organizzata, delle imprese di lavorazione di alimenti, dei panifici e delle pasticcerie. Il claim del marchio “Inspired by fruit. Trusted by professionals” (“Ispirato dalla frutta. Scelto dai professionisti”) riassume alla perfezione l’essenza di Fruiara: la protagonista assoluta è la frutta in tutta la sua varietà, dalla mela e dalla pera all’albicocca, al lampone, al mango e molto altro ancora. Che sia pura, miscelata, trasformata o pronta al consumo, Fruiara porta la frutta in tutte le sue sfaccettature nei piatti, nei vasetti o nelle ricette. Il marchio unisce genuinità senza compromessi e gusto eccellente, garantendo una versatilità straordinaria nella cucina creativa e professionale. “Innovazione e sviluppo sono aspetti centrali della nostra strategia aziendale” spiega Christoph Tappeiner, Direttore di VOG Products. “Con Fruiara lanciamo una gamma che unisce qualità eccellente, gusto autentico e molteplici possibilità di utilizzo. La nostra struttura cooperativa, composta da 19 soci e 6.000 famiglie di frutticoltori alla loro base, garantisce non solo continuità nelle forniture, ma anche un forte legame con l’origine delle nostre materie prime.”
Packaging pratico
Tutti i prodotti di Fruiara, sotto forma di puree, puree con pezzi, frutta al vapore o miscele pronte al consumo, si contraddistinguono per la massima qualità, sono privi di qualsiasi additivo e vengono proposti in soluzioni di confezionamento pratiche, alcuni anche in versione biologica certificata. L’assortimento sarà disponibile in tutta Europa grazie a una rete capillare di partner commerciali.
VOG Products
L’organizzazione di produttori VOG Products, con sede a Laives, è di proprietà di due organizzazioni di produttori dell’Alto Adige (VOG e VIP) e di 17 cooperative frutticole. Ogni anno, l’azienda trasforma dalle 300.000 alle 400.000 tonnellate di frutta da coltivazione integrata e biologica in succhi NFC, concentrati, puree, frutta solid pack, frutta IQF e prodotti finiti. VOG Products ha una quota di esportazione del 90% ed esporta i suoi prodotti in quasi 50 Paesi in tutto il mondo.
www.vog-products.it
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