Il gruppo Hiromi amplia la propria presenza a Roma conLa Terrazza, nuova apertura sul rooftop del 77 Hotel nel rione Monti. Dopo il successo di Hiromi Cake, prima pasticceria giapponese della Capitale, e di Hiromi La Maison ormai punto di riferimento romano per la cucina nipponica e la cultura del sakè, La Terrazza rappresenta una novità pensata per un contesto raffinato ma con un approccio elegante e delicato alla cucina giapponese.
Sushi a vista e bancone dedicato al sakè
Il rooftop accoglie circa settanta coperti distribuiti tra sala principale con bancone del sushi a vista, zona riservata e area tatami per cene secondo la tradizione giapponese. L’arredo richiama l’identità di Hiromi tra bonsai, carta da parati floreale a cui si aggiungono le grandi vetrate panoramiche sui tetti di Monti e sulla Basilica di Santa Maria Maggiore. Un tavolo esclusivo totalmente all’aperto, disponibile con la bella stagione, offrirà esperienze più private. L’ingresso presenta un bancone dedicato al sakè, mentre la supervisione della sala è affidata alla direttrice Fiammetta Oliverio.
Aperitivo, cena e presto anche il pranzo
La cucina si concentra sul sushi e le specialità nipponiche, con una selezione che varia quotidianamente: carpacci, gyoza, sashimi, tartare, nigiri, uramaki e temaki, tra cui spicca il roll di wagyu. La carta dei vini conta circa quaranta etichette, con prevalenza di bianchi e bollicine, mentre la selezione di sakè, curata dal sakè sommelier Roger Acosta, è suddivisa in tre categorie – Umami, Aroma e Harmony – per armonizzarsi con la proposta gastronomica. Completano l’offerta cocktail a base di sake e distillati giapponesi. Hiromi La Terrazza è aperta tutti i giorni per aperitivo e cena, con l’intenzione di estendere presto l’apertura anche a pranzo. Nel pomeriggio spazio alla cerimonia del tè su tatami, servita in kimono, per rafforzare il legame tra cucina e cultura giapponese.
Il gruppo Hiromi
Hiromi nasce a Roma nel 2018 con Hiromi Cake, prima pasticceria giapponese della Capitale, che in pochi anni diventa punto di riferimento nazionale, con sedi a Milano e Firenze e una rete di oltre 200 ristoranti in tutta Italia riforniti dai laboratori del brand. Nel settembre 2023 viene inaugurata Hiromi La Maison, concepita come casa madre del progetto: non solo ristorante e punto vendita, ma anche laboratorio di ricerca e spazio culturale dedicato alla pasticceria giapponese, alla cucina del Kansai e alla selezione di sakè. La Maison ospita corsi, degustazioni e incontri, offrendo un’esperienza gastronomica e culturale a 360 gradi. Con l’apertura di Hiromi La Terrazza, sul rooftop del 77 Hotel a Monti, il progetto Hiromi si completa: il brand propone ora un percorso articolato che spazia dalla pasticceria di alta gamma, alla cucina contemporanea e conviviale, fino alle esperienze immersive di cultura giapponese, confermando la sua identità e la coerenza di un marchio unico in Italia.
Chi lo dice che per mangiare bene negli hotel bisogna trovarsi in una grande città? Parte da qui la scommessa dell’hotel Giardino dei Principi, a Città Sant’Angelo, bellissimo borgo nella provincia di Pescara, di aprire un ristorante di ricerca dentro la struttura alberghiera, proprio come accade nelle grandi città europee.
Il nome che omaggia Gabriele D’annunzio
Il nuovo ristorante che ha aperto i battenti in questi giorni si chiama Le Plasir, il nome rimanda al romanzo Il Piacere di Gabriele D’annunzio. A credere in questo pensiero sono i due titolari dell’hotel Domenico Cavaliero e Stefano Rasino che hanno coinvolto alla guida della cucina il giovane chef Achille Esposito che da subito ha sposato il progetto dei due albergatori creando insieme l’identità del nuovo ristorante di ricerca all’interno dell’hotel. Classe 1993, ischitano, Achille Esposito si diploma all’alberghiero di Ischia nel 2012, da qui seguono diverse esperienze in importanti cucine come quella de Il Mosaico di Nino Di Costanzo 2 stelle Michelin a Ischia, ma anche Palazzo Cordusio a Milano al Gran Melià Hotel 5 stelle. Quella dello chef Esposito è una cucina diretta, senza fronzoli, dove al centro c’è il gusto. Attenzione al dettaglio estetico, ingredienti territoriali e tecnica contemporanea sono le caratteristiche della sua cucina.
Lo chef Achille Esposito
Tradizione abruzzese, guizzo contemporaneo e incursioni ischitane
Tre sono i menù degustazione per i clienti: Identità, Dialogo con il territorio e Sintesi, con la possibilità di scegliere anche alla carta ordinando due o tre piatti dai menù degustazione. Nel menù ci sono anche due primi che fanno parte del percorso professionale dello chef. “Le lumachine – spiega lo chef – con vari pesci e ceci di Navelli e il Risotto Milano Abruzzo, un risotto milanese con ingredienti tutti abruzzesi come lo zafferano dell’Aquila e la liquirizia di Atri, sono piatti che metto sempre in carta. Fanno parte del mio bagaglio professionale e gastronomico”. Sono piatti che attingono dalla tradizione abruzzese, ma realizzati in chiave contemporanea e con incursioni ischitane, terra d’origine dello chef.
La scommessa dei due soci
Il ristorante Le Plaisir è aperto tutte le sere a cena e ha circa 36 coperti, l’ambiente è elegante ma informale. La sala è completamente rinnovata nel design e ad accompagnare i piatti c’è una carta dei vini che offre grande spazio alle etichette regionali, insieme ad una interessante selezione di vini italiani e francesi. “Con Le Plasir – concludono i due soci – vogliamo lanciare la scommessa che si può fare una ristorazione di qualità anche negli hotel dei piccoli borghi come Città Sant’Angelo. Crediamo molto in questo progetto di qualità dell’accoglienza e del cibo e ci auguriamo che venga apprezzato”.
Ristorante Il Plaisir Via Leonardo Petruzzi, 30 Città Sant’Angelo – PE Tel. 328 963 2975 www.giardinodeiprincipiabruzzo.it
Nel cuore del quartiere Brera, riapre IT Milano terzo indirizzo meneghino del gruppo IT Restaurants. Dopo ITMaison all’interno del VMaison Hotel e ByIT cocktail bar, è tempo di un nuovo corso per la storica insegna del capoluogo lombardo, che si ripropone con una veste rinnovata, dove il cibo diventa il vero protagonista di un’esperienza contemporanea pensata per accompagnare gli ospiti dalla cena fino a tarda notte.
Un ristorante di tendenza con una grande identità culinaria
La mission di IT Milano è quella di essere un ristorante fusion dal respiro internazionale che mette al centro la qualità degli ingredienti e il piacere della tavola, con una cucina radicata nel territorio ma aperta alle influenze del mondo. “Con questa riapertura abbiamo voluto dare a IT Milano una declinazione più gastronomica e matura”, dichiara Alessio Matrone co-founder del gruppo IT. “IT Milano non è più solo un posto di tendenza, ma un progetto con una forte identità culinaria. Vogliamo che le persone vengano qui prima di tutto per mangiare bene, per poi godersi il divertimento e l’energia del nostro locale”. La proposta è firmata da Romualdo Palladino Executive Chef del gruppo IT, con il supporto dell’Head Chef Alex Pochynok, affonda le radici nella tradizione italiana, contaminata da influenze ispaniche e asiatiche. Grande selezione delle materie prime con particolare attenzione alle carni, provenienti dalle migliori filiere internazionali, e alle cotture come nel caso del grill robata che è una particolare griglia a carbone a più livelli.
Piatti da condividere per una cena informale e dinamica
La proposta gastronomica di IT Milano ruota intorno a un’idea di convivialità, i piatti sono studiati per essere messi al centro della tavola e condivisi, proprio per creare un’esperienza informale e dinamica. Interessante la proposta dedicata ai piatti vegetali, che cambiano in base alla stagionalità e caratterizzati da un uso intelligenti di spezie, fermentazioni e salse ispirate a cucine lontane, come nel caso delle carote al carbone con labneh e grano saraceno croccante. Gustoso anche il millefoglie di patate, pollo agrodolce, maionese ai funghi enoki come pure il raviolo con mascarpone, erba cipollina, lime, caviale. Sul versante carne, segnaliamo short ribs di Angus con senape antica ed erbe aromatiche, ed il Wellington di Wagyu con salsa ai funghi, riduzione di vino rosso. L’ ambiente, situato al piano interrato con ingresso condiviso con ByIT, è raccolto e avvolgente, con un design caratterizzato da toni caldi, materiali naturali e luci soffuse. La musica accompagna la serata in modo discreto per poi intensificarsi gradualmente, sfumando nell’after dinner.
Alessio Matrone, fondatore e proprietario del gruppo IT Restaurants
Il gruppo IT Restaurants
IT Restaurants, il brand di ristorazione fondato da Alessio Matrone oggi conta ben 7 insegne tra Malta, Tulum, Porto Cervo, Ibiza e le tre di Milano. Un volume d’affari che nel 2025 ha superato i 16 milioni di fatturato, per questo progetto imprenditoriale che si è mostrato ambizioso sin dal suo esordio e che continua a guardare al futuro. La lungimiranza del CEO Matrone, ha inoltre reso possibili scelte importanti e nient’affatto semplici da attualizzare come quella di abbandonare il Regno Unito. Una scelta, come spiega Matrone, legata a diverse criticità riscontrare sul suolo britannico, in primis la difficoltà nel selezionare personale qualificato unitamente a quella d’importare prodotti italiani di qualità. In ogni caso l’espansione di IT Restaurants non si arresta, sono infatti in programma altre interessanti aperture in territori strategici come Madrid, Cortina e Il Cairo.
IT MILANO Via Fiori Chiari, 32 Brera 20124 Milano Aperto dal mercoledì alla domenica dalle 19 alle 2 Tel. +39 378 427 1438
Dopo il successo del primo appuntamento nel territorio laziale, l’azienda casearia Sorì rinnova il sodalizio con Calici&Spicchi questa volta partendo dalla propria terra: l’Alto Casertano. Questa sera, 3 marzo, la presentazione del volume firmato da Antonella Amodio dedicato al tema del pizza-pairing va in scena al Frantoio Migliozzi di Teano, luogo simbolo della produzione olearia di qualità della regione.
Sorì a Teano, insieme a Calici&Spicchi
Proprio qui, a Teano, prosegue il racconto sull’importanza culturale e sensoriale dell’abbinamento: le protagoniste dell’incontro di questa sera le pizze di Marco e Luca Coppola, pizzaioli di Coppola’s Bakery, accompagnate da una carta dei vini ideata per l’occasione da Antonella Amodio. “Questo secondo incontro con Calici & Spicchi a Teano che è la nostra terra, rappresenta per noi il naturale proseguimento del percorso volto da un lato a sostenere l’evoluzione nelle pizzerie, in termini di studio e attenzione agli abbinamenti, dall’altro orientato a valorizzare un territorio attraverso il dialogo tra i suoi prodotti d’eccellenza – sottolineano Antonello e Gaetano Sorrentino, al timone di Sorì – Farlo qui, dove operiamo e dove si svolge gran parte del nostro lavoro, è per noi grande motivo di orgoglio. Eventi come questo contribuiscono a rafforzare le sinergie tra produttori, professionisti del settore e istituzioni e a dimostrare quanto il senso di appartenenza a un territorio sia fondamentale per promuovere una filiera di qualità”.
Spazio al territorio ed alle sue eccellenze
Accanto alla narrazione tecnica sul pairing, la serata si contraddistingue per una forte impronta territoriale: ad affiancare il percorso degustazione ci saranno infatti alcune delle produzioni più rappresentative del territorio. Dai vini di Fattoria Pagano, ai salumi del Matese di Antonucci Salumi, passando per il mondo dei tartufi con l’Azienda Agricola D’Andrea fino alle conserve artigianali dell’Azienda Agricola F.lli Aiezza l’appuntamento si preannuncia un vero e proprio racconto di valorizzazione corale del patrimonio culinario, dimostrando quanto il dialogo tra materie prime di qualità sia la chiave più efficace per esprimere la forza produttiva di questa terra.
In Alto Adige il mangiare bene fa parte della quotidianità. Lo Speck Alto Adige IGP e il Vino Alto Adige ne sono un esempio chiaro. Sono prodotti diversi, ma nascono dallo stesso territorio e condividono un modo simile di intendere il gusto. Insieme funzionano perché sono equilibrati, riconoscibili e senza fronzoli.
Speck e vino, tutto il gusto dell’Alto Adige
Lo Speck Alto Adige IGP viene prodotto seguendo regole precise. La carne viene salata con attenzione, affumicata in modo leggero e lasciata stagionare all’aria di montagna. Questo processo dà uno Speck Alto Adige IGP dal gusto pulito, mai pesante, con una sapidità ben dosata e una nota affumicata che non prende il sopravvento. È uno Speck Alto Adige IGP che si lascia mangiare volentieri, anche in semplicità. I vini dell’Alto Adige si inseriscono con naturalezza. I bianchi, freschi e diretti, aiutano a bilanciare la parte più sapida dello Speck Alto Adige IGP e rendono l’assaggio più leggero. I rossi, quando sono eleganti e non troppo strutturati, accompagnano bene il gusto senza coprirlo. Non serve cercare abbinamenti complicati, basta restare sul territorio.
Due eccellenze che parlano la stessa lingua
Entrambi i prodotti raccontano un ambiente fatto di aria pulita, attenzione alla qualità e tanto lavoro manuale. Nei vigneti come nella stagionatura dello Speck Alto Adige IGP contano l’esperienza e il rispetto dei tempi. Qui il gusto nasce dalla precisione, non dall’eccesso. Lo Speck Alto Adige IGP e il Vino Alto Adige DOC stanno bene insieme perché parlano la stessa lingua. Una lingua fatta di semplicità, qualità e piacere concreto a tavola.
I Jalisse, gli eterni esclusi dal Festival di Sanremo (che comunque vinsero nel ’97 con Fiumi di Parole) non si arrendono, e cercano in tutti i modi di esserci! Quest’anno infatti, insieme a Buitoni, hanno lanciato un brano inedito dal titolo “Bella Napoli”, proprio come l’iconica pizza surgelata. La canzone celebra le serate tutte italiane tra pizza e tv, ed è stata presentata al porto di Sanremo nel corso di un evento collaterale al Festival della canzone Italiana.
Un gesto semplice che diventa canzone
Non è una scena casuale: il 67% degli italiani consuma pizza durante la settimana. È il piatto delle serate a casa, protagonista di momenti unici e che diventano ancora più intimi, quando la pizza arriva dal freezer! È proprio da questa consapevolezza che Buitoni sceglie di farsi interprete e regista culturale, di uno dei riti più autentici dell’italianità contemporanea: la pizza surgelata, condivisa davanti alla televisione, tra amici o in famiglia. Un gesto semplice che attraversa generazioni e che, da ordinario, diventa straordinario. Da qui nasce una performance speciale dei Jalisse, che propongono “Bella Napoli”, brano di cui sono anche autori: una canzone pop, accattivante e immediata, dedicata alla pizza surgelata e al suo potere di unire. Un ritornello che entra in testa dal primo ascolto e un ritmo coinvolgente che ha tutte le caratteristiche per trasformarsi in un tormentone senza stagioni. Perché è impossibile non riconoscersi in quel momento tipicamente italiano, ma sorprendentemente universale, in cui si apre il freezer e si trova “Una pizza favolosa che si condivide”.
Un brano che celebra la ritualità della pizza
Nel brano dei Jalisse c’è l’attesa davanti al forno, le chiacchiere che si sovrappongono, il divano che si trasforma in palcoscenico. Si canta, si ride, si “Ama, mangia, bacia” e, quasi senza accorgersene, si “scongela l’anima” ed emerge qualcosa di più profondo: un senso identitario e di appartenenza. La costruzione musicale è un omaggio creativo alla ritualità della pizza surgelata. E chi meglio dei Jalisse, coppia artistica da oltre 30 anni, simbolo di italianità musicale e armonia, poteva dare voce a questo racconto? Con la loro esperienza e il legame autentico con la tradizione canora italiana, incarnano perfettamente quel calore che unisce musica e convivialità. Come ci spiegano Alessandra Drusian e Fabio Ricci: «ci affascinava l’idea di trasformare suoni quotidiani in musica: il freezer che si apre, il forno che si accende, il “crack” del cornicione. Sono rumori che fanno parte della nostra memoria emotiva. Abbiamo costruito il brano partendo proprio da lì, perché la pizza surgelata non è solo cibo: è atmosfera, è attesa, è condivisione. E volevamo che tutto questo si sentisse.»
Con questo progetto, Buitoni non racconta semplicemente un prodotto, mainterpreta un’abitudine collettiva e la trasforma in linguaggio culturale: perché in fondo il copione è sempre lo stesso, forno acceso, divano pieno, show a tutto volume, ed è proprio questo che lo rende speciale.
Il Gruppo Nestlé in Italia corrisponderà un premio fino a 2.900 euro ai suoi collaboratori e collaboratrici che lavorano in tutte le sue sedi e fabbriche italiane e che l’azienda ha deciso di riconoscere per i risultati raggiunti nel 2025. Questo ha permesso ai dipendenti del Gruppo Nestlé in Italia di avere quasi 14 mila euro di premio in 5 anni.
Marco Travaglia, Presidente e AD del Gruppo Nestlé in Italia
Un premio produzione, frutto anche del confronto con i sindacati
Frutto del buon sistema di relazioni sindacali costruito negli anni, il premio di produzione è il risultato di un importante accordo con le Organizzazioni Sindacali e rappresenta un aiuto concreto a favore delle persone del Gruppo Nestlé in Italia. ”Siamo contenti di poter confermare anche quest’anno un importante premio di produzione. Supporto economico, servizi e soluzioni di welfare permettono di contribuire concretamente al benessere delle persone sul luogo di lavoro e nella loro vita privata, una priorità assoluta per il Gruppo Nestlé in Italia” – ha dichiarato Marco Travaglia, Presidente e Amministratore Delegato del Gruppo Nestlé in Italia.
Fabworking e wellnest
Oltre a questo contributo monetario, l’azienda prevede anche la possibilità di usufruire di diverse tipologie di servizi e di soluzioni di welfare. Tra queste, il FAB Working, il modello di smart working flessibile e bilanciato sviluppato da Nestlé, e il “Nestlé Baby Leave”, il congedo di paternità o per il secondo caregiver della durata di 3 mesi. Inoltre, l’azienda ha un importante piano di welfare, Wellnest, il Nestlé Welfare Program, nato per rispondere e adattarsi alle nuove richieste delle proprie persone. In particolare, da anni l’azienda dà la possibilità di fare visite mediche nei propri luoghi di lavoro – ad esempio visite per la prevenzione oncologica e supporto psicologico -, convinta che la salute debba essere parte integrante della vita lavorativa. Inoltre, per venire incontro alle esigenze di tutti, ha lanciato una piattaforma di flexible benefit da cui è possibile scaricare buoni e voucher da utilizzare per l’acquisto di vari beni e servizi. Le persone potranno scegliere di convertire parte del premio di risultato, inclusa la relativa quota di contributi, in credito welfare.
Nestlé, un gruppo di oltre 2000 marche
Il Gruppo Nestlé, presente in 187 Paesi con più di 2000 marche tra globali e locali, è l’azienda alimentare leader nel mondo, attiva dal 1866 per la produzione e distribuzione di prodotti per la Nutrizione, la Salute e il Benessere delle persone. Good food, Good life è la nostra firma e il nostro mondo. Nel 2023 Nestlé ha celebrato 110 anni di presenza in Italia, rinnovando il suo impegno con azioni concrete per esprimere con i propri prodotti e le marche tutto il buono dell’alimentazione. L’azienda opera in Italia in 9 categorie con un portafoglio di numerose marche, tra queste: Meritene, Pure Encapsulations, Vital Proteins, Optifibre, Modulen, S.Pellegrino, Acqua Panna, Levissima, Bibite e aperitivi Sanpellegrino, Purina Pro Plan, Purina One, Gourmet, Friskies, Felix, Nidina, Nestlé Mio, Nespresso, Nescafé, Nescafé Dolce Gusto, Starbucks, Orzoro, Nesquik, Garden Gourmet, Buitoni, Maggi, Perugina, Baci Perugina, KitKat, Galak, Smarties, Cereali Fitness.
In collaborazione con Made in Carcere, la famiglia Lampugnani a capo del brand Frizzcafè di Bari, ha portato la sua famosa ricetta della pasta frolla nel carcere minorile del capoluogo pugliese. Un modo alternative per contribuire a ricostruire il futuro dei giovani detenuti, percorrendo strade dolcissime proprio come quelle tracciate dalla ricetta di famiglia.
A Villa Nobel, i biscotti fatti dai giovani detenuti
Sin dalla sua rinascita a opera della famiglia Lampugnani, Frizzcafè ha conquistato Bari con la sua pasticceria ed ora ha deciso di convertire quest’arte in uno strumento di riscatto. Ecco come è nata la collaborazione con il progetto sociale Made in Carcere, grazie al quale Giuseppe Lampugnani – seconda generazione di Frizzcafè – ha portato la storica ricetta dei loro biscotti dietro le sbarre dell’Istituto Penale per i Minorenni (IPM) “Nicola Fornelli” di Bari. L’obiettivo dell’operazione è offrire una seconda opportunità ai giovani detenuti per dimostrare che anche un biscotto può fare la differenza e per dare la gusta eco a questo nobile progetto, i biscotti Frizzcafè saranno offerti in coloratissimi sacchetti di cotone brandizzati Made in Carcere, durante il 76° Festival di Sanremo nei bellissimi spazi di Villa Nobel.
Giuseppe Lampugnani di Frizzcafè
Una ricetta che profuma di riscatto
Le Scappa-telle, i biscotti realizzati con la ricetta della frolla di Frizzcafè sono con farina di cereali antichi, olio extra vergine d’oliva e per dare un ulteriore twist made in Puglia, a completamento della ricetta c’è anche un poco di Primitivo di Manduria. Della formazione tecnica all’interno dell’ Istituto Penitenziario Minorile di Bari, ci hanno pensato Angelo Caporusso e Francesco D’Alfonso i due pastry chef di Frizzcafè che hanno consegnato ai ragazzi detenuti, non solo una ricetta ma un vero e proprio mestiere con la speranza che possano sfruttarlo al meglio una volta terminata la loro detenzione. “Abbiamo scelto di sposare questo progetto per legare ancora di più Frizzcafè alla comunità – spiega Giuseppe Lampugnani – insegnando un mestiere artigianale che possa dare una seconda chance a ragazzi con una storia ancora tutta da scrivere. L’etica di Luciana Delle Donne è travolgente e noi ci siamo lasciati travolgere anche questa volta, decidendo di “spingere” questi pasticceri del futuro fino a Casa Nobel, cuore enogastronomico di Sanremo».
Made in Carcere, da vent’anni per dare una seconda opportunità
Pìù che un Social Brand di Officina Creativa, Made in Carcere è un modello di economia circolare, rigenerativa e trasformativa nato nel 2006 e partendo dal Sud Italia ha generato un cambiamento sistemico a livello nazionale e internazionale. Da circa 20 anni offre una seconda opportunità a donne, uomini e minori in stato di detenzione. Realizzano gadget personalizzati utilizzando materiali di recupero che la moda scarta ogni anno e risparmiando così inquinamento e Co2 promuovendo inclusione, dignità e sostenibilità. A Villa Nobel Made in Carcere promuoverà le sue attività, offrendo i biscotti confezionati in sacchetti di cotone targati Made in Carcere. “La collaborazione con Frizzcafè e la famiglia Lampugnani ci riempie di gioia – dichiara Luciana Delle Donne – Ancora una volta dal territorio emerge la volontà di sostenere le comunità carcerarie attraverso progetti di grande rilievo come questo, che attraverso dei “semplici” biscotti, porta i nostri ragazzi a Sanremo».
Prosegue l’espansione de Il Mannarino, insegna italiana di macelleria con cucina che dal 2019 ha riportato al centro la figura del macellaio di quartiere trasformandola in un’esperienza contemporanea. Dopo Milano, Bergamo, Como, Genova, Torino, Modena, Varese, Saronno, Reggio Emilia e molte altre città del Nord Italia, il brandideato da Gianmarco Venuto e Filippo Sironi arriva per la prima volta in Veneto esceglie Verona per la sua 23ª apertura.
Scelto, tagliato, grigliato
Per capire Il Mannarino basta varcare la soglia. Si entra e il primo impatto è il banco carni, vero cuore pulsante del locale. Qui si osservano i tagli, si ascolta il racconto delmacellaio, si chiede consiglio. Costate e fiorentine, salsiccia, Fassona piemontese battuta al coltello, bombette arrotolate a mano ogni giorno, polpette cotte lentamente nel sugo, arrosticini: scegliere diventa un rituale piacevole, un dialogo. Una volta deciso il taglio, la magia continua. La carne passa direttamente alla brace e, mentre la griglia lavora, arrivano sul tavolo pane, taralli e un calice di Primitivo. A rendere l’esperienza ancora più accogliente contribuisce l’atmosfera tipica de Il Mannarino: luci calde, tavoli in legno. “Scelto, tagliato, grigliato” non è uno slogan, ma la sequenza reale di un’esperienza che si vive passo dopo passo. Un luogo dove si mangia bene, si chiacchiera e ci si sente davvero a casa.
Dal banco alla tavola, la carne è protagonista
A cena, si sceglie direttamente tra tagli freschi e specialità, da gustare poco dopo accompagnati da antipasti semplici e genuini, contorni di stagione e un buon calice divino della casa.A pranzo, invece, dal lunedì al venerdì, la formula business lunch propone piatti gustosi e bilanciati, comprensivi di coperto, pane e taralli. Per chi preferisce la comodità della casa, la macelleria online garantisce consegne in tutta Italia. Lo stesso termine “Mannarino”, del resto, nasce per identificare il coltello utilizzato anticamente dai macellai, finendo poi a diventare sinonimo stesso di macellaio. Così si propone Il Mannarino: una figura di fiducia che guida i clienti nell’esperienza del pasto, dalla scelta dei migliori tagli all’atmosfera che si crea intorno al tavolo. Sempre aperte 7 giorni su 7, le macellerie con cucina de Il Mannarino sono luoghi autentici in cui la qualità si intreccia con la relazione e la convivialità.
Il Disciplinare de Il Mannarino per garantire freschezza e qualità
Dagli allevamenti alla tavola: ogni fase della filiera è controllata grazie al Disciplinare de IlMannarino, un vademecum che regola pratiche, standard qualitativi e benessere animale, degli allevamenti che cooperano con Il Mannarino. Il documento segue la strategia europea “Farm to Fork (F2F)” , promuovendo un sistema alimentare sostenibile e trasparente. Recentemente, il Mannarino ha ottenuto la certificazione B Corp: riconoscimentointernazionale rilasciato dall’ente non profit B Lab alle aziende che rispettano elevatistandard di performance sociale e ambientale, trasparenza e responsabilità. Un traguardo che attesta l’impegno concreto del brand non solo sulla qualità del prodotto e della filiera, ma anche sull’impatto che genera sul territorio, sulle persone e sull’ambiente.
A Verona la ventritreesima apertura
Il Mannarino cresce mantenendo un modello non in franchising, che permette al brand di preservare identità, qualità e controllo sulla filiera. L’inaugurazione del primo ristorante in Veneto, corrisponde all’apertura numero 23 e l’inaugurazione sarà a Verona giovedì 5 marzo 2026 a partire dalle ore 19:30, in Via Pellicciai 20. Sarà una serata speciale con brace accesa,musica dal vivo e una selezione dei grandi classici del brand: bombette pugliesipreparate a mano, arrosticini, mozzarella lavorata dal vivo, Zampina di Sammichelealla griglia e Primitivo ad accompagnare la serata. Un’apertura pensata per far assaporare fin dal primo momento lo spirito de Il Mannarino: un momento di festa che inizia dall’ingresso e culmina a tavola. Aperto 7 giorni su 7, il nuovo Mannarino di Verona è pronto ad accogliere famiglie, gruppi di amici, appassionati di carne e curiosi alla ricerca di un’esperienza autentica, golosa e genuinamente italiana. Dalle 19:30 la brace sarà accesa, la musica accompagnerà la serata e il banco sarà pronto ad accogliere chi vorrà scegliere il proprio taglio.
Nella cantina situata a Capriata d’Orba, nel caratteristico territorio dell’Alto Monferrato, si stanno tracciando nuovi percorsi per i vini bianchi ed altri vitigni autoctoni e internazionali. Infatti, la filosofia produttiva mira ad unire la meticolosa eleganza della vinificazione della Borgogna, i suoli minerali del Piemonte e le più avanzate tecniche di vinificazione per creare vini unici e indimenticabili.
La storia: tra eredità, tradizione e patrimonio di armonia
La ricerca di equilibrio e la precisone che definiscono i vini di questa azienda, sono una filosofia scolpita nell’eredità della famiglia de Alessandrini che fonda le sue radici da oltre 500 anni. La loro storia trae ispirazione da Giulio de Alessandrini di Neuenstein, un illustre medico e studioso del XVI secolo. L’insigne antenato aveva servito gli imperatori e fu consigliere del Concilio di Trento. La vita di Giulio era incentrata sulla complessa armonia di corpo, mente e natura. Nominato anche Conte Palatino, affrontò la medicina in modo olistico, sostenendo trattamenti radicati nell’osservazione empirica e in un profondo rispetto per il mondo naturale. La norma di vita, cioè la convinzione che i risultati derivino dal profondo rispetto del ritmo naturale e dal raggiungimento di un perfetto equilibrio, è viva ancora oggi.
Un viaggio tra storia, territorio ed innovazione
L’attuale produttore, Enrico de Alessandrini, insieme alla consorte Ellen, si considera un custode e un divulgatore dei principi su esposti, fondendo il secolare rispetto per la terra con tecniche innovative. L’azienda è sotto l’attenzione e l’impegno della famiglia, da quando il nonno di Enrico acquistò la proprietà in Capriata d’Orba all’inizio del ‘900, plasmando una profonda connessione con il territorio piemontese, cosa che guida ogni decisione presa in cantina. Con la convinzione che un vino importante nasca in vigna, l’azienda si impegna per una viticoltura di precisione utilizzando una gestione integrata anche attraverso la fotografia satellitare che monitorizza la vigoria del vigneto suggerendo, con precisione unica, la tempistica della vendemmia che avviene con selezione manuale nelle ore più fresche del mattino. I grappoli migliori vengono riposti in piccole cassette da 6 kg e, successivamente, vengono raffreddate a 5 gradi per 34/48 ore. Dopo la selezione manuale, il mosto viene trasferito nelle vasche per mezzo di una pompa peristaltica, cosa che riduce stress e ossidazione. Dopo una pressatura soffice, il mosto viene trasferito per gravità in barrique di rovere Chassin (prodotte in piccole quantità in Borgogna). Il passaggio in barrique consente una fermentazione lenta, naturale e a bassa temperatura, cosa che costruisce la struttura e la complessità che contraddistinguono i vini dell’azienda. La fermentazione e l’affinamento avvengono in un ambiente a temperatura controllata, alimentata ad energia solare. Tutti i vini sono caratterizzati da una rara pulizia degustativa, esprimono in pieno la filosofia aziendale, catturando l’essenza dello stile della Borgogna con l’effettiva impronta del territorio piemontese: impronta che si riscontra pienamente nel Derthona Timorasso.
La collaborazione con Pierre Naigeon e Walter Massa
Lo stile di vinificazione è una svolta innovativa alla tradizione che combina le migliori pratiche della Borgogna, il terroir italiano e la collaborazione tra Enrico de Alessandrini, Pierre Naigeon e Walter Massa. Pierre Naigeon, formatosi a Gevrey-Chambertin da una famiglia di négociant, tuttavia, quando l’attività è stata venduta nel 1996 si è ritrovato con un solo ettaro di terra e tutto da costruire. Ha scelto da subito la biodinamica e cercato la propria identità, più legata alla purezza del frutto rispetto a suo padre. Oggi la proprietà ha raggiunto gli 11 ettari e Pierre Naigeon continua a puntare all’espressione autentica delle sue vecchie vigne di più di 50 anni e dei diversi micro-climat sui quali sono coltivate. Per valorizzare il frutto effettua una rigorosa selezione durante le vendemmie e in cantina le estrazioni sono condotte con delicatezza, in modo da ammorbidire i tannini. Il risultato è un vino setoso e ancora più fine di quello prodotto dalla generazione precedente.
Walter Massa è colui che ha nobilitato le terre Derthona partendo dai vitigni che appartengono al territorio: Barbera e Timorasso. Dopo la scuola enologica di Alba, torna a Monleale per valorizzare il territorio. Il Timorasso, uva autoctona con grande storia e molte problematiche produttive, intervenendo con modifiche nella gestione del vigneto, in una conduzione semplice ma innovativa della cantina. Nel 1987 inizia a produrre il suo Timorasso e nel 1997 nasce il suo cru “Costa del Vento”, che avrà un successo incredibile e porterà questo vino a prezzi importanti per l’epoca. Da ricordare che, nella stesura del disciplinare di produzione della DOC Derthona, è Massa a imporre un “naturale anno di affinamento in cantina”.
La degustazione a cura di Antonio Marciano’ e Mika Takizawa
Sassaia Derthona Timorasso 2023 – 13,5%
Le uve di Timorasso dell’annata 2023 erano di buona maturazione dovuta a giornate estive calde, sere fresche, e una pioggia tardiva nella seconda metà d’agosto Raccolto a mano dal vigneto Monleale in cassette da 5-6kg., l’uva è stata raffreddata a 5° C per 24 ore. Poi una selezione a mano sul tavolo di cernita, a seguire pressatura soffice a grappolo intero e quindi fermentazione spontanea in barrique di rovere Chassin francese. L’invecchiamento avviene in botti di rovere francese Chassin, 100% neutre per 9 mesi. Nel bicchiere ha un bel colore giallo con riflessi dorati, molto limpido e brillante. Al naso è dapprima chiuso per poi aprirsi piacevolmente con sentori di fiori bianchi e gialli (biancospino, sambuco, acacia, ginestra) e toni fruttati di pesca melba e agrumi (buccia di limone) quindi note erbacee e leggera pasticceria (crostata con crema pasticcera). Chiude su nuance minerali di selce. La bocca è morbida delicato e leggermente avvolgente con sensazioni di salgemma. Tornano le sensazioni agrumate e di pesca, insieme a lievi note tostate e vanigliate con leggerissima acidità. Lunga persistenza gusto olfattiva.
Sassaia Piemonte Bianco DOC 2024 – 13%
Dai vigneti Riolo Lungo, Riolo e Cadaborgo, le uve sono state poi raccolte a mano in cassette da 6 kg e i grappoli interi sono stati pressati delicatamente per garantire la qualità ottimale del succo. Nonostante condizioni climatiche difficili, tra cui abbondanti piogge, il rigoroso processo di selezione ha permesso di vinificare ad una ottima maturazione, garantendo la qualità di questa annata. Le uve selezionate a mano hanno fatto una fermentazione di circa 30 giorni in botti di rovere con lieviti indigeni a basse temperature. Durante i mesi invernali, le barrique sono state mantenute a circa 8°C, un processo che promuove il rilascio di nutrienti dalle fecce nobili, fondamentali per arricchire la complessità e il corpo del vino. L’affinamento è avvenuto in botti di rovere francese Chassin, 25% nuove e 75% neutre, per nove mesi. Imbottigliato il 19 giugno 2025. Alla vista è di un bel colore paglierino carico, limpido e brillante. Al naso è di buona intensità e complessità con in primo piano sentori di agrumi, poi i fiori bianchi e gialli (biancospino, calla) ed ancora erbe aromatiche. Seguono toni fruttati di pera e pesca, frutta secca (mandorle e nocciole in primis) e nuance di pasticceria (torta mimosa). Alla gustativa è di bella freschezza e bella struttura acido sapida e con ritorni olfattivi incentrati più sulle note fruttate accompagnate da nuance di vaniglia e minerali. Il bilanciamento della sapidità spinge al riassaggio. Potrebbe invecchiare bene ancora qualche anno.
Sassaia Piemonte Dolcetto DOC 2021 – 14%
Uve fruttate sane e con buona maturazione, risultato di precipitazioni adeguate, giornate calde e serate fresche. Dal vigneto Garbagnina, le uve sono state raccolte a mano e raffreddate a 8°C per 36 ore a contatto con le bucce. 2/3 in acciaio inossidabile e 1/3 in botti di rovere Chassin, entrambi a fermentazione malolattica sequenziale con lievito autoctono. L’invecchiamento è avvenuto per 1/3 in botti di rovere francese Chassin (25% nuove e 75% neutre) per 6 mesi e per 2/3 in acciaio Inox. Imbottigliato il 26 marzo 2021. Dal colore rubino scarico con riflessi violacei è brillante e luminoso. Il naso è intenso nei sentori di fiori (rosa e peonia), poi frutti rossi e neri anche in confettura e sciroppati ed ancora nuance di cacao in polvere, di sottobosco (muschio, funghi) e spezie (chiodo di garofano). Bocca fresca, morbida di bella tessitura e interessante trama tannica delicata. Tornano al retrolfatto i frutti rossi e neri (soprattutto mirtilli rossi) accompagnati da una nota dolce di caramello e polvere di cacao. Di beva veramente piacevole e soddisfacente.
Sassaia Monferrato Nebbiolo DOC 2024 – 14%
Le abbondanti piogge del 2024 hanno richiesto una selezione meticolosa, garantendo qualità e tipicità in questa espressione di Nebbiolo. Le uve, raccolte a mano nel vigneto Garbagnina e selezionate in cassette da 6 kg, hanno fermentato per circa 25 giorni in vasche d’acciaio con lieviti indigeni, mantenendo basse temperature per preservare l’integrità aromatica. Un terzo della massa è stato vinificato a grappolo intero per appor-tare complessità. Affinato in barrique tra 8°-12°C, il vino ha sostato sulle fecce nobili, arricchendosi notevolmente in struttura e profondità. Affinato in botti di rovere francese Chassin, 25% nuove e 75% neutre, per dieci mesi. Imbottigliato il 13 agosto 2025.
Vino dal colore rubino scarico, limpido. All’olfattiva un’esplosione di frutti rossi di bosco, anche sciroppati, e ciliegie, poi sentori floreali di peonia anche leggermente appassita. Quindi, note di nepitella e di sottobosco (in primo piano funghi e muschio). In bocca è fresco di bella struttura con ritorni olfattivi molto coerenti con in aggiunta leggere e piacevoli nuance di cioccolato. Ancora evidente il tannino, non del tutto digerito.