Montefiascone – Festa dell’olio e dell’olivo

Festeggiato l'Olio Extravergine di Oliva di Montefiascone e il suo paesaggio con una due giorni ricca di appuntamenti

Sotto l’attenta guida di Carlo Zucchetti (l’Enogastronomo con il Cappello) e di Alessandra Di Tommaso (Presidente della Rete d’Impresa “Montefiascone in vetrina”), il 13 e il 14 dicembre si è svolta a Montefiascone (VT) la seconda edizione della festa dell’olio e dell’olivo che si è dipanata tra banchi d’assaggio, visite guidate del centro storico di Montefiascone, incontri, corsi di avvicinamento alla degustazione dell’olio extravergine di oliva, show cooking ed altro.

Festeggiato l'Olio Extravergine di Oliva di Montefiascone e il suo paesaggio con una due giorni ricca di appuntamenti

La manifestazione

Il tutto era incentrato presso l’Hotel Italia & Lombardi dove sabato pomeriggio e domenica tutto il giorno erano attivi i banchi di assaggio delle seguenti aziende: A1980, Cisterna 31, Cooperativa Oleificio Le Mosse, Frantoio Leonardi, Frantoio Oleario Giraldo Giuseppe e Simonetta, Frantoio Presciuttini, Il Molino, Luca Chiovelli, Nevi Antolini, Oleificio F.lli Bracoloni, Piana dell’Orso e Olio dei Papi – Massimo Belella.

Dopo l’inaugurazione, con gli interventi dei rappresentanti del Comune di Montefiascone, si è svolto un laboratorio didattico esperienziale con i bambini a cura di Debora Valentini di Slow Food Viterbo e Tuscia e a seguire un intervento dal titolo “Gocce salute: proprietà nutraceutiche dell’Olio Extravergine di Oliva” di Benedetta Pagliaccia, nutrizionista. Il giorno successivo si è svolta una conferenza del Prof. Francesco Rossini Dafne dell’Università degli Studi della Tuscia su “Nuove Strategie delle fertilizzazioni delle colture agrarie” a cui è seguito un Ice Cream Show – Gelato all’olio Evo di Montefiascone  di Lorenza Bernini di Lolla Gelato di Bolsena e Viterbo e quindi uno Show Cooking di Francesco Lombardi, chef del Ristorante La Carrozza d’Oro di Montefiascone. La serata è proseguita con una degustazione degli oli extravergini di oliva presenti ai banchi di assaggio, guidata da Simona Cognoli di Oleonauta. Entrambe le serate si sono chiuse con un aperitivo con vino ed oli extravergini di oliva e prelibatezze dei ristoranti e pizzerie di Montefiascone in Vetrina.

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La bufala nella Tuscia

Sabato 13 dicembre, una visita guidata ci ha portato a conoscere l’esistenza del Caseificio Luisa, un’azienda situata in località Paternocchio, a Montefiascone, che si estende su una superficie di 120 ettari dove vengono allevate oltre 300 bufale e dove vengono trasformati giornalmente 10 quintali di latte di bufala in prodotti di alta qualità. Il Caseificio Aziendale Luisa vanta una struttura moderna nel rispetto dell’antica tradizione artigianale, infatti, la filosofia della filiera corta trova nel Caseificio la sua massima applicazione; tutto viene prodotto e trasformato all’interno dell’azienda. Inoltre, è anche un’azienda green, in quanto parte dei fabbisogni energetici sono soddisfatti mediante un impianto ad energia solare presente sui terreni aziendali. Dal 2020, sono stati impiantati due molini, uno per lafarina ed uno per l’olio, e quindi sono disponibili anche farina e olio aziendali. Dal latte di bufala, oltre alla mozzarella, vengono preparati una vasta gamma di altri prodotti: ricotta fresca e salata, burro, provola, scamorze ed altro. L’azienda è aperta per la vendita il lunedì pomeriggio dalle 16,30 alle 19,00 e dal martedì al sabato dalle 9,00 alle 13,00 e dalle 16,30 alle 19,00, domenica chiuso. Per le visite guidate chiamare il 329.0148312.

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Il Centro Storico

Domenica si è svolta un’interessante visita guidata che ci ha portato a visitare il centro storico di Montefiascone ed in particolare della Chiesa di San Flaviano Martire (detta anche basilica di San Flaviano) è una chiesa di origini medievali costruita a partire dell’XI secolo ed è costituita da due edifici sovrapposti: due chiese vere e proprie, orientate in senso opposto l’una rispetto all’altra. Quella inferiore, a cui si accede da una rampa esterna, è un edificio risalente al 1032. La Chiesa è famosa anche per la presenza della tomba di Johannes Defuk, vescovo tedesco che, nel viaggio di ritorno da Roma, dove aveva assistito all’incoronazione di Enrico V quale imperatore del Sacro Romano Impero, si era fermato a Montefiascone, attratto dalla bontà del vino locale, che è noto oggi come Est! Est!! Est!!! di Montefiascone, e ci era rimasto fino alla morte. Quindi abbiamo visitato la Cattedrale di Santa Margherita che è il Duomo di Montefiascone e la Cripta di Santa Lucia Filippini. Il Duomo è intitolato a Margherita di Antiochia, patrona della città ed è famoso per la sua cupola, di 27 metri di diametro che è una delle più grandi d’Italia, ed è visibile e riconoscibile da quasi tutte le località della Tuscia e della provincia di Viterbo. Edificata tra il ‘400 e il 500, è opera dell’architetto veronese Michele Sammicheli con la probabile collaborazione di Antonio da Sangallo. Venne ideato un edificio a due livelli con la chiesa inferiore, al suo interno è ancora ospitante le reliquie di Santa Lucia Filippini e le spoglie del cardinale Marco Antonio Barbarigo, e la chiesa superiore sempre progettata dal Sammicheli. I lavori, per motivi economici, si fermarono al tamburo della cattedrale, coprendola con un tetto in legno che venne distrutto da un incendio. La cupola venne edificata nel 1670 ad opera di Carlo Fontana che ideò una struttura ricoperta da lastre di piombo, costolonata e con evidenti scanalature e che ha caratterizzato il panorama del paese in maniera determinante. Per ultimo ci siamo recati alla Rocca dei Papi e le contigue Carceri Papaline. La Rocca dei Papi è una fortezza medievale situata su un’altura (633 m s.l.m.), da sempre posizione naturalmente strategica per il controllo dell’intera vallata, fu abitata sin dall’Età del Ferro e nel luogo ove si trova la presente fortezza sono stati rinvenuti i resti di un insediamento databile intorno al IX secolo a.C., mentre di epoca etrusca è invece l’edificazione di un muro difensivo composto di blocchi di tufo, avvenuta probabilmente fra il VI ed il III secolo a.C. Le Carceri Papaline a Montefiascone, sono quasi sicuramente prigioni storiche all’interno della Rocca dei Papi, che testimoniano il ruolo politico e militare della Santa Sede nella zona mantenendo viva  la memoria di queste funzioni passate.

Festeggiato l'Olio Extravergine di Oliva di Montefiascone e il suo paesaggio con una due giorni ricca di appuntamenti

La degustazione

Torniamo al motivo della nostra visita e riportiamo i dati di una piccola degustazione di 5 degli oli presentati:

Antica Cantina Leonardi (Via del Pino, 12 Montefiascone – www.cantineleonardi.it)

Verde smeraldo con riflessi dorati è un fruttato verde leggero con sentori di cuore di carciofo ed erba appena falciata. Amaro e piccante medi e in equilibrio.

Frantoio Oleario Giraldo Giuseppe & Simonetta (Via Fiordini, 4 Montefiascone)

Verde smeraldo intenso è un fruttato verde medio con sentori di carciofo, cardo, cicoria e mandorla. Amaro medio e piccante più presente di pepe nero.

Frantoio Oleario Pierluigi Presciuttini (Strada Tuscanese, km 8,100 Viterbo – www.frantoiopresciuttini.it)

E’ un monovarietale caninese dal colore giallo dorato con riflessi verdolini è un fruttato intenso con sentori floreali e fruttati e ancora erba falciata, cuore di carciofo e mandorla. Amaro evidente e piccante intenso.

Azienda Agricola Mazzeranghi Bernardo – Cisterna 31 (Via Casali, 23 Montefiascone – www.cisterna31.it)

E’ un monovarietale caninese dal colore verde smeraldo con riflessi dorati è un fruttato verde intenso con sentori di carciofo, cicoria di gambo, erbe aromatiche e mandorla. Amaro intenso e piccante molto presente di peperoncino.

Oleificio Fratelli Bracoloni (Via Verentana, 37 Montefiascone – www.oleificiobracoloni.it)

E’ un monovarietale caninese dal colore verde smeraldo intenso con riflessi dorati è un fruttato verde intenso con sentori di gambo di carciofo, erbe di campo, mela, cardo e mandorla. Amaro importante e piccante di pari intensità.

Festeggiato l'Olio Extravergine di Oliva di Montefiascone e il suo paesaggio con una due giorni ricca di appuntamenti

…e per finire

Infine, abbiamo visitato il Prosciuttificio GAM (fondato nel 1953, produce salumi di qualità certificata e privi di latte, lattosio, derivati del latte, additivi e conservanti chimici, realizzati esclusivamente con carni suine nazionali di prima scelta, anche di cinta senese – Via Verentana, km.3,150 Montefiascone – www.salumificiogam.it) e partecipato, con vero piacere, alla 3a Sagra dell’Acquacotta presso l’Oleificio Le Mosse (Via Cassia, km 97,600 Montefiascone).

Spirito Autoctono 2026. La guida dedicata al bere contemporaneo

Nuova edizione della guida che racconta l’Italia dei distillati, degli amari, dei liquori e dei vermouth artigianali

È tornata Spirito Autoctono – La Guida, il volume che racconta l’Italia dei distillati, degli amari, dei liquori e dei vermouth artigianali con sguardo tecnico e narrativo. Un progetto editoriale che ogni anno traccia la mappa più completa del Bere Italiano contemporaneo, e che oggi si presenta in una nuova edizione pubblicata da Trenta Editore.

Oltre 900 etichette e più di 200 produttori

La guida, uscita il 1° novembre, è già disponibile online e nei principali canali fisici (Amazon, Feltrinelli, Mondadori, IBS). Diretta e curata da Francesco Bruno Fadda e da Lara De Luna, la nuova edizione raccoglie oltre 900 etichette e più di 200 produttori da tutto il Paese. Una fotografia ampia e aggiornata di un settore in grande evoluzione, dove tradizioni antiche e sperimentazioni moderne convivono senza nostalgia. Quest’anno la fotografia qualitativa del bere italiano, o “Metodo Italiano”, si fa ancora più nitida grazie ai risultati delle degustazioni: 200 Ampolle d’Oro (il massimo riconoscimento della Guida) e 192 prodotti premiati con 4 stelle. A livello territoriale, emerge un quadro chiaro: il Piemonte è la regione con più Ampolle d’Oro, con più prodotti a 4 stelle e con il maggior numero di referenze presenti in Guida; la Lombardia è invece la regione con più gin censiti (28). Dati che raccontano un’Italia non omogenea ma vibrante, dove le eccellenze convivono con nuovi progetti artigianali e distillerie che stanno costruendo una nuova identità del gusto italiano. L’obiettivo è costruire una mappa del Bere Italiano senza zone d’ombra: non solo grandi firme, ma anche piccole distillerie, realtà emergenti, storie di famiglia, innovazioni e nuovi linguaggi produttivi.

Bere Bene a Tavola, i BBT 2026 sono 251

Con Spirito Autoctono La Guida 2026 torna anche la selezione Bere Bene a Tavola, l’antologia dedicata alle migliori tavole e ai banconi più virtuosi d’Italia. Quei luoghi d’eccellenza dove il Bere Italiano trova la sua casa d’elezione. Una mappatura sempre viva e curiosa, che racconta come si beve – davvero – nei luoghi che fanno della qualità un gesto quotidiano. I BBT 2026 sono 251 indirizzi selezionati tra bar, bar d’hotel, ristoranti, bistrot, pizzerie ed enoteche. Le Ampolle per l’eccellenza assegnate per il 2026 sono 69, di queste 11 sono nuove assegnazioni e 58 conferme dalla precedente edizione.

Lara De Luna e Francesco Bruno Fadda

L’anima turistica della Guida

Accanto alla valutazione tecnica, la Guida sviluppa un’anima turistica sempre più dichiarata: distillerie visitabili, itinerari originali, aziende storiche, progetti green e percorsi di viaggio che permettono di scoprire gli spirits italiani direttamente nei luoghi in cui nascono. Ogni scheda è accompagnata da una grafica chiara e da icone intuitive pensate per chi ama viaggiare “seguendo il bicchiere”. È così che nasce lo Spiriturismo, un modo nuovo di attraversare l’Italia seguendo le sue eccellenze liquide. Come ricorda il direttore Fadda, questo progetto è “poesia concreta portata sulle pagine ogni anno, con passione e sacrificio”.

Il valore delle parole

In questa edizione, la Guida rivendica anche il valore delle parole che troppo spesso rischiano di svuotarsi a forza di essere usate. “Territorio, artigianale, tradizione: sono parole che continuiamo a trattare come se avessero ancora un peso”, sottolinea la direzione editoriale. Per Spirito Autoctono, raccontare un distillato significa andare oltre la scheda tecnica: significa restituire dignità a un settore vivo, nervoso, frammentato. Un laboratorio a cielo aperto dove convivono aziende storiche che rischiano l’invisibilità e micro-distillerie che si costruiscono una reputazione mondiale partendo “da un alambicco e due bottiglie”. È un’Italia alcolica che non si accontenta di piacere, ma vuole dire chi è: contaminarsi, esporsi, reinventarsi. Dentro ogni prodotto selezionato c’è una visione — magari piccola, ma nitida.

San Leonardo e il suo Carmenère

San Leonardo, iconica cantina del basso Trentino, produce il Carmenère dal 2007, arrivato in azienda nel periodo tra le due guerre

Antico vitigno bordolese, quasi scomparso per a fillossera, al suo arrivo a San Leonardo il carmenère fu confuso con il cabernet franc. Un errore che fu fatto in diverse aree dell’Italia. A San Leonardo furono nel 1989 Attilio Scienza, ordinario di viticoltura all’università di Milano, e l’indimenticabile Giacomo Tachis, enologo dell’azienda, a risolvere l’equivoco ampelografico.

Quell’uva aveva un peso importante nella cifra stilistica aziendale, espressa in modo estremamente identitario nel vino più importante, il San Leonardo, con la sua eleganza gustativa e i suoi riflessi speziati e intrigantemente vegetali. Quell’uva, una volta riconosciuta, fu protetta e sviluppata, grazie a un progetto di selezione massale nel vigneto aziendale, per preservarne il patrimonio genetico.

Vigneto aziendale sotto il Monte Baldo

La nascita del vino

Siamo al 2007, quando Anselmo Guerrieri Gonzaga (nella foto di apertura), conduttore dell’azienda, decide di produrre il Carmenère in assolo, imbottigliando 1.724 magnum a ricordare l’anno in cui allignano le radici della tradizione vitivinicola dei Guerrieri Gonzaga.

Il vigneto di carmenère

Oggi il Carmenère è figlio di un vigneto di cinque ettari, da cui si producono cinque-seimila bottiglie da tre quarti solo nelle annate migliori. Siamo su terreni sabbiosi in cui la potatura delle viti è stata riportata nel 2015 a pergola trentina doppia, sistema che limita naturalmente la produttività e protegge i grappoli.

La vinificazione avviene in vasche di cemento da cinquanta e ottanta ettolitri, con fermentazione spontanea. La maturazione del vino avviene per il 70% in barrique di rovere francese, di primo, secondo e terzo passaggio, il resto in tonneaux. Dopo l’imbottigliamento affina due anni prima della commercializzazione.

La degustazione

Segue il racconto di due annate. Nel calice è un vino che predilige l’eleganza, in cui la vinificazione, per nulla invasiva, lascia emergere in modo deciso le differenze di annata, un aspetto che rende questo calice particolarmente interessante. Questa identitarietà marcata viene sottolineata dai diversi parametri chimici nel vino in funzione dell’annata, che nel nostro caso partano a una differenza in gradazione alcolica sostanziale. Più vigoroso il  2018, più gentile il 2020.

Carmenère 2018
Vigneti delle Dolomiti Igt
13% vol
Rubino impenetrabile e luminoso con nuance ancora violacee, è gentile e avvenente di gelso nero, mora e visciola, espressi anche in nettare, con soffi di liquirizia su una trama balsamica soave di menta, mentre emerge la frutta secca con netti riconoscimenti di gherigli di noce. Ecco ciliegia e amarena sotto spirito che poggiano su una tessitura pepata nera garbata, percorsa da respiri di inchiostro, china e rabarbaro insieme a nuance di sottobosco e spezie che danno profondità e raffinatezza. In bocca c’è grande bilanciamento in un insieme di media energia, dotato di un tannino ben integrato, che nel finale mostra leggermente la sua energia, mentre una nota salina dà verve in un insieme di buona compattezza. Frutto e inchiostro comandano, poi focalizza su note scure, tra grafite, liquirizia e pepe, con una speziatura che ora comanda.

Carmenère 2020
Vigneti delle Dolomiti Igt
12% vol
Rubino con riflessi violacei, appena versato porge intenso il frutto di ciliegia, visciola, mora e mirtillo che passano la mano in favore di un’articolazione che declina cipria, sentori di rovo e lentisco, con soffi salmastri e una carica balsamica di pino che sposa un cenno fumé e tostature scure. Ecco la speziatura di pepe, bianco e nero, insieme a respiri fioriti appassiti di rosa e viola, a note prugna disidratata in contrasto felice con un tratto scuro di grafite e ardesia, mentre emerge il peperone verde. Bocca succosa e bilanciata, gentile all’ingresso, con un tannino ancora un po’ vibrante nell’insieme di struttura media e di sviluppo scorrevole. Il retrolfatto riprende il naso ma con una note vegetale di peperone verde che affascina.

Sorì premia i nuovi talenti della pizza

Sorì, Il caseificio di Teano, premia Luca Coppola quale “Talento Emergente della pizza in teglia” nella guida di Repubblica Campania

Sorì continua a puntare sui giovani talenti della pizza questa volta celebrandoli nella prestigiosa Guida ai Sapori e ai Piaceri di Repubblica Campania dedicata ai borghi di Napoli e Caserta con il premio “Talento Emergente della pizza in teglia”. Si tratta di un riconoscimento che testimonia il continuo impegno dell’azienda nel celebrare la bravura, lo studio e la creatività dimostrata dai giovani pizzaioli. A ricevere il titolo è Luca Coppola (nella foto di apertura) di Coppola’s Bakery di Caianello e Teano, per la sua capacità di distinguersi coniugando radici familiari, sperimentazione, rispetto della tradizione e attenzione alle materie prime.

Prendere parte alla Guida di Repubblica è per noi un grande onore – spiegano Antonello e Gaetano Sorrentino, al timone di Sorìcontinuiamo a lavorare a favore dell’eccellenza non solo nel campo caseario ma sostenendo progetti e persone in grado di distinguersi e lasciare il segno nel panorama enogastronomico del nostro Paese. Collaborare con una delle fonti più influenti del settore ci permette di contribuire alla narrazione e alla valorizzazione di tutte quelle eccellenze che rendono il nostro Paese un unicum a livello mondiale”.

Esseri presenti in quella che da anni continua a dimostrarsi una delle pubblicazioni più autorevoli per chi desidera scoprire l’Italia più autentica, quella dei territori, delle tradizioni locali e delle produzioni identitarie, significa entrare a far parte di un racconto più ampio che celebra le eccellenze e i protagonisti, in questo caso, del territorio campano. Il premio si inserisce all’interno di un percorso che vede l’azienda casearia ogni giorno più vicina al mondo dell’arte bianca, da “Bella”, la mozzarella di bufala campana pensata, insieme a Ciro Salvo, per la pizza perfetta, alla partecipazione ai più importanti appuntamenti del settore come il Pizza Expo di Las Vegas e l’European Pizza Show di Londra, continuando a mettere in luce chi, in linea con la filosofia aziendale di Sorì, difende la tradizione pur guardando sempre oltre.

Natale 2025 – Ecco i panettoni più golosi!

Alla frutta, con uno, due o tre cioccolati. E poi gli agrumi, il cacao nell'impasto ed i frutti rossi. Il panettone sa essere golosissimo!

Di pasticceria, dei grandi marchi, di piccoli forni. Ecco sei panettoni super golosi per celebrare il Natale all’insegna della bontà!

Il panettone al cioccolato di Garage Forno – Roma

In zona Vaticano, Fabrizio Franco guida una moderna bakery che offre un’ampia varietà di prodotti da forno, affiancati a calici di vini naturali. Fabrizio è una vero ed autentico maestro dell’arte bianca, ed è proprio nelle ricorrenze in cui i grandi lievitati la fanno da protagonisti che ci ricorda – qualora l’avessimo dimenticato – quanto è bravo. Il suo panettone al cioccolato è forse uno dei più buoni disponibili nella Capitale: filante, profumato e “cioccolatoso” è pensato per chi il Natale lo vuole celebrare all’insegna della golosità. Da Garage Forno per tutto il periodo natalizio, saranno disponibili il panettone classico e anche questo al cioccolato, entrambe nella pezzatura da chilo al costo di 30 euro.
Garage Forno, via Paolo II 14, tel. +39 392 2984 896

Il panettone all’albicocca pellecchiella del Vesuvio di Mignon Eccellenze Napoletane

Il Natale di Mignon – Eccellenze Napoletane profuma di lievito madre, agrumi del Vesuvio e antiche tradizioni che si rinnovano. La firma della pasticceria partenopea contemporanea presenta la sua collezione natalizia, un viaggio tra gusto e memoria che racconta l’anima autentica di Napoli anche lontano dalla sua terra. Tre le varianti protagoniste del Natale 2025 segnaliamo il Panettone all’albicocca Pellecchiella del Vesuvio, omaggio ai frutti della Campania, dove la dolcezza e la consistenza carnosa dell’albicocca Pellecchiella del Vesuvio si unisce a una pasta lievitata leggera e armoniosa. Tutti i panettoni Mignon sono disponibili nelle pasticcerie di Milano, Torino e Roma, oppure online sullo shop ufficiale, dove è possibile ordinarli e riceverli direttamente a casa.Il Panettone all’albicocca Pellecchiella del Vesuvio pesa un chilo è costa 39 euro.

Ypsigro! Il panettone Fiasconaro con gelsi e cioccolato al latte

Nome particolare per questa nuova linea di panettoni firmata Fiasconaro. Si chiama Ypsigro che è il nome antico del borgo di Castelnuovo, il grazioso paese siciliano dove si trova la sede centrale della storica pasticceria Fisconaro. Di questa nuova linea di panettoni segnaliamo quello con gelsi e cioccolato al latte, che sono gli ingredienti segreti e preziosi di questo panettone nato dall’estro creativo di Mario Fiasconaro, pasticcere e volto della nuova generazione. Due elementi apparentemente distanti che, nel panettone della linea Ypsigro, trovano la loro perfetta armonia: la dolcezza avvolgente del cioccolato al latte si sposa con l’intensità aromatica dei gelsi, creando un equilibrio gustativo raffinato e sorprendente. È un panettone alto dal peso di 750 g, ideale per chi cerca un prodotto dal gusto ricercato e dall’impasto soffice e leggero. Questo panettone, che tutti quelli a marca Fiasconaro sono in vendita nello shop online e nelle migliori gastronomie e pasticcerie di tutta Italia al costo di 29 euro.

Il panettone Inglima agli agrumi di Sicilia

Lasciandosi ispirare dalle note olfattive sprigionate dagli agrumeti e dall’eccellenza dei frutti prodotti sull’Isola, la Pasticceria Angelo Inglima ha creato il suo Panettone agli Agrumi, che esprime appieno l’essenza mediterranea del brand, così legato alla sua terra d’origine. Il maestro pasticcere Giovanni Inglima, che oggi guida la pasticceria fondata dal padre nel 1964 a Canicattì (AG), ha selezionato arance, mandarini e limoni per dar vita a un panettone da accompagnare a una deliziosa crema spalmabile, anch’essa a base di agrumi. All’assaggio, il panettone Inglima si scioglie in bocca ed esprime tutta la complessità e l’equilibrio dei sapori, nonché lo stile identitario della pasticceria. Il panettone agli agrumi di Sicilia Inglima è in vendita sullo shop online al prezzo di 35 euro, insieme a tutti i panettoni in produzione: tradizionale, pistacchio, caffè, albicocca, frutti di bosco e cioccolato di Modica.

Il panettone ai Lamponi e Cioccolato Fondente di Pasticceria Filippi

Per il Natale 2025 Pasticceria Filippi crea un nuovo gusto: il panettone Lamponi e Cioccolato Fondente unisce l’intensità del cacao Criollo e Trinitario alla freschezza del frutto a bacca rossa. Nella realizzazione dei suoi lievitati, l’azienda di Zanè (Vicenza) utilizza solo ingredienti di prima qualità. Il cacao Criollo, raro e pregiato, deve le sue qualità anche al suolo, al clima e al lavoro dei coltivatori: Filippi collabora con i produttori della regione Chachi Cayapas in Ecuador, dove cresce un Criollo bianco dal gusto delicato e persistente. Il cioccolato fondente al 60% si apre con note intense di cacao per poi virare verso sentori di frutta secca e richiami ai frutti rossi che si abbinano perfettamente ai lamponi.  Completano l’opera la pasta madre – lievito naturale che rende il panettone più digeribile e sano -, uova provenienti da allevamenti cruelty-free, burro di prima scelta centrifugato a freddo e vaniglia Bourbon da baccelli interi, biologici ed equosolidali.Il Panettone Lamponi e Cioccolato Fondente è disponibile sullo shop online di Pasticceria Filippi e nelle migliori gastronomie e alimentari a partire da 36 euro per la confezione da 1 kg.

Panettone ai Tre Cioccolati Eataly
Novità per questo Natale 2025 firmata Eataly, è questo panettone pensato per i veri amanti del cioccolato, in tutte le sue forme più golose. L’impasto, morbido e fragrante grazie al lievito madre e alla vaniglia Bourbon, è arricchito con tre diverse varietà di cioccolato: 50% fondente, 28% al latte e 24% bianco. Un mix armonioso, frutto di ingredienti pregiati accuratamente selezionati e lavorazione artigianale. Il panettone ai tre cioccolati di Eataly è in vendita in tutti gli store al costo di 39,90 euro.

Si trova a Rio de Janeiro il miglior ristorante italiano del mondo

Il ristorante Hotel Cipriani a Rio de Janeiro è il migliore al mondo. Sul podio il carpaccio a Parigi e Danico a Toronto


Il Ristorante Hotel Cipriani a Rio de Janeiro, guidato dallo chef Nello Cassese, all’interno dell’omonima struttura, si riconferma Miglior Ristorante Italiano nel Mondo, per la guida 50 Top Italy 2026, che racconta il meglio della ristorazione italiana dentro e fuori dai confini nazionali. Al secondo posto Il Carpaccio, a Parigi, all’interno de Le Royal Monceau, con la coppia Alessandra Del Favero e Oliver Piras. Terzo DaNico a Toronto, dello chef Daniele Corona.

Lo chef Nello Cassese del Ristorante Hotel Cipriani a Rio de Janeiro

Il Gran Galà della Cucina Italiana di 50 Top Italy 2026

La Cucina Italiana, da poco diventata Patrimonio Culturale Immateriale dell’Umanità per l’UNESCO, ha celebrato così i suoi migliori interpreti, durante il Gran Galà della Cucina Italiana di 50 Top Italy 2026, al Teatro Manzoni di Milano. Quarta posizione per Rezdôra a New York di Stefano Secchi, mentre in quinta posizione troviamo Da Vittorio Shanghai della famiglia Cerea. In sesta posizione Torno Subito a Singapore, che vede in cucina Alessio Pirozzi, con la supervisione di Massimo Bottura. Settima posizione per Fiola a Washington DC, di Fabio Trabocchi, e ottava posizione per Otto e Mezzo BOMBANA a Hong Kong, dello chef Umberto Bombana. Nona posizione per Agli Amici Rovinj a Rovigno, della famiglia Scarello, e decima posizione per Acquarello a Monaco di Baviera, di Mario Gamba.

Ben 16 i premi speciali

I Paesi più rappresentati sono USAFrancia e Svizzera con locali a testa, seguiti da Cina e Belgio con 4. Sedici i premi speciali assegnati per il Meglio della Ristorazione dentro e fuori dai confini del Bel Paese:
Il premio Pranzo dell’Anno 2026 – Pastificio dei Campi Award va a Il Carpaccio, a Parigi; il Piatto dell’Anno 2026 – Latteria Sorrentina Award va a Fusillo al Ferretto, Lamiaceae, Caprino e Lime di Marotta Ristorante, a Squille; il Miglior Menu Degustazione 2026 – Latteria Sorrentina Award va a Miseria e Nobiltà dell’Osteria Francescana, a Modena.

Lo Chef dell’Anno 2026 – Ferrarelle Award è Nello Cassese del Ristorante Hotel Cipriani, a Rio de Janeiro; il Maître dell’Anno 2026 – Maistà Award è Massimo Raugi di Villa Crespi a Orta San Giulio; il Manager dell’Anno 2026 – Il Fritturista – Oleificio Zucchi Award è Gianni Caprioli di Giando, a Hong Kong; il premio Novità dell’Anno 2026 – Solania Award va a ORSINI, a Zurigo; il premio Sommelier dell’Anno 2026 Award va ad Emanuele Izzo di Piazzetta Milù, a Castellammare di Stabia.

Il premio Made in Italy 2026 – Salumi Coati Award va a Torno Subito, a Singapore; il Performance dell’Anno 2026 – D’Amico Award va a Roscioli Salumeria con Cucina, a Roma; la Migliore Prima Colazione 2026 – Latteria San Salvatore Award è de Il San Corrado di Noto, in Sicilia; il premio Icon 2026 – Latteria San Salvatore Award va a Mario Gamba di Acquarello, a Monaco di Baviera; la Migliore Comunicazione Social 2026 – Mammafiore Award è di Uliassi, a Senigallia.

Il premio One to Watch 2026 – Goeldlin Award va a Sustànza, a Napoli; il premio Pasticceria nella Ristorazione 2026 – Mulino Caputo Award va al ristorante Duomo, a Ragusa; la Pasticceria dell’Anno 2026 – Mulino Caputo Award è Pietro Macellaro, a Piaggine.

Churrasco, samba e salsa a Milano!

La tradizione del churrasco e tutta l'atmosfera colorata e vivace tipica del Brasile in questo nuovo locale milanese

Si chiama Taverna Amazonica il nuovo ristorante brasiliano di Milano. Da poco aperto nel quartiere Sant’Ambrogio, Taverna Amazonica è un’immersione nel Brasile più autentico. Scendere gli scalini che portano nella sala del locale significa ritrovarsi in un ambiente caratterizzato dalle tonalità tipiche dell’emisfero australe: verde tropicale, piante e richiami amazzonici introducono nel clima caldo e conviviale tipico delle serate brasiliane. Il churrasco tradizionale è il re dell’offerta gastronomica e le esibizioni di samba e salsa a cura di ballerini professionisti trasmettono l’energia del Sud America.

Il concept e il churrasco

Il progetto nasce dal desiderio di proporre una serata costruita sul modello brasiliano, in cui il momento del pasto si intreccia con musica e spettacolo. Le performance dei ballerini professionisti scandiscono i diversi momenti e creano un ritmo che accompagna la cena senza sovrapporsi alla proposta gastronomica. Il fulcro del menù è il rodizio con 13 diverse portate di carne che vengono servite nel piatto degli ospiti direttamente dagli spiedi abilmente “gestiti” dal personale di sala. A comporre il churrasco ci sono i tagli più rappresentativi della tradizione brasiliana: la picanha (codone di manzo), affiancata dalla picanha nobre com trufa (codone nobile al tartufo), la maminha (spinacino di manzo), l’alcatra (scamone di manzo) e il contrafillè (controfiletto). Completano la selezione il carne de verdade (reale di manzo) e l’entranha (diaframma), insieme alle proposte di pollo e maiale come la coxa de frango (fuso di pollo), la linguiça (verzino), il peito de perù con bacon (tacchino con pancetta), la linguiça picante (salsiccia piccante), il lombo de porco (coppa di maiale) e il presunto defumado (prosciutto affumicato). Non mancano i contorni tipici a completare il rodizio, tutti inclusi nella formula churrasco e serviti in tavola, insieme alla carne. Con la farofa (farina di manioca tostata) ecco il riso branco (riso bianco) e il riso amazonico, la juca (manioca), il banano frito (banana fritta), la feijoada (lo stufato di fagioli neri immancabile nelle tavole brasiliane), insieme a polenta, verdure alla griglia e condimenti come chimichurri, maionese all’aglio e vinagrete a base di pomodoro, cipolla e peperone. Il rodizio è proposto a 39 euro, con un giro completo dei tagli previsti. La cucina è aperta fino all’1.00

La cocktail list

La drink list di Taverna Amazonica riprende sapori e suggestioni del Sud America, con una selezione costruita su spirits di qualità e richiami tropicali. Protagonista assoluta è la cachaça artigianale (ottenuta dalla fermentazione e la distillazione del succo fresco della canna da zucchero), di cui sono al banco sei etichette, base delle diverse versioni di caipirinha – dalla classica alle varianti al mango, alla papaya e al maracujá – preparate con frutta fresca e zucchero di canna.  Accanto alle caipirinha trovano spazio paloma e margarita in più declinazioni, insieme ai signature cocktail del locale ispirati alle città brasiliane, che combinano ingredienti come ananas alla griglia, vaniglia, sciroppo di guaranà e spezie sudamericane. La carta comprende anche i grandi classici della mixology e una selezione di gin premium per gin tonic distintivi, oltre a distillati internazionali e mocktail pensati per chi preferisce un’alternativa analcolica.

Il dinner show

Il dinner show accompagna in modo naturale il percorso gastronomico. Nel corso della serata i ballerini professionisti si alternano con esibizioni di salsa e samba che scandiscono i diversi momenti della cena. Le performance sono pensate per integrarsi all’esperienza senza interrompere il ritmo del servizio: numeri brevi, costruiti su coreografie curate, che portano nel locale l’energia delle serate brasiliane. Dopo l’ultimo spettacolo, il clima si fa più informale e la sala si apre a un’interazione spontanea, mantenendo sempre un equilibrio tra intrattenimento e atmosfera conviviale.

La qualità è il principio che guida ogni passaggio della proposta di Taverna Amazonica, dalla scelta delle materie prime alla preparazione dei piatti affidati a professionisti brasiliani (solo il sous chef è italiano). I tagli impiegati nel churrasco provengono da razze selezionate e fornitori premium e sono lavorati per mantenere succosità e caratteristiche originali. Anche la parte bar riflette la stessa attenzione: la cachaça utilizzata per le caipirinha è artigianale, i distillati sono scelti tra etichette riconosciute e molti cocktail sono preparati con frutta fresca e ingredienti sudamericani. Il servizio è costruito per accompagnare l’esperienza in modo costante, mantenendo cura dei dettagli senza appesantire la serata.

Taverna Amazonica
Via Edmondo De Amicis 34
Zona Sant’Ambrogio
20123 Milano
Aperto dalle 19:30 alle 02:00
Chiuso martedì
Tel. 350 06 38 636

Buon viaggio Luigi

Il ricordo di un grande uomo del vino italiano. Una perdita inaspettata che il nostro settore difficilmente riuscirà a colmare.

So che nel giornalismo non si dovrebbe parlare in prima persona, ma con Luigi Cataldi Madonna non posso farne a meno. Mi ci sono voluti alcuni giorni per poter metabolizzare la sua perdita, quindi quella che sto scrivendo non è certo una “notizia”, ma solo un ricordo di un amico.

Il nostro primo incontro

Ci siamo conosciuti nei primi anni novanta e la sua risata roca e contagiosa mi ha subito conquistato. Colto, non a caso era professore ordinario di filosofia all’università dell’Aquila, intelligente, arguto e innamorato del suo teritorio, si definiva “un impiegato statale prestato all’agricotura” e questo non aveva fatto che del bene alla crescita della vitivinicoltura di qualità della regione. Ricordo i suoi primi assaggi del “Tonì”, vino dedicato al padre e prodotto inizialmente con l’ausilio di un tecnico piemontese. Vino equilibrato, dai tannini già ben distesi e ingrado di affrontare lunghi invecchiamenti. Successivamente abbiamo trascorso molte gionate insieme, tra pranzi e risate, spesso scaturite dalla sua arguzia e ironia, o dai racconti della sua vita professionale o privata. Sempre pronto alla battuta dettata dalla conversazione del momento, ma tremendamente serio e tenace nel suo lavoro di “vignaiolo”.

Precursore del “Pecorino”

Ricordo che fece assaggiare a me, e ad alcuni colleghi presenti in una delle frequenti visite alla sua cantina, un assaggio di vasca della sua prima vinificazione in purezza del pecorino. Fummo molto critici: “Luigi fa saltar via i denti dalle gengive” tanto era alta l’acidità, ma la sua mineralità lasciava ben sperare e in effetti alla lunga ebbe ragione lui. Forse oggi è uno dei migliori vini prodotti in purezza da quel vitigno.

La nascita del “Cataldino”

Tra le sue referenze aveva già due ottimi rosati, o rosa come lui preferiva chiamarli ultimamente, il “Cerasuolo” e il “Piè delle vigne”, ma quando ero al Vinitaly non mancava mai una visita al suo stand per un saluto. Prima che entrasse in commercio mi fece assaggiare una nuova versione di rosato: fresco, bilanciato e beverino, come dovrebbe essere un rosato, e mi disse: “questo lo chiamerò Cataldino”

Fai buon viaggio amico Luigi,
Fabio

Christmas Escape nel cuore di Otranto!

Riscoprire il piacere del relax con un esclusivo Pacchetto invernale “Christmas Escape”, pensato per regalarsi un weekend da sogno in una calda atmosfera natalizia e farsi coccolare in uno degli hotel più belli ed accoglienti di Otranto! Pronti per partire alla volta del Basiliani Hotel del CDSHotels?

Tutta l’ospitalità firmata CDSHotels

Pernottamento e colazione in camera superior, accesso alla SPA per rilassarsi tra sauna, bagno turco e le piscine riscaldate a diverse temperature. E poi tisane “winter selection” e dolcetti natalizi e infine una fantastica cena con piatti tradizionali pugliesi, nel ristorante Gli Ulivi. Se vi piace questo programma prenotate subito la vostra vacanza d’inverno al Basiliani Hotel di Otranto, un’autentica perla di accoglienza salentina firmata CDSHotels. Il brand di hotellerie con sede a Lecce, dispone di oltre 10 strutture dislocate lungo il tacco d’Italia e poi una in Sicilia e una di prossima apertura in Calabra. Il Basiliani è l’unico hotel dell’intero circuito che resta aperto anche nei mesi invernali, del resto Otranto è una delle città più visitate proprio in occasione della lunga pausa natalizia e allora cosa c’è di meglio che rilassarsi negli ambienti caldi ed accoglienti di questo hotel 4 stelle, dopo aver passeggiato nel centro storico del bellissimo borgo salentino? Inoltre, proprio per accogliere la voglia di relax degli ospiti, il Basiliani ha al suo interno una sua meravigliosa. È Il Melograno con i suoi più di 2000 mq di superficie con zona umida con tre piscine interne riscaldate a diverse temperature, sauna finlandese, bagno turco, aromarium, docce emozionali, doccia solare, sala hammam, cabine massaggi e zona relax con tisaneria.

Per info e prenotazioni
Contattare il numero 0832351321 – interno 1 o inviare una mail a info@cdshotels.it per prenotare il soggiorno. Il voucher “Christmas Escape” è soggetto alla disponibilità in hotel / SPA ed è valido fino al 28 dicembre.

2 giorni – 1 notte
€ 135,00 a persona in Camera Superior

Vivere Diodoros – Nutrire i territori

Dalla Valle dei Templi per degustare e scoprire la biodiversità della Sicilia

In un pomeriggio d’autunno la natura rallenta ed è segnata dal passaggio stagionale che culmina con la raccolta delle olive, all’improvviso squilla il telefono. È Fabio Gulotta, perno del progetto Diodoros, collaboratore esterno del Parco Archeologico e Paesaggistico della Valle dei Templi, “Vi va di tornare ad Agrigento? Abbiamo delle novità da presentarvi!”. Così abbiamo rinnovato il nostro viaggio per Agrigento con la voglia di scoprire quali “novità” fossero presenti in occasione della seconda tappa del progetto VIVERE DIODOROS – NUTRIRE I TERRITORI che si è ritagliata nei due giorni del 28 e 29 novembre, un momento clou dell’Agrigento Capitale della Cultura 2025, preceduta da quella tenutasi a fine agosto e che ha visto una sempre crescente riconnessione tra l’eredità agricola rurale ricuperata nella città antica, tra gli abitanti e i visitatori.

Dalla Valle dei Templi per degustare e scoprire la biodiversità della Sicilia

Ritorno a Casa Diodoros nel cuore verde della Valle dei Templi

Alcuni di voi hanno già conosciuto nel nostro precedente servizio (vedi le pag. 38/39 del numero 197 della rivista Cucina&Vini) Casa Diodoros (Casa Barbadoro), un rustico riqualificato che si trova a soli 150 metri dal Tempio della Concordia, che nasce nel 2005 come marchio collettivo registrato, regolato da un disciplinare rigoroso. È il baricentro di questo progetto per vivere la biodiversità agricola come parte integrante della Valle dei Templi e diffondere il suo patrimonio sensoriale e culturale attraverso degustazioni, molteplici attività enogastronomiche e commercializzazione dei prodotti Diodoros, coinvolgendo inoltre, l’intera comunità locale e all’intera Sicilia al fine di estendere le progettualità e i benefici a più territori possibili.

Dalla Valle dei Templi per degustare e scoprire la biodiversità della Sicilia

Un progetto virtuoso e unico nel suo genere

Da allora il progetto è cresciuto. “Bosco di mandorli e d’ulivi”, in quella espressione Luigi Pirandello ha catalizzato il paesaggio rurale agrigentino nel suo romanzo “I vecchi e i giovani” che ha subito negli ultimi decenni, come molte altre città e periferie, vari fenomeni di degrado quali, l’inarrestabile pressione antropica, la senilizzazione della popolazione, l’abusivismo edilizio o l’intensivarsi di sistemi agricoli più redditizi. Restituire all’assetto colturale e culturale l’equilibrio tra natura, uomo ed innovazione, ingegnosità apportata in ogni epoca, ha avuto anni e anni di meticolosi studi e lavori, affiancati da un gruppo transdisciplinare di professionisti ed esperti edanche con l’aiuto degli anziani contadini che per ultimi avevano lavorato su quei terreni agricoli una volta floridi. Questo modello di integrazione delle risorse naturali ed umane è simbolico nel suo genere, poiché il progetto è promosso da un parco archeologico,riconosciuto dall’UNESCO dal 1997, e partecipato dai più rilevanti e leali artigiani del gusto di alto profilo qualitativo che hanno sposato lo spirito e la filosofia del progetto a titolo di concessionario e che oggi contano 12 aziende con oltre 40 prodotti.

Dirigendoci verso Casa Diodoros, punto di ritrovo per l’incontro VIVERE DIODOROS – NUTRIRE I TERRITORI, Fabio ci accompagna lungo l’agrobiodiversità ritrovata e tutelata nel Parco. Con il Tempio di Giunone alle nostre spalle si intravede in lontananza un appezzamento che fu chiamato “il vigneto” che è stato da molti anni allo stato di abbandono. Oggi il suo versante ricoperto dalle vigne con varietà autoctone allevate ad alberello risplende. Il nostro sguardo scorre poi sul lieve declivio verso il mare, rivestito da ulivi, mandorli, fichi d’india, orti ed agrumeti che stuzzicano il nostro desiderio di assaporarli, tutti riportati alla luce dopo un quarto di secolo di assidui lavori di ricupero e di manutenzione.

Dalla Valle dei Templi per degustare e scoprire la biodiversità della Sicilia

Novità del progetto Diodoros per il 2026

“Vedete lì c’è un rustico ristrutturato in mezzo agli alberi lussureggianti? – lo indica Fabio con entusiasmo – Stiamo preparando in quell’immobile di fine ottocento un nuovo progetto davvero esclusivo – un weekend con uno chef – che sarà dedicato al soggiorno culinario immersivo, accompagnato da uno chef stellato, nella cultura del cibo, nella biodiversità della Valle e nella cucina siciliana quella autentica”. “Partirà anche un’Accademia per la formazione del personale di sala condotta da docenti di alto calibro, – continua Fabio – sia per andare incontro alle esigenze delle strutture ricettive di rilievo nel nostro territorio sia perché possiamo coltivare la professionalità di un mestiere che necessita una profonda conoscenza non solo sulla tecnica del servizio, ma anche sui nostri prodotti e sulla cultura culinaria del territorio dove si opera. E ancora, sarà realizzato un altro progetto “Roots”, che accoglierà 10 studenti da diversi paesi che seguiranno una formazione culturale sulla cucina e sulla vita Siciliana.

Ad appagare la nostra curiosità e i nostri sensi presso Casa Diodoros sono lo chef stellato Nino Ferreri del LIMU Restaurant di Bagheria, che ha presentato alcune pietanze preparate con materie prime di stagione provenienti dall’orto e dai campi del Parco nonché dal vicino mare, e la pastry chef Federica Ferrugia, con la sua proposta di pasticceria moderna che interpreta una massima espressione della biodiversità della Valle e della Sicilia. Le preparazioni di quest’ultima sono raccontate e degustate anche durante la Colazione Diodoros, che si svolge da giugno a settembre, un format ideato e realizzato da quest’anno che ha raggiunto subito il “sold out”. Scopriamo quindi, un’altra novità: nel centro storico di Agrigento sarà a breve inaugurato un punto vendita con il marchio Diodoros sotto la regia di Federica Ferrugia che proporrà le prelibatezze dolciarie elaborate dalle sue mani sapienti, utilizzando i prodotti del Parco che spaziano tra mandorle, pistacchi, fichi d’india, agrumi, miele, spezie, erbe aromatiche, farina, vino e olio extravergine d’oliva. Casa Diodoros, costruita e ristrutturata, impiegando materiali locali, sprigiona la memoria dei saperi ed è arredata con i tesori del paesaggio agricolo ed archeologico che sembrano raccontarci la loro storia, la loro avventura e il rapporto con chi li ha ritrovati e riportati alla vita.

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L’esperienza Diodoros – Eccellenze enogastronomiche certificate a sostegno del turismo

Il nostro entusiasmo per conoscere i segreti del successo eccezionale di questo progetto ci ha portato ad assistere al convegno L’esperienza Diodoros: esempio virtuoso di agricoltura sostenibile con declinazione enoturistica. L’agroalimentare di qualità certificato a sostegno del turismo, tenutasi alla sala Zeus del Palacongressi di Agrigento, nell’ambito dell’iniziativa -VIVERE DIODOROS – NUTRIRE I TERRITORI che rientra nei 44 progetti del dossier di candidatura di Agrigento Capitale Italiana della Cultura 2025, organizzata dalla società Zarabbazzara per la Fondazione Agrigento 2025 in collaborazione con il Parco Archeologico e Paesaggistico della Valle dei Templi. Si è alzato il sipario con la proclamazione di Maria Teresa Cucinotta, ex Prefetto di Palermo, quale presidente della Fondazione Agrigento 2025che afferma: …con “Vivere Diodoros – Nutrire i Territori” celebriamo il valore del lavoro, della terra e della cultura come elementi indissolubili dell’identità agrigentina. Nel percorso di Agrigento 2025 Capitale Italiana della Cultura, eventi come questo rappresentano la nostra visione di futuro: una comunità che cresce attraverso la bellezza, la conoscenza. Alla quale si sono succeduti i saluti istituzionali del sindaco Francesco Miccichè, dell’assessore al Turismo Carmelo Cantone e del prefetto di Agrigento Salvatore Caccamo.

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Recuperare 2600 anni della bellezza del suo paesaggio agricolo

Prosegue con Roberto Sciarratta, direttore del Parco Archeologico e Paesaggistico della Valle dei Templi, che ha illustrato il processo del progetto Diodoros dalla sua genesi, alle sue evoluzioni nell’arco di oltre due decenni e ai traguardi ottenuti con alcuni riconoscimenti emblematici tra cui il Premio Nazionale del Paesaggio nel 2017 con il progetto Agri Gentium: landscape regeneration, aggiudicandosi la selezione italiana per il Premio del Paesaggio del Consiglio d’Europa, conferito dal Ministero dei Beni Culturali e il recente inserimento del paesaggio agrario della Valle dei Templi nel Registro Nazionale dei Paesaggi Rurali di Interesse Storico, riconosciuto dal Ministero dell’Agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste. “La Valle dei Templi è non solo 2,600 anni della bellezza dei suoi monumenti, ma è anche 2,600 anni della bellezza del suo Paesaggio. –  Sciarratta racconta – Abbiamo dovuto studiare per capire la professionalità necessaria e il sistema di rete di esperti capaci di gestire e rivoluzionare una nuova conversione del territorio ripreso dall’esproprio, che era nato e deputato all’agricoltura per quei terreni agricoli disseminati sui 1,400 ettari all’interno del Parco. Aggiunge Sciarratta: Una delle attività che mi sta a cuore è quella volta all’inclusione sociale che si svolge assieme a un concessionario principe e storico Val Paradiso negli uliveti del nostro Parco. Ciò significa che quell’iniziativa porta la possibilità di avere un mestiere dignitoso per il recupero dell’agricoltura e la manutenzione del paesaggio…” 

Dalla Valle dei Templi per degustare e scoprire la biodiversità della Sicilia

Gl’interventi

Ad animare il palcoscenico attraverso  interventi e dibattiti sono stati: Roberta Milano, consulente e docente universitaria, esperta in marketing turistico, che ha contribuito con la sua ricerca relativa al ruolo dei consorzi di tutela nello sviluppo economico e turistico dei territori; Giovanni Perri ed Erica Croce, consulenti in turismo e destination management, tour operator Taste Scenario, che hanno presentato il libro “Il Buonpaese”, evidenziando il ruolo del cibo come leva per la scelta turistica e l’importanza della connessione tra comunità locale e luoghi di carattere turistico; Gabriele Ancona, vicedirettore di Italia a Tavola, che ha spiegato come il cibo di qualità funge da veicolo virtuoso per la crescita dell’offerta turistica; Elsa Mazzolini, direttrice di La Madia Travelfood, e Maria Chiara Zucchi che hanno affrontato il tema del passaggio dalla carta stampata al digitale e del ruolo dei social nella promozione del cibo di qualità. Il convegno è stato coordinato da Fabio Gulotta e moderato da Danilo Poggio, giornalista di Avvenire, con la partecipazione di Radio Deejay e varie testate enogastronomiche.

Nel pomeriggio il Palacongressi si è trasformato in uno spazio dedicato agli incontri B2B tra operatori turistici e oltre trenta realtà del settore di ospitalità, enogastronomia, enoturismo, NCC e servizi turistici locali. L’evento è stato nel contempo impreziosito da due appuntamenti letterari: “La più bella dei mortali. Nelle terre di Agrigento e della sua mitica costa” del giornalista Luca Bergamin (Ediciclo Editore), con un coinvolgente intervento di Pierfilippo Spoto di Val di Kam di Sant’Angelo Muxuaro e Federica Salvo e “La Sicilia dei sapori segreti” di Giusi Battaglia. A dare vita ad una serie di degustazioni diffuse nel centro storico di Agrigento sono stati numerosi consorzi di eccellenze enogastronomiche aderiti a questa rassegna: il consorzio di tutela Gorgonzola Dop, il consorzio Pecorino Dop, il consorzio di Tutela del Formaggio Piacentinu Ennese Dop, il Consorzio Uva Italia Igp di Canicattì e il consorzio di tutela della Pesca di Leonforte IGP. 

Abbiamo incontrato e rivisto, ancora una volta, persone che difendono la bellezza e l’identità del lugo di appartenenza con coraggio, lealtà e consapevolezza per aggregarsi e cambiare la rotta delle cose affinché questa testimonianza venga tramandata e arricchita.